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Vigilia di voto in casa Itas, da Agrusti a Benassi, da Bernabè a Nicastro e Tononi. Ecco chi potrebbe contendere la poltrona per il dopo-Grassi

Giovedì 27 aprile i delegati sono chiamati a votare il bilancio e le modifiche statutarie. Si intrecciano i rapporti e le telefonate per definire il Consiglio d'amministrazione, mentre i sindacati chiedono di azzerare tutto e ripartire

Di Luca Andreazza - 26 aprile 2017 - 18:43

TRENTO. Vigilia di voto in casa Itas. E nella sede di piazza delle Donne Lavoratrici sono le ultime ore per tessere la tela e serrare i ranghi. Oltre alle vicende giudiziarie legate all'ex direttore generale Ermanno Grassi e all'approvazione del bilancio, giovedì 27 è previsto un braccio di ferro a suon di voti per la nuova nomina oppure la riconferma del presidente.

 

Come anticipato nei giorni scorsi, domani si tiene un'assemblea ordinaria, durante la quale i circa 190 delegati della compagnia dovranno approvare il bilancio sociale appena concluso e chiuso con 25,6 milioni di utile prima delle imposte (740 milioni la raccolta premi). Il patrimonio del gruppo è cresciuto a 387 milioni e anche i volumi sono in crescita. Gli utili risultano in calo per l'operazione legata all'investimento in Royal & Sun Alliance

 

Le attese sono anche per la seduta straordinaria che affronta le modifiche allo statuto sociale, dall'articolo 2 relativo allo 'Scopo' all'articolo 10 sulla 'Nomina dei delegati dei Soci', dall'articolo 13 sulla 'Convocazione dell'Assemblea generale' all'articolo 15 relativo alle 'Assemblee separate' per finire con l'articolo 16 dove si parla di 'Consiglio di amministrazione'.

 

Un'assemblea ordinaria e relativa seduta straordinaria che rischiano di diventare incandescenti, soprattutto per quanto riguarda la corsa alla presidenza. Da una parte Giovanni Di Benedetto, in scadenza nel 2018 e che avrebbe esaurito il limite dei tre mandati consecutivi, intento a compattare i fedelissimi intorno a lui alla ricerca di quella modifica statutaria per derogare e rimanere in sella almeno altri tre anni, senza scordare la possibilità di un ulteriore mandato straordinario per chiudere l'esperienza nel 2024. "Una riconferma ritenuta inopportuna" dai sindacati e dalle forze politiche. 

 

Da più parti si invoca la necessità di azzerare e ripartire. Una necessità ribadita anche oggi dai sindacati: "Andando oltre - affermano - alle responsabilità individuali ancora da accertare, facciamo appello ai delegati e richiamiamo l'assoluta necessità di apportare discontinuità nella governance della mutua e di individuare una guida di transizione quale unica modalità per difendere la solidità e la serietà della società assicurativa trentina. Ottenute queste condizioni i sindacati ritengono che in questa fase di transizione, pur nella diversità dei ruoli, si potrebbero creare le condizioni per portare una rappresentanza dei lavoratori all'interno del consiglio di amministrazione, individuando una figura di alto profilo etico e morale".

 

Un quadro che vede, in particolare, la figura dell'attuale presidente perdere quota, complice certamente la bufera che ha investito la Mutua trentina, le voci che vedono la sede legale dell'assicurazione lontana dal capoluogo, ma anche i numerosi incarichi a figli e amici stretti dei vertici aziendali nell'orbita di Itas. Nulla di illecito, Itas è un'azienda privata e come tale giustamente agisce, ma in queste ore frenetiche basta poco per far storcere il naso e creare fibrillazione.

La partita è equilibrata e la riconferma di Giovanni Di Benedetto, in apparenza ancora in pole position, non è così imprevedibile e un altro giallo potrebbe essere legato alla votazione. La consuetudine vuole che i voti siano palesi, ma i delegati potrebbero richiedere il voto segreto e quindi i franchi tiratori potrebbero avere gioco facile per cambiare le carte in tavola. Resta sul tavolo anche la possibilità di rinviare la decisione ad altra data.

 

Nel frattempo emerge la rosa dei candidati per gestire la 'crisi' e ridare slancio all'immagine di Itas. Sono tante le figure di rilievo contattate e che avrebbero dato una disponibilità di massima, da Raffaele Agrusti a Lino Benassi, da Franco Bernabè a Roberto Nicastro e Massimo Tononi (sotto i loro profili).

 

Il tempo è agli sgoccioli e non resta che attendere domani per avere una fotografia aggiornata dei vertici di Itas.

 

RAFFAELE AGRUSTI (Casara della Delizia, Pordenone), classe 1957, friulano come Giovanni Di Benedetto, entra nel 1983 in Generali e nel 1998 è direttore centrale, con delega sull’area Financial Reporting e Consulenza Fiscale di gruppo. Nel 2004 è direttore generale con deleghe su diverse aree come Financial Reporting & Control, Risorse Umane, Acquisti, Organizzazione e Pianificazione Operativa. Nell’ottobre 2007 riceve anche l’incarico di dirigere l’area finanziaria come Chief Financial Officer, e da settembre 2012, fino al 2013, assume il ruolo di Amministratore Delegato di Generali Italia. Dirige numerose operazioni di Merger&Acquisition e di riorganizzazione aziendale. Membro, anche con la carica di presidente, del collegio sindacale e del Consiglio di amministrazione di diverse aziende, tra cui HdP - Holding di partecipazioni industriali (poi RCS), Premuda, Toro Assicurazioni e Banca Generali. Da aprile 2016 è chiamato in Rai a svolgere il ruolo di Chief Financial Officer.

 

LINO BENASSI (Trento), classe 1943, ha operato dal 1963 al 1994 alla Banca Commerciale Italiana, dove ha ricoperto diverse cariche di vertice fino a rivestire dal 2000 al 2001 la carica di amministratore delegato. Dal 1995 al 2000 è stato direttore generale e amministratore delegato in Ina, mentre dal 2000 al 2002 è stato amministratore delegato in Banca IntesaBci. Nel 1982 è stato nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Commendatore nel 1997. I suoi principali incarichi sono stati la Presidenza in Caboto Sim, la Presidenza e Direzione Generale in Banque Sudameris (Parigi), la Vice Presidenza presso il Banco di Napoli Holding, l'incarico di Consigliere in Banco di Napoli (Membro Comitato Esecutivo) e in Bnl (Membro Comitato Esecutivo), la Vice Presidenza in ABI e la Compagnie Monegasque de Banque.

 

FRANCO BERNABE' (Vipiteno), classe 1948, è entrato in Eni nel 1983 come assistente del presidente, diventando direttore centrale per la pianificazione, il controllo e lo sviluppo, prima di assumere il ruolo di amministratore delegato nel 1992. Nel 1998 viene scelto come amministratore delegato di Telecom Italia, ruolo che ricopre anche dal 2011 al 2013. Nel 2000 fonda FB Group, holding di partecipazioni e management company nel settore della consulenza strategica. Si dedica al settore delle telecomunicazioni come fondatore di Andala H3g e come azionista di Netscalibur e Telit. Dal 2004 al 2007 è vice presidente di Rothschild Europe e contribuisce alla realizzazione di numerose operazioni di M&A a livello europeo. Nel 2016 diviene presidente della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, mentre nel dicembre 2015 è presidente di CartaSì e vice presidente dell'Istituto delle Banche Popolari Italiane, istituto di cui diventa presidente nel 2016. Tra i numerosi incarichi pubblici, si ricorda la presidenza al Mart di Rovereto dal 2004 al 2014.

 

ROBERTO NICASTRO (Trento), classe 1964, presidente di Good Bank, la banca che contiene i quattro istituti Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio, Nuova Banca delle Marche, Nuova Cassa di Risparmio di Chieti e Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara salvati a fine dell'anno scorso e attuale presidente di Cassa del Trentino. Inizia la propria carriera nel 1989 a Londra alla Salomon Brothers, prima di ricoprire il ruolo di consluente alla McKinsey a Milano. Nel 1997 arriva alla Unicredit e nel 2003 diventa amministratore delegato di questa realtà nazionale.  

MASSIMO TONONI (Trento), classe 1964, inizia agli uffici londinesi di Goldaman Sachs, occupandosi di fusioni e acquisizioni tra imprese. Dopo una parentesi alla guida dell'Iri come assistente di Romano Prodi, nel 1994 torna a Londra. Nel 2006 lascia l'incarico per diventare sottosegretario all'Economia del secondo governo Prodi e si occupa di debito pubblico e società partecipare dallo Stato. Il governo cade e si rifugia nuovamente alla Goldman Sachs e nel 2010 è membro della borsa di Londra. Dal 2013 al 2015 è presidente di Cassa di Compensazione e Garanzia, mentre dal 2011 al 2015 è nominato presidente della borsa italiana. Nel 2015 guida la Banca Monte dei Paschi di Siene, mentre attualmente è presidente del Consiglio di amministrazione di Prysmian e consigliere di Mittel.

 

 

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