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Spacciavano fuori dalle scuole e anche al Muse eroina e cocaina, hashish e metadone. Salta l'associazione criminale ma arrivano le prime condanne

Le sostanze stupefacenti erano spacciate in varie parti della città, mentre il centro nevralgico dell'eroina era piazza Dante e piazza Santa Maria. Attività illecita anche al Muse, in via Gramsci e in via Stoppani. L'operazione 'Mandinka 2' aveva portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento e Roma, Torino e Brescia

Di Luca Andreazza - 11 ottobre 2017 - 19:07

TRENTO. Cade la richiesta di associazione criminale ai fini dello spaccio, ma le pene comminate per le quattordici persone, provenienti da Gambia, Guinea, Sierra Leone, Senegal, Mali, Nigeria e Italia, fermate e arrestate al termine dell'operazione 'Mandinka 2' , che nell'udienza preliminare di oggi hanno patteggiato tra i 10 mesi e i 3 anni e 8 mesi.

 

L'operazione risale a febbraio scorso sotto la direzione del Pm Davide Ognibene, quando nove persone erano finite in carcere e cinque agli arresti domiciliari (oltre a tre latitanti) per traffico di sostanze stupefacenti, in particolare eroina, cocaina, hashish, marijuana e metadone.

 

Il risultato messo a segno dalla polizia nell'operazione 'Mandinka 2' aveva portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento e RomaTorino e Brescia, gestito da diversi centrafricani, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria.


Un giro d'affari che coinvolgeva circa 150 clienti e 5.000 cessioni in appena sei mesi con centro nevralgico dell'attività, soprattutto per l'eroina, piazza Dante e piazza Santa Maria, ma anche Muse, via Gramsci e via Stoppani, senza dimenticare che l’indagine aveva dimostrato come le droghe leggere fossero spacciate anche nei pressi di istituti scolastici.

 

In manette erano finiti subito Malam Dafna di 28 anni del Gambia e richiedente asilo, Kemo Ceesay di 24 anni (Gambia) e Shaka Traore di 22 anni (Mali) con permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, Bala Ceesay (Gambia) e Ibrahim Bagio di 30 anni (Guinea) con permesso di soggiorno per motivi umanitari, Thierno Fall  di 30 anni (Senegal) con permesso di soggiorno per richiesta asilo, mentre Amar Diop di 32 anni (Senegal) ha il permesso di soggiorno per lavoro. Latitanti Abduramane Ba di 46 anni (Guinea Bissau), Lamin Bah di 21 anni (Mali) con permesso di soggiorno per protezione sussidiaria e David Camara di 29 anni (Guinea Bissau) con permesso di soggiorno per asilo. Tra questi la procura individuava tra i soggetti qualificati come promotori dell'associazione criminale tre persone, assistiti nella difesa rispettivamente dagli avvocati Nadia Garis, Giampiero Mattei e Nicola Zilio, che hanno però visto ridimensionata ed equiparata la posizione a quella degli altri imputati.

 

Tra gli arrestati anche due trentini, Ivan Crestani di 42 anni e Marco Mura di 54 anni, che hanno patteggiato 10 mesi. Il modus operandi era molto articolato: gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia, comunicavano tra di loro tramite Whatsapp e avevano inoltre costituito una rete, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia.

 

I tossicodipendenti in difficoltà economica, se in cura al Ser.d, contraccambiavano invece la dose di eroina con il metadone, che poi veniva rivenduto a clienti più affidabili. In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle piazze più importanti di Trento a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche.

 

L'indagine si era svolta tra aprile e dicembre dell'anno scorso, mentre l' operazione era scattata alle prime luci di martedì 7 febbraio dopo un lungo lavoro sul campo tra intercettazioni e pedinamenti

 

 

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