L'incredibile storia della Fiat 600 del film "Vajont", ora in vendita. Zanfron: "Mio padre partì per fotografare il disastro, la strada non esisteva più. Poi ricercò la 'sua' auto"
L'auto, una Fiat 600 D, è rimasta per anni alla famiglia Zanfron dopo essere finita sul set del film "Vajont". Ora Luca, figlio di Bepi Zanfron, ha deciso di venderla ma nell'annuncio manca volutamente il prezzo: "Prima voglio parlare con chi è davvero interessato e conoscere la persona che potrebbe acquistarla. È una macchina alla quale sono affezionato, ma penso sia giusto lasciarla andare"

LONGARONE. È in vendita la Fiat 600 D guidata da Laura Morante nei panni di Tina Merlin nel film “Vajont” di Renzo Martinelli: a cederla è il fotografo Luca Zanfron, figlio di Bepi, anch'egli storico fotografo bellunese scomparso nel 2017, che si recò a Longarone la notte del disastro e che anni dopo acquistò un'auto uguale alla sua proprio in occasione delle riprese della pellicola uscita nel 2001.
"La vendo perché ormai la utilizzo poco e penso sia giusto lasciarla andare – racconta Zanfron a il Dolomiti – e non ho voluto indicare il prezzo perché prima ho piacere di parlare con chi è davvero interessato e conoscere la persona che potrebbe acquistarla".
Quella 600, targata Viterbo, non è però l'automobile con cui Bepi Zanfron raggiunse Longarone la notte del 9 ottobre 1963, quella del disastro del Vajont, ma la sua storia nasce proprio da quel viaggio di lavoro.
"Mio padre Bepi quella notte partì dal suo studio per andare a fotografare quello che era successo – racconta Zanfron – e arrivando verso Longarone si trovò davanti la strada che non esisteva più. Fu anche una situazione di grande pericolo, ma poi documentò tutto quello che si trovò davanti". Immagini che sarebbero diventate parte della memoria della tragedia e che hanno legato il nome di Bepi Zanfron alla storia del Vajont e del territorio bellunese.
E poi si avanza di quasi quarant'anni, quando quel racconto sarebbe arrivato al cinema: fu il regista Renzo Martinelli che iniziò a lavorare a “Vajont – La diga del disonore” e che incontrò proprio Bepi Zanfron per raccogliere testimonianze e materiale su quanto accaduto. "Mio padre la sua vecchia macchina non ce l'aveva più, ma per il film ne cercò una che fosse il più possibile simile a quella che aveva all'epoca. La trovò mi sembra a Sedico, targata Viterbo, la acquistò e poi la mise a disposizione della produzione”. E fu così che la Fiat 600 D oggi in vendita fu impressa per sempre sulla pellicola.

E qui la storia riserva una curiosità: Luca Zanfron nel film interpretò proprio suo padre Bepi, ma non fu lui a guidare la 600: "La macchina nel film venne utilizzata da Laura Morante, che interpretava Tina Merlin, io invece ero stato chiamato per interpretare mio padre".
Un'esperienza particolare, perché per Luca significò in qualche modo ripercorrere la storia di Bepi. "Quando il regista mi chiamò mi trovai a rivivere un po' quello che aveva fatto mio padre. Mi chiesero – racconta – di fare esattamente il suo lavoro: il fotografo, solo che questa volta ero sul set".
Anche la 600 doveva trasformarsi ogni giorno da automobile reale ad automobile di scena: nella realtà è targata Viterbo, mentre nel film naturalmente doveva avere una targa di Belluno. "Quando arrivavo sul set smontavo le targhe originali – racconta con un sorriso – e mettevo quelle realizzate per l'occorrenza. Alla sera poi facevo il contrario, così potevo guidarla per tornare a casa”.
Da allora la vettura è rimasta alla famiglia del fotografo e il balzo temporale arriva all'oggi quando Luca Zanfron ha deciso che è arrivato il momento di separarsene.
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"È una macchina alla quale sono affezionato – spiega – ma non la utilizzo e quindi penso sia giusto lasciarla andare. È una vettura che porta inevitabilmente con sé anche i segni della sua epoca e ha caratteristiche ormai obsolete: le portiere si aprono controvento e non ci sono le cinture di sicurezza".
Nell'annuncio, rimarca, manca volutamente un elemento, il prezzo: "Non l'ho indicato perché ho piacere di parlare con le persone realmente interessate e di conoscere chi potrebbe acquistarla".
Prima della cifra, insomma, viene la persona alla quale affidare una macchina con una storia così particolare.
E anche se la 600 appartenne a Bepi, venderla per Luca non significa separarsi dal ricordo del padre . "Questo – chiosa – rimane sempre vivo in me a prescindere da questo oggetto: lo ritrovo anche nell'affetto che la gente continua ad avere nei suoi confronti, come simbolo della fotografia sul territorio. Chi fosse interessato al veicolo, e alla sua incredibile storia, può contattarmi al numero 3483130876".














