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Latte, storico via libera per difendere il made in Italy. Calliari "Azione contro i poteri forti"

L'etichetta conterrà l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Coldiretti: "Stesso impegno anche per il grano"

Foto Coldiretti
Pubblicato il - 16 ottobre 2016 - 12:03

“E' un risultato storico” usa queste parole Gabriele Calliari, presidente della Coldiretti del Trentino per commentare il via libera della Commissione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari.

 

Alla mezzanotte dell'altro ieri, infatti, sono scaduti i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento 1169/2011 quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti.

 

Il provvedimento, che entra in vigore 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi auspicabilmente dal primo gennaio 2017 come è stato previsto per un testo analogo in Francia, riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”; “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”;.

 

“Quello raggiunto oggi – ha spiegato Calliari presente al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio – è un risultato che tutti attendevamo. E' un obiettivo raggiunto contro i poteri forti perché obbliga ad etichettare in maniera precisa il latte da dove è stato munto”.


Nell'etichetta, quindi, non sarà presente solamente l'indicazione del luogo dove è avvenuta l'eventuale lavorazione del latte. “E' bene che ci sia ovviamente anche questa informazione – ha spiegato il presidente della Coldiretti del Trentino – perché il consumatore sia edotto ed è importantissimo che non ci siano dubbi rispetto dove è stato prodotto e munto il latte”.

 

Un risultato salutato dal mercato con il prezzo del latte italiano alla stalla “spot”, venduto cioè al di fuori dei normali contratti di fornitura, che è salito del 71% passando dai 24,74 della fine di aprile ai 42,3 centesimi al litro della fine settembre, in soli 5 mesi e mezzo, secondo l’analisi della Coldiretti.Ci sono ora tutte le condizioni – ha spiegato Coldiretti nazionale  - per alzare il prezzo pagato agli allevatori e chiedere l’immediata apertura del confronto con l’industria lattiero casearia italiana per tenere conto della nuova situazione di mercato.

 

“Nonostante il sistema trentino – ha spiegato ancora Calliari – dove il latte va in cooperativa, stiamo già vedendo che il latte 'libero' è salito da 30 – 32 centesimi a 40 – 42 centesimi. Se aumenta il pagamento al produttore, è bene chiarire, non aumenterà il prezzo che dovrà poi pagare il consumatore finale”.

 

Le novità, però, non sono finite qui. “Proprio ieri mattina – ha annunciato il presidente della Coldiretti del Trentino – siamo riusciti a strappare al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, l'impegno per una uguale indicazione obbligatoria dell'origine anche per il grano e per tutti i suoi derivati”. 

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