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La memoria dal lager al San Marco

Domani, 31 gennaio, le iniziative che ricordano l'Olocausto proseguono con lo spettacolo scritto da Massimo Lazzeri che lo interpreta assieme a Filippo Fossa e Adele Pardi, (autrice anche delle musiche)., Con "Fuga da Auschwitz" un nuovo viaggio nella storia dell'orrore attraverso recitazione e musica

Pubblicato il - 30 gennaio 2018 - 08:42

TRENTO. Con “Fuga da Auschwitz” al Teatro San Marco continuano gli appuntamenti dedicati alla Giornata della Memoria. Come far fronte ai “vuoti di memoria” che troppo spesso definiscono il nostro rapporto con la storia? E come costruire futuro, senza solide basi che arrivano dal passato e che offrano strumenti per evitare di ripetere gli stessi errori? Spesso a rispondere a queste domande ci pensa l'arte.

 

 Il teatro offre infatti risorse utili, raccontando storie, mettendo in scena narrazioni che attraverso l'empatia possono essere vissute e sentite più vicine assolvendo così un'importante funzione civile. Su questi presupposti è nato lo spettacolo Fuga da Auschwitz, una produzione del Teatro delle Quisquilie, in scena a Trento al Teatro San Marco domani il 31 gennaio alle ore 21 e in replica per le scuole martedì 30 alle 8.45 e 10.15, mercoledì 31 alle 8.30 e 11.00, in occasione della Giornata della Memoria.

 

 Lo spettacolo è  scritto da Massimo Lazzeri e Filippo Fossa, diretto da Lazzeri e interpretato da entrambi con Adele Pardi. In scena tre attori e musicisti che recitano e suonano, in una narrazione scandita da due importanti ingredienti della cultura ebraica che trovano ampio spazio anche nello spettacolo: la musica e l'ironia. Il ritmo è incalzante, la suspance non manca; luci e suoni, parole e note, strumenti musicali e voci si fondono, per essere testimonianza del passato e messaggio di pace per il futuro.

 

  È l’aprile del 1944. Due ebrei slovacchi, Rudolf Vrba e Alfréd Wetzler, riescono a fuggire dal lager di Auschwitz-Birkenau e dettano ai capi della comunità ebraica un rapporto dettagliato e preciso sullo sterminio e sul folle progetto della “soluzione finale”, nella speranza di arrestare i terribili piani di Adolf Eichmann. La storia seguì un corso diverso e i treni carichi di deportati continuarono a viaggiare, portando centinaia di migliaia di persone verso le camere a gas.

 

 Prendendo spunto dagli scritti degli stessi Vrba e Wetzler, in particolare da “I protocolli di Auschwitz”, lo spettacolo veicola informazioni rigorose dal punto di vista storico, ma soprattutto racconta la storia di un’avventura verso la sopravvivenza e, oltre, verso la testimonianza di orrori che si devono raccontare. La storia di due ragazzi, uguale a quella di milioni di altri esseri umani, dei sogni che non sono diventati realtà e della realtà che è diventata incubo, ma soprattutto della speranza che, attraverso la loro fuga e la loro parola, troverà a sua volta una strada per manifestarsi.

 

 Rudolf Vrba fu deportato dalla Slovacchia il 14 giugno del 1942, all'età di 18 anni. Giunto ad Auschwitz, gli venne assegnato il ruolo di raccolta dei “dati personali” degli  altri  prigionieri.
 Assistere alla morte atroce cui venivano destinati uomini, donne e bambini innocenti sconvolse il giovane prigioniero. Vrba decise di scrivere in segreto un rapporto, che riportasse la numerazione progressiva dei contingenti di prigionieri che arrivavano al campo, le statistiche dettagliate dei morti, la nazione di provenienza. Poi, a partire dall'inizio del 1944, cominciò ad elaborare un piano di fuga per portare a conoscenza dei governi europei il terribile massacro che il regime nazista stava perpetrando «su scala industriale». Il 7 aprile 1944 Rudolf scappò insieme ad Alfréd ("Fred") Wetzler. Dopo una fuga a piedi di quasi tre settimane, durante la quale i due fuggiaschi rischiarono più volte di essere catturati, giunsero salvi in madrepatria.

 

 Il “rapporto Vrba-Wetzler” iniziò a circolare tra il 27 e il 28 aprile 1944. La speranza di Vrba era che gli ebrei ungheresi si rivoltassero contro le SS prima che fossero caricati sui treni della morte. I leader ebrei magiari si mossero in ritardo. Comunque, del milione di persone destinate alle camere a gas, ne morirono «soltanto» 400.000. Scritto nell'aprile 1944, “I protocolli di Auschwitz” è il primo documento in assoluto sui campi di concentramento nazisti.

 

 

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