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Profugo, malato di distrofia muscolare, minorenne. Muore a 13 anni rifiutato dalle istituzioni dell'accoglienza

E' successo a Bolzano. Il consigliere dei Verdi Riccardo Dello Sbarba: "Ci sono persone sul nostro territorio in stato di fragilità che vengono lasciate in strada. Qui c'è una questione umanitartia e delle responsabilità di cui qualcuno dovrà farsi carico"

Di Donatello Baldo - 09 ottobre 2017 - 13:50

BOLZANO. E' morto e aveva soltanto a 13 anni, soffriva di distrofia muscolare ed era costretto su una sedia a rotelle. E' morto ed era un migrante, un profugo, come tutta la sua famiglia formata dai genitori e da altri tre fratelli, minorenni come lui.

 

E' morto a Bolzano, vittima della mancata accoglienza, del rifiuto all'assistenza. I colpevoli non si troveranno forse mai, nascosti nelle pieghe della burocrazia che tra i principi fondanti non ha mai avuto l'umanità.

 

Era nel capoluogo altoatesino da pochi giorni, arrivato dalla Svezia che dopo due anni di attesa ha respinto la sua domanda di asilo, la sua e quella della sua famiglia. Ci speravano, non credevano che fosse rigettata la richiesta di una famiglia irachena di origine curda con a carico figli minori di cui uno disabile. Ma così è stato, di nuovo in viaggio.

 

Una volta a Bolzano, cacciati da ogni Paese europeo, chiedono alle istituzioni sudtirolesi di essere accolti, nell'attesa di regolarizzare – se possibile – la loro posizioni. Ma arriva un altro no, il Servizio d'Integrazione Sociale esamina il caso “ma non ritiene che ci siano le condizioni per ospitare queste persone nelle strutture adibite all'accoglienza”, riporta il sito Salto.bz, e quindi si chiude anche questa porta.

 

“Ad impedire che si presti immediato soccorso - si legge ancora sul sito online che spiega dettagliatamente la cronaca di questa morte per mancata accoglienza - è la cosiddetta “circolare Critelli” della Provincia di Bolzano che ha stabilito l'impossibilità di ricoverare chi arrivi sul territorio per chiedere asilo senza essere inviato direttamente dal Ministero”.

 

Nel peregrinare da un posto all'altro questo ragazzo è caduto dalla sedia a rotelle e si è fratturato le gambe. Le sue condizioni fiaccate dalle notti all'addiaccio hanno fatto sopraggiungere complicazioni che l'hanno ucciso.

 

Ma cosa sta succedendo a Bolzano? Lo chiediamo a Riccardo dello Sbarba, consigliere provinciale ed esponente dei Verdi sudtirolesi. Com'è possibile che un ragazzo muoia così?

Sta succedendo che le istituzioni, in particolare la Provincia, agiscono secondo questo criterio: 'Non trattiamoli troppo bene perché altrimenti arrivano tutti da noi'. E quindi si drammatizzano questioni che potrebbero essere risolte facilmente, si sparge l'ossessione della sicurezza quando invece il problema è la sicurezza di queste persone per strada, come si è visto.

 

E si parla di degrado, immagino.

I giornali parlano di degrado perché ci sono dei giardinetti dove queste persone, cacciate fuori dall'accoglienza, si ritrovano, e non si capisce dove altro potrebbero andare. L'unica soluzione trovata è che i vigili urbani dovrebbero andare a sgomberare i giacigli che queste persone usano in notti sempre più fredde.

 

Non ci sono dormitori a Bolzano?

Il piano di 'Emergenza freddo' che in inverno serviva per dare un tetto a queste persone è stato chiuso. L'anno scorso c'era un grosso magazzino con 250 posti ma ora non è più a disposizione e il Comune ha messo 4 container in un'ex caserma. I posti sono 90 ma sono più di 200 le persone in strada.

 

Anche questa scelta è dettata dalla politica della dissuasione? Non ti accolgo così tu te ne vai.

L'idea era quella di metterli fuori durante la bella stagione per scoraggiarli poi in autunno e far sì che se ne andassero. Ma non se ne sono andati, anzi ne arrivano continuamente, c'è un ricambio.

 

Ma chi sono questi profughi che dormono in strada?
Sono senzatetto locali, perché i poveri ci sono anche in Sudtirolo. Poi ci sono le persone in transito come questa famiglia, espulsi da altri Paesi, ricacciati indietro. Si fermano un giorno, una settimana, un mese. Dipende dalle possibilità legate alla richiesta di asilo. Poi ci sono persone che hanno avuto il diniego, cacciate dalle strutture di accoglienza ma che rimangono sul territorio perché non hanno altre alternative. Persone che per uno o due anni sono rimasti nelle strutture, hanno fatto progetti, hanno giocato nelle squadre di calcio di quartiere che improvvisamente diventano clandestini.

 

Ma ci sono anche quelli che il diritto di asilo l'hanno ottenuto.

Che entro poco tempo dall'accoglimento della domanda devono lasciare la struttura di accoglienza, arrangiandosi a trovare casa e lavoro. Ma non hanno dove andare. Tutte queste persone, che oggi dormono sotto i ponti, le istituzioni fanno finta di non vederle.

 

La questione è istituzionale e politica?

Prima di tutto la questione è di carattere umanitario. Ci sono persone deboli sul territorio, persone di cui la Provincia non si fa carico. La legge dice che alcune categorie sono vulnerabili, e questa famaiglia ci rientrava a pieno titolo. Un minorenne, in più disabile. Altri tre bambini piccoli a carico.

 

Ma più che la legge e i trattati internazionali a Bolzano vale la famigerata circolare Critelli.

Credo suggerita dal Commissariato del governo, una circolare della Provincia di Bolzano che in sostanza dice che non tutte le categorie fragili devono essere accolte, non quelli che sono stati raggiunti da diniego rispetto alla loro richiesta, anche da altri Stati.

 

Anche questa una strategia dissuasiva.

L'idea è di stringere i cordoni per sperare che questa gente scompaia, se ne vada altrove. Ma al massimo se ne va a carico di una provincia vicina, nei fatti rimane sul territorio e si ritrova sotto i ponti.

 

Ma non è un po' miope questa strategia? Non rischia di aumentare la marginalità e di conseguenza quello che viene definito 'degrado'?

Succede proprio questo. Si lasciano per strada, nell'illusione che se ne vadano, ma in strada rimangono e diventano preda della microcriminalità. E la spirale torna a girare e parte la campagna contro il degrado e la mancata sicurezza. Ma questo è un degrado creato da una politica sbagliata.

 

Questo ragazzo è morto, e forse questa morte si poteva evitare. Lui e la sua famiglia sono stati letteralmente abbandonati.

Noi Verdi e le associazioni di volontariato che si muovono su questo fronte abbiamo cercato di fare qualcosa, abbiamo pagato loro qualche notte in albergo a nostre spese.

 

La responsabilità è delle istituzioni ma le istituzioni sono governate dalla politica. Si aprirà una discussione su quanto successo?

Noi di sicuro la discussione la vogliamo aprire. Noi chiederemo l'immediato ritiro di questa circolare, poi l'esatta ricostruzione del fatto e l'assunzione di responsabilità.

 

Voi siete all'opposizione, ma il Partito Democratico è al governo della Provincia. Cosa dice?

Che batta un colpo, su queste cose non ha mai detto niente, ha sempre delegato all'Svp la politica sull'accoglienza. Non dice una parola. Ma dovrà dire qualcosa, prima o poi dovrà farlo, oltre a discutere delle poltrone a proposito del proprio congresso.

 

In Trentino, per quanto riguarda questo tipo di emergenza, non siamo a questo livello ma quasi.  E la politica è pressoché la stessa. I numeri di chi dorme fuori non sono così alti ma aumentano di mese in mese.

Dietro a tutto questo c'è il governo e i prefetti che hanno l'ordine a chiudere i cordoni dell'accoglienza. Ovviamente l'autonomia in questo caso non è usata. Si incazzano con il governo centrale per l'autorizzazione a sparare al lupo ma non si incazzano sul fatto di non poter affrontare la questione profughi in modo umano.   

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