"Per le Olimpiadi a noi poliziotti fuseaux da danza classica e completi inadeguati per il gelo: ai carabinieri invece occhiali da sole e vestiti caldi. Come è possibile?"
Il grido d'allarme del Siulp, sindacato di polizia: "Centinaia di agenti esposti alle temperature estreme dell'arco alpino durante le Olimpiadi senza abbigliamento adeguato: perché si risparmia sempre sul benessere del personale?"

CORTINA D’AMPEZZO. Una lettera indirizzata al ministro Matteo Piantedosi e al Capo della Polizia, con toni allarmati: un vero e proprio grido d’allarme che parte dai poliziotti sul campo nelle sedi olimpiche dolomitiche e che passa attraverso il Siulp, il sindacato italiano unitario dei lavoratori della polizia.
Quello che i rappresentati dei poliziotti vorrebbero evitare è “un’ennesima debacle organizzativa”. “Se la situazione non sarà corretta con urgenza e adeguatamente - spiegano -, si andrà a certificare definitivamente l’assoluto disinteresse dell’amministrazione per le condizioni di lavoro del personale e, quindi del relativo benessere”.
Il problema? Il gran freddo che gli agenti devono affrontare nelle località di montagna delle Olimpiadi dove tra neve e gelo sono chiamati a garantire sicurezza e ordine per diverse settimane e durante tutto l'arco delle giornate: un freddo però impossibile da affrontare, secondo il sindacato, con le scarse dotazioni fornite agli agenti.
"Non siamo in grado di capire quali siano state le valutazioni di chi ha ritenuto che le temperature estreme delle località dell’arco alpino in cui si svolgeranno le competizioni potessero essere affrontate con due paia di calze, un fuseaux a tre quarti di gamba (ci dicono coloro che lo hanno ricevuto forse più consono ad allenamenti di danza classica che a riparare dal freddo penetrante) un sotto giubbotto ed un berrettino in tessuto sintetico. E per non farci mancare spunti critici, una volta esaurita la scorta di quelle più performanti, pare siano state distribuite addirittura calze in filo di scozia. Come a dire, l’eleganza prima di tutto, per il resto, benessere compreso, ognuno si arrangi come può".
"La frustrazione e la rabbia dei nostri operatori - riprende il comunicato - sono poi esplose quando hanno visto che i colleghi dell’Arma dei carabinieri tornare da quella che, per loro sì, può definirsi una vestizione idonea, con ben altro corredo. Persino occhiali da sole, di nota marca brandizzati con il logo della “fiamma” simbolo della Benemerita, che qualcuno potrebbe considerare un non essenziale omaggio alla vanità, ma che sono un importante investimento per la promozione dell’istituzione, e che evidenziano la notoria capacità del comando generale di capitalizzare la visibilità offerta da eventi di impattante portata mediatica. Decisamente più rispondente alle circostanze è però la fornitura a ciascun carabiniere di scarponcini da montagna e di pantaloni impermeabilizzati e con protezione termica rinforzata".
Insomma, per il sindacato è una questione di "imperdonabile incompetenza" o di scarsa disponibilità economica: e se fosse un problema di soldi, forse sarebbe anche peggio. "Non vorremmo dare ragione a tanti colleghi che affermano che si spendano milioni di euro per iniziative non esattamente necessarie mentre si risparmia sempre sul benessere del personale. Come è possibile che non si sia riusciti a ritagliare un qualche margine di spesa dai capitoli di bilancio per assicurare idonei e necessari capi di vestiario per garantire ai poliziotti di poter operare in sicurezza e ben protetti dalle intemperie che dovranno necessariamente affrontare? I tempi per preparare con appropriata puntualità l’appuntamento con questo grande evento non mancavano, e per quanto ci riguarda questo ennesimo disastro organizzativo che ricade ancora una volta sul personale non potrà rimanere privo di conseguenze".
"Si può fare molto, ma davvero molto di più. Le chiediamo allora signor capo della polizia - conclude il Siulp - che si cominci a farlo ora. A partire da questa paradossale e inaccettabile situazione che le abbiamo appena rappresentato. Glielo chiediamo perché la storia ci ha insegnato che chi non è parte della soluzione, è parte del problema".













