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Caso Itas, la Procura conferma le accuse, in cinque a giudizio

Sono dieci i capi d'accusa e tra le ipotesi anche quella di estorsione, oltre che calunnia, truffa, falso e appropriazione indebita. A settembre Ermanno Grassi, ma anche Alessandra Gnesetti, Paolo Gatti, Roberto Giuliani e Gabriele Trevisan saranno chiamati in tribunale

Di Luca Andreazza - 06 August 2017 - 19:55

TRENTO. Il grande accusato Ermanno Grassi, ma anche Alessandra Gnesetti, Paolo Gatti, Roberto Giuliani Gabriele Trevisan. Queste le cinque figure di spicco rinviate a giudizio e chiamate a rispondere nell'aula di tribunale il prossimo settembre nell'affaire Itas.

 

Le accuse non cambiano rispetto alla prima ora dello scandalo che ha investito la Mutua: l'ex direttore generale Ermanno Grassi è chiamato a rispondere per dieci capi d'accusa tra estorsione, calunnia, truffa, falso e appropriazione indebita.

 

La vicenda ormai è nota e il prossimo mese entra nel vivo tra memorie difensive e deposizioni davanti al giudice.

 

Il primo capo d'accusa, quello più pesante, sarebbe l'estorsione ai danni del presidente Giovanni Di Benedetto, cioè quando l'ex direttore generale avrebbe incaricato un investigatore privato di pedinare il numero uno di Itas al fine di ricattarlo su questioni personali (Qui articolo).

 

Episodi questi che si sarebbero svolti nel marzo scorso e proprio nei giorni precedenti al consiglio d'amministrazione, una mossa di Grassi per cercare di guadagnarsi l'impunità dalle presunte truffe e incassare i premi del 2015. Accuse però rispedite al mittente dal presidente stesso fin da subito (Qui articolo).

 

Tra le accuse ci sarebbe quella relativa alle auto e qui entra in gioco Gabriele Trevisan, responsabile della società Point rent car di Piove di Sacco. Le accuse contestate dalla Procura sono aggravate dalle relazioni di abuso d'ufficio e di prestazioni d'opera. In ballo le due Porsche acquistate dalla società che fatturava a Itas per la sponsorizzazione delle vetture di lusso.Una Porsche Cayenne da 80 mila euro e una Carrera 911 da 160 mila euro noleggiate dalla società di leasing, alla quale poi la compagnia assicuratrice avrebbe pagato la sponsorizzazione di quasi 250 autovetture (nel primo caso di 40 autovetture per la cifra di 114 mila euro, nel secondo caso di 200 autovetture con 500 mila euro. Soldi che avrebbe dovuto pagare Itas alla ditta di leasing).

 

Indagato per concorso in truffa anche Paolo Gatti, ex dirigente e ex procuratore speciale di Itas Patrimonio, per attico in piazza Silvio Pellico (Qui articolo). L'ex direttore generale fece realizzare nell'attico di proprietà di Itas Patrimonio un impianto di domotica dal valore di 135 mila euro e acquistò arredi per 535 mila euro. Secondo l'accusa Ermanno Grassi avrebbe fatto figurare le fatture come relative a una nuova sede societaria e per immobili per gli uffici (Qui articolo).

 

Un'altra accusa di truffa è quella in concorso con Roberto Giuliani, titolare di Target, società che Grassi avrebbe utilizzato per far fatturare alcuni beni e servizi ai fornitori di Itas, che sarebbero poi sarebbero stati fatturati nuovamente da Target a Itas a prezzi maggiorati e con causali per 'spese di rappresentanza'. 

 

Ritorna in gioco anche Alessandra Gnesetti per altre due imputazioni, cioè appropriazione indebita in concorso di beni per 430 mila euro 'investiti' in abiti griffati, borse, oggetti di valore e per falso in concorso per la dichiarazione firmata che alla guida dell'auto multata per velocità c'era l'ex funzionaria, alla quale vennero decurtati i punti della patente.

 

All'ex direttore viene contestato infine anche il reato di calunnia per aver accusato l'ex funzionaria di aver mentito sulla questione della badante e per una vacanza a Palma di Maiorca fatto figurare come viaggio di lavoro a Berlino e Amburgo: anche in questo caso si parla di abuso di relazioni d'ufficio e prestazione d'opera (Qui articolo).

 

Una vicenda nata dalle accuse di Alessandra Gnesetti, licenziata da Ermanno Grassi nel 2015, per difendersi dalle accuse mosse nei suoi confronti per l'utilizzo in modo disinvolto dei fondi destinati a gadget della Mutua.

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