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Al Loco's asta di beneficenza delle 'sagome'. Il ricavato al progetto 'Stregoni' che porta la musica nei centri per migranti

Venerdì12 gennaio dalle ore 19 nel locale di via Valbusa Grande, in collaborazione con la Bottega d’Arte Gabbana. Sarà così finanziata l'idea di Johnny Mox & Above the Tree nata per coinvolgere i richiedenti asilo in un progetto musicale itinerante

Pubblicato il - 11 gennaio 2018 - 15:31

ROVERETO. È diventata ormai una tradizione natalizia consolidata quella che prenderà vita venerdì 11 gennaio, dalle ore 19 in via Valbusa Grande 7: Loco’s bar e la Bottega d’Arte Gabbana collaborano per il sesto anno nell’asta di beneficienza delle “sagome”.

 

La prima fu una renna, poi arrivarono gufi, gatti, orsi, elefanti sino a giungere alla forma anatomica del cuore, la protagonista di stasera. L’abilità e la creatività di 25 artisti , professionisti, dilettanti, sperimentatori, hanno fatto pulsare altrettanti cuori interpretati nei modi e nei materiali più vari: interpretazioni uniche di questo fondamentale muscolo nonché simbolo e metafora della vita nel senso più ampio.

 

Ognuna esposta durante il periodo natalizio alle pareti del Loco's bar, ognuna ora offerta all'asta per chi vorrà aggiudicarsela contribuendo a finanziare il progetto “Stregoni”, cui andrà il ricavato finale.  

 

Stregoni nasce dall’idea  di due artisti, Johnny Mox & Above the Tree, per coinvolgere i migranti ospiti dei centri di accoglienza in un progetto musicale itinerante che aiuti ad emergere i talenti dimenticati nei lunghi viaggi e nelle ore spesso vuote dei campi profughi.

 

Il primo anno il ricavato ha finanziato un tour europeo dalla Sicilia alla Svezia, il secondo la produzione di un video documentario, quest'anno quanto verrà raccolto servirà  a pubblicare un disco che racchiuda l'esperienza ormai triennale di questi artisti.

 

Ma come accade  tutto ciò? Scelta una città Johnny Mox & Above the Tree si recano con un furgone carico di strumenti al centro di accoglienza migranti più vicino scaricano gli strumenti, si fanno prestare un cellulare da uno degli ospiti del centro con cui fanno ascoltare a tutti una canzone: qualcosa di allegro, ritmato, orecchiabile.

 

Attaccato il cellulare a una loop station e premuto play, mandano in loop la base ritmica ed esortano tutti i presenti a prendere uno strumento e suonare, cantare, ballare. Chi non sa suonare viene aiutato, chi si vergogna viene incoraggiato, chi si fa troppo prendere viene moderato.

 

Dopo qualche ora la band è formata. L’ operazione viene ripetuta la sera stessa davanti a un pubblico. A tutt’oggi  molti dei  rifugiati partecipanti al progetto, presa consapevolezza delle loro capacità artistiche, hanno dato vita a gruppi musicali autonomi sparsi in tutta l'Europa, trovando così nuove prassi e aprendo finestre sul loro futuro, altrimenti sterilmente rinchiuso tra le mura di un centro di accoglienza.

 

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