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Ritmo e cultura, ecco l'Africa che balla

Domani, sabato, a Gardolo lo spettacolo proposto dall'associazione Yan Kadi, (con il Giardino delle Arti). In " Speranza del futuro" la maestria di  Alseny Bangoura, grande danzatore ugandese, assieme alle allieve dei corsi e con  alcuni ragazzi dei centri di accoglienza di Trento e Rovereto. Una bella occasione per conoscere il lavoro di un sodalizio che attraverso musica e movimento vuol promuovere conoscenza, solidarietà e integrazione

Di Carmine Ragozzino - 22 dicembre 2017 - 09:05

TRENTO. “Mamma Africa” non è uno slogan. Mamma Africa – se ne facciano una ragione i troppi che si rifugiano in un rifiuto che s’ingrassa di egoismo – è la cultura delle culture. Lì tutto è nato. Antropologicamente non ci si scappa. Di Africa si può parlare: saggi, convegni, eccetera. Ma l’Africa si può anche “vivere” – magari per la sola durata di uno spettacolo – lasciandosi trasportare dal suo ritmo, inseguendo – pur con la frustrazione degli impacciati - la libertà inarrivabile dei suoi passi.

 

 Passi di danza che sono tribali solo per chi è anacronistico nel pensiero.  E se questo accade di Africa si capisce di più di quanto non facciano capire le parole. Un’occasione – una bella occasione – viene dalla proposta dell’associazione “Yan Kadi” e dall’appuntamento che ha organizzato per domani  sera – sabato – al teatro di Gardolo.

 

 Si tratta di “Speranza nel futuro”, la speranza di favorire conoscenza e contaminazione culturale fra mondi diversi che il rimpicciolimento del pianeta avvicina nelle metropoli come nei borghi. “Speranza nel futuro” è un’abbuffata di colore e di movimento: ballo e musica, musica e ballo. Musica incalzante, mai in calando. L’africa che balla è l’Africa che si racconta nella leggerezza del corpo e dell’anima.

 

 Lo spettacolo che Yan Kadi offre in collaborazione con “Il giardino delle arti” è un viaggio – pieno di fascino - nella tradizione africana. Ma non è un viaggio didascalico. Il viaggio approda nel presente di un’Africa che ci sta sempre più accanto: nei centri di accoglienza, nelle strade, nel lavoro. L’arte può essere un linguaggio finalmente comune. L’arte non ha bisogno di vocabolario. L’arte è un’occasione per incontrarsi, incuriosirsi, accettarsi. E per capirsi.

 

 Ecco il senso, la missione, di “Yan Kadi”. Ecco il senso, la missione, di “Speranza nel futuro” che nasce da un’idea di Chiara Siligardi e si sviluppa nel lavoro di signori ballerini che dall’Africa si sono spostati in Occidente, e pure in Trentino, per continuare nel loro “mestiere”. E’, per esempio, il caso di Alseny Bangoura, ballerino e coreografo proveniente dalla Guinea. Alseny Bangoura, nato in una famiglia di grandi artisti di etnia sousou, nel 1998 viene selezionato dal Balletto Nazionale della Guinea "Les Ballets Africains", come ballerino, acrobata e musicista.

 E’ con questa importante compagnia che fino al 2012 partecipa a una dozzina di tournée mondiali, rappresentando il folklore e la cultura del suo paese ed esibendosi nei più prestigiosi teatri d’Europa, Cina e America. Bangoura è un punto di riferimento dell’associazione Yan Kadi. Tiene alcuni dei suoi corsi di danza africana. E sarà uno dei protagonisti sul piccolo palco del teatro di Gardolo che s’appresta a diventare – per una volta almeno – un palco da grandi emozioni.

 

 Ma i protagonisti di “Speranza nel futuro” sono tanti: “Les amis d’Afrique”, l’affiatamento ritmico che si fa gruppo, le allieve dei corsi di danza africana ma anche alcuni ragazzi africani che stanno nei centri di accoglienza di profughi e rifugiati di Trento e di Rovereto. “Coinvolgerli – spiega Elisabetta Miorelli – è un dovere. Hanno tanto da esprimere, non certo solo storie di dolore ma sogni, capacità, passioni. Come tutti noi. E noi facciamo la nostra piccola parte perché questo succeda”. Elisabetta Miorelli assieme ad altre due donne – Morena Tomasi e Alessia Degiampietro – ha dato vita a Yan Kadi. Il nome dell’associazione – nome della Guinea – significa “qui mi piace”. Richiama il valore delle donne. Sì, “Qui mi piace”: ogni pezzo di mondo può diventare casa.

 

 Ma perché il mondo sia casa – perché non sia porta chiusa o sbarrata – serve un lavoro insieme culturale e sociale. E questo è il terreno sul quale opera l’associazione nata a Gardolo nel 2016. Nata, cioè, in una città nella città – Gardolo non è un sobborgo – dove l’immigrazione è più numerosa che altrove, dove le etnie sono decine e decine. E dove se non latitasse la lungimiranza politica e amministrativa si potrebbe investire con coraggio per trasformare Gardolo in un laboratorio avanzato non solo di convivenza, (che per fortuna c’è nonostante i leghismi), ma di esemplare crescita pluriculturale.

 

 Yan Kadi ci prova. Lo fa promuovendo la cultura africana con la convinzione che anche attraverso la musica e la danza si possono incentivare la solidarietà, la socialità, l’integrazione. “Affiché il messaggio possa essere il più possibile autentico – hanno scritto presentandosi quelle di Yan Kadi sul giornalino della circoscrizione – cerchiamo di collaborare con insegnanti africani o che abbiano esperienza di convivenza con quelle culture”.

 

 Ed è così che corsi e stage diventano strumenti di reciproca conoscenza tra maestri e allievi. E è così che l’arte – la danza in questo caso – diventa uno strumento di comprensione. Nella salute. E nel divertimento.

 

 Yan Kadi è nata a Gardolo e ambisce a crescere anche altrove. A Trento, al liceo S.School di via Mattioli, ha tenuto i suoi corsi. A Gardolo, al parco di Melta, vorrebbe portare ritmo, passi e tamburi in estate. Guardando prima di tutto ai bambini e ai ragazzi. “Speriamo si possa fare – dice Elisabetta – perché inserirsi in un territorio è sempre difficile e non abbiamo certo grandi mezzi”. Pochi mezzi ma idea in abbondanza per Yan Kadi. E idee chiare: “Con le nostre iniziative cerchiamo anche di sostenere lo sviluppo nei paesi più poveri dell’Africa, come il progetto per aiutare i ragazzi in Guinea”. E come altri progetti che si possono scoprire sul sito “kikeambe.altervista.org” o sulla pagina facebook Yan Kadi Trento!! Wontanara (che vuole dire…stiamo insieme).

 

 Ma prima del sito e di Facebook c’è lo spettacolo di domani, alle 20.30, al teatro di Gardolo: intenso, coinvolgente, "vero".  E gratuito. Serve dire di più?

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