Sanità: problemi informatici, carenza personale e aggressioni lavoratori. I sindacati uniti chiedono risposte: "Servono nuovi modelli, intanto Asuit va in Cina"
Dopo due incontri con il presidente Fugatti, restano aperte le questioni alla base della mobilitazione. I sindacati incontrano i capigruppo provinciali: "Prima di guardare ad altri sistemi, ascoltiamo il nostro personale sanitario"

TRENTO. La mobilitazione del personale della sanità trentina prosegue e i sindacati tornano a chiedere risposte alla Provincia: dai problemi informatici alla carenza di personale, fino alla sicurezza dei lavoratori e alla necessità di rivedere i modelli organizzativi, sono ancora numerose le questioni aperte nonostante i "due incontri con il presidente Maurizio Fugatti" dopo i quali "rimangono ancora aperte le motivazioni alla base della protesta".
Oggi, nello specifico, le organizzazioni sindacali - Anaao Assomed, Fp Cgil, Cimo Fesmed, Cisl Fp, Fenalt, Nursing Up Trento e Uil Fp - hanno incontrato i capogruppo del Consiglio provinciale per illustrare le motivazioni alla base della mobilitazione.
"Un sistema informatico che fa acqua da tutte le parti, il problema del rischio clinico e la sicurezza dei lavoratori rispetto alle aggressioni. In quell’incontro - scrivono le sigle in una nota congiunta - si chiese unitariamente la costituzione di un protocollo fra sindacati e Pat dove ci si impegnasse nella risoluzione delle tematiche sollevate".
A rimanere, viene sottolineato, "il grande punto della governance dell’Azienda e del personale che ha bisogno di un nuovo slancio e di modelli organizzativi diversi". E poi una stoccata proprio all'Azienda sanitaria. "Abbiamo appreso di una missione di studio in Cina - spiegano i sindacati - che coinvolgerebbe i vertici di Asuit. Non c'è nessun pregiudizio verso le esperienze internazionali ma prima di assumere altri sistemi sanitari come riferimento, però, vanno chiarite le loro caratteristiche e la compatibilità con il nostro modello costituzionale. Non sappiamo se la Cina abbia soluzioni organizzative migliori di quelle trentine, ma di certo non sono automaticamente trasferibili esperienze maturate in contesti istituzionali tanto diversi".
Il punto di partenza, rimarcano le sigle, è l'articolo 32 della Costituzione che riconosce la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività: "Significa cure accessibili, servizi di qualità, prossimità territoriale e tutela delle persone. Significa anche riconoscere le professionalità, la libertà sindacale, la contrattazione collettiva e la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle scelte che incidono sull'organizzazione dei servizi. Sono parte della qualità del sistema".
E poi il riferimento ad alcune criticità emerse nei mesi a più riprese, dal punto di vista informatico e da quello del personale sanitario.
"La tecnologia offre opportunità - viene rimarcato - ma non sostituisce il confronto con chi garantisce ogni giorno assistenza e cura. Dopo mesi di blocchi informatici e carenza di personale, forse un vero atto di coraggio sarebbe discutere i modelli organizzativi proprio con chi ogni giorno li vive".
Tutto questo, viene ribadito, nell’ottica di avere servizi più vicini ai cittadini, con competenze valorizzate e soluzioni condivise: "Se si ascoltano i nostri sanitari e il personale, sicuramente troviamo un modello migliore di quello cinese, quanto meno un modello democratico e partecipativo. I nostri professionisti vanno ascoltati: hanno la ricetta per uscirne".
Infine, un auspicio per il futuro prossimo. "Ci auspichiamo - chiosa la nota congiunta - di avere a breve una risposta dal Presidente dalla quale partire per lavorare sui temi posti all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica. Nel frattempo, il personale rimane in stato di mobilitazione e la nostra attenzione massima. Chi lo sa che dalla spedizione in Cina non riportino anche la soluzione per il nostro impianto informatico, auguriamocelo tutti quanti".













