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Umorismo, poesia e magia nel Natale al Sociale

Da questo pomeriggio a giovedì  la tradizione del Centro Santa Chiara delle feste sul palcoscenico porta a Trento lo spettacolo che ha trionfato al festival di Avignone. I due "mimattori" della compagnia Le Ames Nocturnes offrono la loro versione delle "Gioe della vita" con una performance ad alto tasso di suggestione. Nella favola nessuna legge fisica resiste al turbinio di follia che percorre la scena

Pubblicato il - 24 dicembre 2017 - 07:30

TRENTO. Si rinnova nella programmazione del Centro Servizi Culturali S. Chiara la tradizione del Natale a Teatro che porterà per cinque giorni a Trento sul palcoscenico del “Sociale” – da  oggi a  giovedì 28 dicembre 2017 –  gli artisti francesi della compagnia Les Âmes Nocturnes con AU BONHEUR DES VIVANTS (Le gioie della vita).  Lo spettacolo che ha trionfato nel 2016 al Festival di Avignone, grazie ad un inesauribile tourbillon di situazioni surreali nutrite, sulle ali della fantasia, da umorismo e poesia, si inserisce in un filone, particolarmente apprezzato dal pubblico delle famiglie, che ha portato negli ultimi anni al Teatro “Sociale” in occasione del Natale compagnie di “nuovo circo” di caratura internazionale.
 

AU BONHEUR DES VIVANTS ha per protagonista l’eccezionale coppia di artisti formata da Cécile Roussat e Julinen Lubek, allievi di Marcel Marceau, che con la sincerità del clown e la grazia del mimo giocano e scherzano con i linguaggi che li contraddistinguono –  teatro fisico, musica, manipolazione di oggetti, illusionismo – per scrivere una favola visuale e fantastica, una sorta di sogno a occhi aperti disseminato, come il nostro quotidiano, di ostacoli insignificanti e di momenti di grazia. Una favola che racconta la magia del vivere. I temi che la attraversano sono molteplici: la noia,  l'attesa, il desiderio contrastato, l'imprevedibilità, la menzogna, la paura dell'altro. Per ricordarci che, come dice il titolo, il superamento di questi ostacoli non rappresenta un obiettivo irraggiungibile, ma è piuttosto l'essenza stessa della vita.
 

"I quadri – spiegano Cécile Roussat e Julien Lubek nelle note di regia – alternano la delicatezza di un sogno a occhi aperti al delirio euforico dello scherzo scatenato: una poltrona che prende vita e comincia a suonare la fisarmonica, la bizzarria melanconica di un orso gigante che giunge in soccorso di un peluche maltrattato o, ancora, una borsa in pelle di coccodrillo che protegge ferocemente i segreti della sua padrona. I due protagonisti tratteggiano al contempo tre personaggi che appaiono ripetutamente a margine delle vicende. Tutti e tre hanno un legame con il mondo dell'infanzia, che delineano in modo allo stesso tempo nostalgico e cinico, giocoso e crudele. Così Babbo Natale, l’incarnazione della prima bugia raccontata dal mondo adulto al bambino e specchio di quella ingenuità sulla quale si fonda l’atto stesso del fare teatro, si auto‐invita in scena, rivelandosi una persona burbera e collerica".

 

"Nessuna legge fisica resiste al turbine di follia che percorre la scena - proseguono i due - della quale i primi a stupirsi sono i due complici. Allegoria della loro futilità e della loro assurdità, gli oggetti del quotidiano si ribellano: piume, fogli di carta, fumo, sembrano uscire da una Vanità del XVII secolo e riportano continuamente i personaggi alla loro lotta contro l'irragionevolezza delle loro vite, proiettandoli in una animatissima quiete dei sensi. Ben presto, lo stesso corpo non è più un rifugio, le mani cadono, così come i piedi e le teste; i corpi si scompongono e si ricompongono in modo tanto naturale quanto imprevedibile".
       

 

Lo spazio obbedisce allo stesso sconvolgimento delle regole: i contenitori sembrano più piccoli dei loro contenuti, com’è per lo scatolone di cartone, porta d’ingresso dello spettacolo, attraverso la quale le due anime entrano in scena. Ma anche per un ufficio nel quale i cassetti prendono vita, o per una staccionata, la cui scala immaginaria, nel paradosso della situazione si propone come punto di passaggio verso un "altrove”. Finalmente è lo spazio stesso che viene a mancare nell'ultima scena, nella quale i due protagonisti cercano di cambiare la lampadina difettosa a un lampadario e si ritrovano sospesi nel vuoto, in una camminata senza gravità.  
   

I due protagonisti dello spettacolo, Cécile Roussat e Julien Lubek si sono incontrati 17 anni fa durante la loro formazione alla scuola di Marcel Marceau. Dopo aver conseguito il diploma all'Ecole Internationale de Mimodrame di Parigi, hanno proseguito gli studi al Centre Nationale des Arts du Cirque dove anno appreso l'arte del clown e approfondito le discipline acrobatiche, le tecniche dell’uso delle marionette e l'illusionismo. Dal 2004 i due artisti sviluppano un universo teatrale personale, attraverso spettacoli di grande impatto visivo, poetici e pluridisciplinari.

 

Nel 2008 hanno fondato Shlemil Théatre (divenuto la compagnia Les Âmes Nocturnes) i cui spettacoli hanno conosciuto un grande successo di pubblico e di critica. Parallelamente, collaborano con grandi direttori d'orchestra nella messa in scena di produzioni musicali e opere liriche. Lo spettacolo è stato ideato da Cécile Roussat e Julien Lubek, che ne sono anche registi e interpreti. Antoine Milian ha progettato le scene; Aurélie Leoputre e Sayaka Kasuya si occupano dell’animazione di marionette e pupazzi. AU BONHEUR DES VIVANTS è in scena oggi alle 16.00. Lunedì 25 (Natale), martedì 26 (S. Stefano), mercoledì 27 e giovedì 28 dicembre è prevista invece la recita serale con inizio alle ore 20.30.

 

 

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