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Contemporanee e invisibili. Ma guerre

Questa sera nuova proposta del progetto Residenze con cui il Teatro di Villazzano offre palco, dotazioni e fiducia alle compagnie giovani di qualità. In scena gli under 30 di Guinea Pigs che raccontano di violenza gratuita, social-bullismo e ferite alle donne in un susseguirsi di intensità e rapidità. Recitazione, composizione sonora e drammaturgia in movimento

Pubblicato il - 09 febbraio 2018 - 10:51

VILLAZZANO. Ancora residenza. Ancora  teatro, palco, dotazioni e soprattutto fiducia ed energia messe a disposizione di giovani compagnie che hanno molto da dire e tanta voglia di dirlo. A Villazzano, nella gestione  del nuovo teatro targata dal team Corradini, va così. E va un gran bene vista la risposta sempre più fedele del pubblico e l'interesse suscitato dalle proposte in termini di creatività e qualità. Stasera tocca ad "Atti di guerra", una guerra del tutto particolare allestita in scena dal gruppo che ha potuto preparare lo spettacolo a Villazzano. L'ideazione e la regia sono di Riccardo Mallus, la drammaturgia  di Giulia Tollis. Sul palco Letizia Bravi, Marco De Francesca, Francesco Martucci, Federico Meccoli,

 

 Atti di Guerra è il primo progetto artistico dei Guinea Pigs, compagnia milanese under 35 nata nel 2014 e diretta dal regista Riccardo Mallus. Lo spettacolo indaga le guerre contemporanee nascoste e invisibili che la nostra società non vede o non riconosce come tali. Violenza gratuita e social-bullismo, il corpo della donna come territorio di conquista, sono i temi d’indagine di questo dittico contemporaneo articolato in due quadri autonomi: due testi originali accomunati da una visione scenica estremamente fluida fondata sullo stretto rapporto tra recitazione, composizione sonora, drammaturgia e movimento.

 I protagonisti del primo quadro “Un angolo di buio” sono due adolescenti, battezzati dall’autore con due nomi di fantasia, Arlecchino e Colombina. I due si danno appuntamento in un parco, territorio di una gang del luogo. Il capo e i “suoi ragazzi” sottopongono Arlecchino al battesimo dell’alcool, gli offrono dei soldi, lo arruolano nella gang. Ma quello che inizia come un gioco diventa ben presto un ultimatum: “con noi, o
contro di noi”.

 

 “La regola del branco” è ambientato nella cucina di un appartamento in affitto, una desolata terra di nessuno, dove tre anonimi “lui” trentenni bevono e giocano. Hanno ordinato su internet una escort a domicilio per un’orgia low cost. Quello che non sanno è che “lei” ha un protocollo da seguire e che nasconde un segreto che sperimenteranno sulla loro pelle. Così, di amplesso in amplesso, il corpo di questa lei, senza nome né storia, diventa territorio di battaglia di fantasmi, paure, ossessioni e desideri. Microracconti disperati e coinvolgenti, costruiscono un racconto fatto di battute rapide, "Sbattono il mostro in prima fila assumendosi responsabilità cronachistiche sposate ad un teatro d’arte che sia di utilità civile, per interrogarsi in punta di piedi ma senza filtri sulla fragilità di una generazione in mutande spogliata di vere ambizioni": così ha scritto Pietro Corvi. Ma più che leggere - anche se non gusta - è meglio vedere. A Villazzano.

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