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"Ho visto un ragazzo iniettarsi una dose vicino alla sede dei gruppi consiliari". Manuela Bottamedi: "Servono soluzioni"

"Non sono una bigotta, non mi scandalizzo ma chiedo alla politica di assumersi la responsabilità

Di Donatello Baldo - 11 novembre 2016 - 20:35

TRENTO. Doveva andare di corsa alla conferenza stampa sui dati dell'inquinamento in Valsugana, ma sulla strada, ancora sul pianerottolo esterno della sede dei gruppi consiliari, la consigliera Manuela Bottamedi si è scontrata con la manifestazione di una realtà che esiste, ma che spesso è nascosta dall'ombra di qualche cespuglio, ridotta negli anfratti della città e della società.

 

Ha visto un ragazzo con una siringa in mano pronto a iniettarsi una dose. “Era nudo dalla cintola in già, l'armamentario apparecchiato sul gradino della scalinata che porta alle sedi dei gruppi consiliari – racconta Bottamedi – probabilmente voleva cercare una vena da bucare sulle gambe”. Non è la prima volta che succede, “è già successo, è già stato visto parecchie volte anche da altri consiglieri e dalla mia segretaria – afferma Bottamedi – infatti sembra abbia eletto questo luogo come il suo luogo per bucarsi”.

 

Un ragazzo forse trentino, “italiano di sicuro, stava parlando al telefono mentre si preparava all'iniezione e ho sentito che non usava una lingua straniera”. Una delle tante persone che sono seguite dal Servizio dipendenze, o forse una di quelle che al servizio non si è rivolta. Un tossicodipendente che “si fa” fuori casa perché senza dimora o perché preferisce non farsi vedere “fatto” dai figli o dai genitori.

 

“Dico subito che la mia non è una denuncia scandalizzata, non è lo stupore ipocrita di chi si meraviglia o la bigotteria del perbenista”, afferma la consigliera. “Ma non possiamo abituarci a questa cosa, non possiamo girare la testa dall'altra e fare finta di nulla. Ho sempre guardato in faccia la realtà cercando soluzioni – afferma – e questo lo continuo a fare anche nella mia veste di rappresentante politico”.

 

Ma se non è una denuncia che cos'è?

 

E' il richiamo a guardare questi fenomeni con l'intenzione di trovare soluzioni, senza darle per scontate come è successo oggi.

 

Si spieghi.

 

Oggi ho chiamato la portineria del Consiglio provinciale per segnalare che nelle pertinenze di Gruppi si manifestava questa situazione. Il portinaio si è dispiaciuto, mi ha assicurato che informerà il presidente Dorigatti ma che questa cosa è già successa e che non serve a niente chiamare la polizia, che la risposta è sempre la stessa.

 

Quale?

 

Che per una cosa così nemmeno intervengono. E capisco che non intervengano per cose simili ma mi chiedo chi si dovrebbe chiamare in questi casi, a chi rivolgersi, se c'è un'associazione di volontari. Non mi sembra folle che cose simili siano segnalate, non fosse per tenere monitorato il fenomeno.

 

Però lei è una consigliera provinciale, la politica dovrebbe risolvere i problemi, non segnalarli soltanto.

 

E proprio per questo sto denunciando questa cosa, che non è tanto il fatto in sé ma che rispetto al fenomeno della dipendenza da sostanze non ci sia un sistema di intervento. Da una parte trovo inaccettabile che in pieno centro possa succedere una cosa così, perché situazioni simili ingenerano nelle persone una percezione di pericolo che non è giusto ignorare o sottovalutare. Dall'altra mi chiedo come sia possibile che nella benestante Trento ci siano sacche di disagio così evidenti.

 

Ci sono ovunque, la dipendenza da sostanze non è una realtà nuova. Quello che cambia è il modo di affrontarle.

 

Se vengono affrontate come si è affrontato il problema dell'alcol tra i minori stiamo freschi. Il mio disegno di legge su questo argomento, inizialmente appoggiato da tutti i consiglieri, è stato affossato dalla maggioranza che governa la Provincia. Nemmeno è stato discusso, non si è proprio voluto affrontare il problema, neanche utilizzare la mia proposta per provare a entrare nel merito e dare un minimo segnale di attenzione. 

 

Quindi rinuncia a proporre soluzioni?

 

No, mai. Io sollevo anche tematiche scomode, questioni che solitamente vengono messe sotto il tappeto, quelle che in molti altri provocano il fenomeno dello struzzi: mettere la testa nella sabbia e ignorare la realtà. Io questa cosa la porterò all'attenzione della politica chiedendo alla politica e all'amministrazione di trovare soluzioni.

 

Lo sa che a Bolzano la Caritas diocesana gestisce un drop-in per tossicodipendenti proprio nel centro della città? La persona con problemi legati al consumo di stupefacenti è assistito, mangia, si relaziona con operatori preparati e formati, non è costretto a bighellonare per la città, ed è invogliato a prendere la siringa pulita, l'acqua sterile per sciogliere la sostanza anche per contrastare le malattie infettive come l'epatite e l'hiv.

 

Non lo sapevo, grazie. Questo dimostra che si possono trovare soluzioni, e cercherò di proporle e di obbligare la politica a farsene carico. Questo è quello che ho fatto e quello che vorrei continuare a fare. E annuncio che ho già pronto un disegno di legge proprio sul tema delle dipendenze da sostanze stupefacenti, un testo che integrerò anche sulla base di questi spunti.

 

Allora la informo che nemmeno i distributori di siringhe sono disponibili in città, non del pubblico sicuramente. E la recrudescenza delle malattie trasmissibili è una realtà.

 

Mi conferma che c'è la necessità di intervenire, che ho fatto bene a sollevare il problema. Spero che questa volta la maggioranza non si giri dall'altra parte.

 

Buona fortuna. 

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