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La leggenda riempie l'auditorium di free jazz

Venerdì 30 colpo grosso della rassegna JazzAbout del Centro Santa Chiara che porta sul palco Archie Shepp, capostipite riconosciuto della ricerca che non dimentica le radici del genere legate al blues e al gospel. Dopo sessant'anni di attività il carisma è intatto

Pubblicato il - 28 novembre 2018 - 08:26

TRENTO. Venerdì all'auditorium Santa Chiara colpo grosso della rassegna JazzAbout. Arriva Archie Shepp, molto semplicemente, una leggenda.: Se nel DNA della rassegna c’è l’esplorazione degli aspetti più creativi del jazz come attitudine, più ancora che come suono codificato, questo non significa che vadano dimenticate le radici più pure del genere.

 

 Tuttavia è la stessa grandezza e personalità di Shepp a dimostrare come il jazz possa e debba essere un approccio olistico: non solo si tratta di uno dei più grandi sassofonisti di tutti i tempi (oltre che occasionalmente ottimo pianista), la sua voce è significativa anche come poeta, scrittore, drammaturgo e pensatore.

 

 Lui più di altri e prima di altri ha riannodato negli anni ‘60 i fili tra la tradizione africana e i nuovi impulsi del be bop (storiche le sue collaborazioni con John Coltrane, o la pionieristica esperienza del Pan African Festival), permeando sempre tutto di una intensità davvero rara, quasi spigolosa a tratti, ma anche con la capacità di saper parlare al grande pubblico come pochi altri artisti jazz del ventesimo secolo.

   Ha esplorato le frontiere estreme del free, ma ha anche saputo rimettere in primo piano le radici legate al blues primigenio e agli spiritual: nel suo approccio strumentistico ed intellettuale, la “blackness” è un universo coeso e, soprattutto, una piattaforma perfetta per esprimere il senso della comunicatività e della sfida creativa nel modo più viscerale. Dopo oltre sessant’anni di attività, la sua forza espressiva e il suo carisma sono ancora assolutamente intatti.

 

 A Trento arriva accompagnato da un combo di ottimo livello: Tom Mc Clung al pianoforte, Wayne Dockery al contrabbasso, Steve Mc Craven alla batteria. In tutto e per tutto, le condizioni migliori per vedere all’opera uno dei personaggi più importanti e profondi nella storia della musica contemporanea. La sua discografia è sterminata, si estende dai primi anni ’60 ad oggi. Dovendo scegliere un album simbolo, la scelta puà cadere su “Attica Blues”: un lavoro che non dovrebbe mancare in nessuna collezione discografica di un buon appassionato di musica, andando oltre – come succede ai capolavori – ad ogni categorizzazione di genere. Davvero: il titolo di leggenda, nel caso di Shepp, non è assolutamente abusato.

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