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| 22 ottobre | 13:51

Sulle Dolomiti si "combatte" l'overtourism mentre il governo Meloni esulta per il record di visitatori nel Paese: "Superate Francia e Spagna, storico primato europeo"

La nota del Ministero del Turismo celebra i dati record di un inizio 2026 da 523,7 milioni di presenze in Italia, ma il numero di visitatori e i loro milioni di euro di spesa sono davvero un indicatore di successo attendibile?

Sulle Dolomiti si "combatte" l'overtourism mentre il governo Meloni esulta per il record di visitatori nel Paese

TRENTO. Un settore strategico per la crescita, l’occupazione e lo sviluppo dei territori: così viene definito il turismo dal Ministero competente che ha diffuso una nota dai toni trionfalistici a riguardo dei dati più recenti sui visitatori che hanno scelto l'Italia come propria meta turistica. 

 

I numeri, come in ogni comunicato stampa degno di questo nome e di questi tempi di crescita a tutti i costi, sono positivi: anzi, stra-positivi. Una pioggia di "+" e di aumenti: "Nel 2025 - si legge - abbiamo centrato il massimo storico di 160,7 milioni di arrivi e 535,5 milioni di presenze e nei primi nove mesi del 2026 abbiamo già raggiunto l’eccezionale risultato di 523,7 milioni di presenze. Numeri che consentono all’Italia di superare Francia e Spagna, con uno storico primato europeo. Rispetto al 2019 si contano 29,4 milioni di arrivi e 98,7 milioni di presenze in più. La spesa dei visitatori stranieri ha toccato i 57 miliardi di euro, con un saldo positivo di 22,7 miliardi. Il settore, tra effetti diretti e indiretti, vale il 13% del Pil e occupa oltre 3,3 milioni di persone". 

 

Significativo anche il passaggio che riguarda le risorse che, all'interno del Piano strategico del turismo 2023-27 sono state destinate a "montagna, siti Unesco, cammini, borghi e sostenibilità". "Oltre 700 milioni di euro - si legge -. Nel turismo all’aria aperta sono stati finanziati 152 progetti in 169 Comuni, con la realizzazione o riqualificazione di 4.375 stalli per camper. Gli investimenti nei territori hanno prodotto un effetto moltiplicatore incisivo: il Fondo per i piccoli Comuni ha generato 3,07 euro di valore economico per ogni euro pubblico investito. Per le aree di sosta, i 25,76 milioni stanziati hanno attivato un impatto economico complessivo di 373,8 milioni, pari a circa 14,5 euro per ogni euro investito, attraverso 152 progetti e oltre 4.450 nuove piazzole". 

 

"Il turismo italiano macina record grazie al governo Meloni che lo ha posto al centro della sua azione politica, attribuendogli il ruolo di grande ecosistema strategico. È un comparto che crea occupazione, sostiene le imprese e genera valore sui territori: per ogni euro investito ne restituisce 2,4 all’economia italiana. I numeri confermano che investire nel turismo significa credere nella crescita della Nazione", ha aggiunto di suo pugno il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

 

Non c'è dubbio che il turismo possa rappresentare una straordinaria e preziosissima fonte di ricchezza e di rilancio di tante località, ma è altrettanto vero che in alcuni territori la lista dei "contro" non è tanto più corta di quella dei "pro": le comunità delle Dolomiti per esempio anno dopo anno si arrovellano alla ricerca del miglior equilibrio possibile tra presenze, sostenibilità ambientale e protezione di un'economia sfuggita di mano (non solo a causa del turismo, ad onore del vero) che impatta pesantemente sulla disponibilità e sui prezzi delle abitazioni in affitto o da acquistare.

 

Le limitazioni, tentate e applicate, al numero di turisti che possono parcheggiare a una certa quota, o a quelli che possono visitare determinati luoghi che con l'avvento dei social sono passati da "iconici" a "imperdibili" (pensiamo al Lago di Braies tanto per dirne uno), sono la punta dell'iceberg di un modello che cerca un compromesso laddove "l'economia" vedrebbe soltanto opportunità di business senza limiti. Business che però a volte non si traduce in benessere per le comunità, ma solo per le tasche di alcuni a discapito di molti altri. 

 

Recentemente Uncem ha pubblicato i risultati di un interessante sondaggio (qui l'articolo). Il 54,7% afferma che nel proprio territorio non esiste un problema di presenze eccessive; il 38,7% ritiene invece che il problema esista. E quando si domanda se vi siano strumenti per regolare eventuali flussi eccessivi, soltanto il 27,9% risponde sì, mentre il 49,7% dice no e il 22,3% non sa rispondere. Insomma, l'overtourism non è ovunque, ma dove arriva è molto difficile da governare. 

 

Il vero indicatore di successo, come conclude l'analisi di Uncem, non può essere soltanto legato a quante persone arrivano: occorre capire quanto valore rimane nelle valli, quante imprese crescono, quanti servizi vengono rafforzati, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a rendere vive le comunità durante tutti i 12 mesi dell'anno.

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