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16 settembre | 12:05

Per ricaricare la borraccia d'acqua il rifugio fa pagare ed è polemica, la titolare: "La cisterna si è esaurita e c'è chi la spreca. Davvero debbo spiegare perché costa?"

La polemica è nata sui social dopo la foto fatta all’avviso che chiedeva un piccolo contributo per riempire le borracce. La gestrice del rifugio Pelizzo, Gianna Rucli, racconta però a Il Dolomiti di un’estate segnata dalla siccità, dalle cisterne fatte arrivare per garantire l’acqua alla struttura e dagli sprechi (troppi) di alcuni frequentatori: "C’è chi pretende due o tre borracce, chi si lava nei bagni e chi lascia i rubinetti aperti. L’acqua qui serve a tutti, non è illimitata e noi la paghiamo" 

Per ricaricare la borraccia d'acqua il rifugio fa pagare ed è polemica
di Margherita Tomadini

SAVOGNA (UDINE). Tutto è partito da una fotografia pubblicata su Facebook. Nell’immagine, scattata al rifugio Pelizzo sul monte Matajur, un foglio informa che per riempire una borraccia viene richiesto un piccolo contributo. Ad accompagnare la foto, il dubbio dell'utente: “ Spero ci sia una giustificazione a tutto ciò” si legge. 

 

La risposta arriva direttamente da Gianna Rucli, che da cinque anni gestisce il rifugio a 1.325 metri di quota: una struttura con 28 posti letto, raggiungibile anche in auto, un ristorante che di posti ne può avere 110 e, soprattutto dopo mesi di siccità, una quantità d’acqua che non può di certo essere considerata infinita

 

Abbiamo una cisterna che durante l’estate si è svuotata. Sono mesi che non piove e quest’anno abbiamo dovuto chiedere per due volte che ci portassero altra acqua con delle cisterne - spiega a Il Dolomiti Rucli -. Questo naturalmente comporta un costo. Ed è la prima volta in cinque anni che mi trovo a chiedere un contributo per riempire le borracce: non è una decisione presa dal nulla e questa polemica la trovo esagerata”. 

 

Il prezzo richiesto è di 50 centesimi per mezzo litro (1 euro per 1 litro e via così). Una cifra pensata soprattutto per limitare gli sprechi in un periodo nel quale l’approvvigionamento è diventato particolarmente complicato. 

 

“Una borraccia la posso anche capire, ma quando ci vengono richieste due o tre borracce alla volta il discorso cambia. In una situazione di scarsità bisogna anche capire che quell’acqua serve al rifugio per molte altre cose” sottolinea ancora Rucli. 

 

Il problema, infatti, non riguarda solo e solamente l’acqua da bere. Ci sono il ristorante, le camere, la cucina e soprattutto i servizi igienici. Nel fine settimana, secondo le parole delle gestrice, ci possono essere anche 150 persone che salgono per mangiare, oltre a tutte quelle che si recano al rifugio soltanto per poco e si accontentano di bere qualcosa: “Se queste persone utilizzano il bagno, l’acqua viene consumata e solo uno scarico può utilizzare circa cinque litri” spiega. 

 

Negli ultimi mesi è stato dunque necessario moltiplicare anche gli avvisi rivolti agli escursionisti: “Bisogna scrivere di non sprecare l’acqua, di non fare la doccia nei bagni, di controllare che non rimanga bloccato il pulsante dello sciacquone. Bisogna scrivere tutto. Ma è anche una questione di rispetto e di educazione, dovrebbero saperlo”. 

 

Non mancano infatti, comportamenti che la gestrice definisce difficili da comprendere e accettare:  c’è chi si è lava nei bagni e lascia tutto il pavimento bagnato, altri che vorrebbero lavare addirittura i propri indumenti, scarponi e maglie. Poi c’è chi arriva, chiede a chi sta al banco di riempire le borracce pretendendo che questo non debba comportare alcun pagamento, non consuma nulla e se ne va. "A volte senza nemmeno salutare" evidenzia la gestrice. 

 

È stato durante questa estate che la situazione è diventata particolarmente delicata,  le piogge sono mancate a lungo e le sorgenti sono rimaste asciutte: “Quest’anno abbiamo chiesto due volte delle  cisterne aggiuntive. Poteva essercene anche una terza, poi erano previste delle piogge e fortunatamente non è stato necessario - continua -. Adesso ha piovuto, ma quello che è successo deve far riflettere”. 

 

L’acqua che arriva dalla sorgente viene pompata nella cisterna, viene controllata dall’acquedotto e questo comporta dei costi per il rifugio: “Paghiamo il consumo, la gestione del serbatoio, la manutenzione e quando abbiamo avuto bisogno di altra acqua abbiamo contattato direttamente l’acquedotto: vengono a controllare e, se serve, il giorno successivo arriva la cisterna” spiega. E a queste spese inoltre si aggiunge anche quella per il sistema di filtraggio.

 

La richiesta dei 50 centesimi arriva quindi da una situazione 'eccezionale':“Se per mesi non piove, la sorgente porta meno acqua e la cisterna non riesce a riempirsi abbastanza. Ci sono occasioni in cui arrivano numeri che non puoi prevedere. Se improvvisamente arrivano trecento persone e utilizzano i bagni, è evidente che il livello della cisterna scende. E contemporaneamente noi dobbiamo continuare a lavorare con la cucina e il ristorante” sottolinea ancora Rucli.  

 

Nonostante le difficoltà, il rifugio non è però mai arrivato a vietare l’utilizzo delle docce agli ospiti (come è stato invece necessario fare in altre località): “Chiediamo semplicemente di usare meno acqua possibile e di non sprecarla. Chiediamo di fare attenzione” spiega. 

 

In passato poi, racconta sempre Rucli, all’esterno della struttura era presente anche una fontanella, ma “l’hanno rotta e più volte trovavamo l’acqua che continuava a scorrere perché qualcuno non aveva chiuso il rubinetto. Sono episodi che, quando hai poca acqua a disposizione, diventano un problema serio” continua. 

 

La risorsa, inoltre, non serve soltanto alle persone che raggiungono il rifugio: "Dalla sorgente non preleviamo acqua solamente noi, ci sono anche gli animali al pascolo. Devono bere anche loro e non possiamo ragionare come se quella sorgente fosse inesauribile e servisse soltanto a noi -  aggiunge -. Se sei arrivato fin quassù, l’acqua te la do. Ma se mi chiedi due o tre borracce, in un momento in cui abbiamo dovuto far arrivare delle cisterne perché l’acqua non bastava, davvero devo anche spiegare perché chiedo 50 centesimi? Ho letto le risposte al post e la cosa positiva è che tanti per fortuna capiscono la situazione. Al mare poi una bottiglietta d’acqua si paga molto più di così e nessuno dice nulla, perché qui deve essere sempre tutto gratis o costare meno?".

 

Il punto, per la gestrice, va quindi oltre il semplice pagamento per riempire la borraccia: è soprattutto una questione di attenzione verso una risorsa che, specialmente in montagna e dopo lunghi periodi senza precipitazioni, può diventare improvvisamente scarsa. 

 

Infine, la titolare conclude: “Siamo abituati ad aprire un rubinetto e pensare che l’acqua ci sarà sempre. Qui invece vediamo direttamente cosa succede quando non piove: il livello scende e, prima o poi, l’acqua finisce". 

 

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