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Ma quanto è difficile "l'altra" famiglia

La rassegna di teatro di tendenza che il Centro Santa Chiara propone al Melotti questa sera offre importanti spunti di riflessione con lo spettacolo "Geppetto e Geppetto" di Tindaro Granata che ha vinto il premio Ubu nel 2016. Due padri e un figlio "costruito". L'amore  e la "mancanza". Lo scontro. Un'analisi lucida, attuale, importante: ironica e serissima.

Pubblicato il - 31 gennaio 2018 - 07:44

ROVERETO. E'’ in calendario  questa sera, mercoledì 31 gennaio, al Teatro-Auditorium “Fausto Melotti” un nuovo appuntamento con la rassegna “Altre Tendenze” che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone a Trento e Rovereto nell'ambito della Stagione di Prosa 2017/2018. Il terzo dei cinque spettacoli programmati nella sala teatrale della Città della Quercia porterà sulla scena «GEPPETTO E GEPPETTO», una scrittura teatrale di Tindaro Granata che ne ha curato anche la regia e che figura pure nel cast degli interpreti.

   Lo spettacolo racconta di Tony e Luca, due ragazzi che stanno insieme da diversi anni: sono una famiglia. Ma se per essere una famiglia felice può bastare  che due persone si amino, per essere una famiglia “davvero” felice c’è bisogno di portatori sani di gioia: i bambini. Tony, infatti, vuole diventare padre e, anche se Luca preferirebbe invece aspettare, i due vanno in Canada e, come il primo papà single della storia di tutte le storie – Geppetto – “costruiscono” il loro piccolino con la pratica di procreazione G.P.A. (Gestazione per Altri). E così “Geppetto e Geppetto” possono tornare in Italia con il loro figlio, Matteo.

  Dopo i primi gioiosi anni dell’infanzia, alla morte di Tony, padre biologico, Matteo affronta un duro periodo e crescendo comincia a rifiutare l’affetto dell’altro padre che lo ha cresciuto ma con il quale, per legge, non ha alcun legame di sangue. Questa condizione di figlio non riconoscibile finirà per fargli rinnegare tutto l’amore ricevuto. E così, nel giorno del ventennale della scomparsa di Tony, Matteo rivendica qualcosa all’altro padre, Luca, vomitandogli addosso tutto quello che gli ha causato crescere in una famiglia non “normale”

 

  Lo accusa di qualcosa che è mancato. Luca si difende ma, qualsiasi cosa dica, agli occhi di Matteo sbaglia. I due si scontrano e si odiano, si ammazzano di botte, urlano e spaccano mobili, lasciando l’uno alla solitudine dell’altro.

  «Questa – scrive Tindaro Granata – non è la storia universale di tutti i figli nati da coppie omosessuali. Non è la storia di una bandiera spinta dal vento del “pro” o da quello del “contro”, chi se ne frega! Questa è la storia di un papà che vuole fare il papà e di un figlio che vuole fare il figlio: tra i due, all’apparenza, manca solo una mamma. È la storia di uno scontro tra due uomini, uno giovane e uno adulto, che cercano entrambi il riconoscimento di una paternità, che non può avere la stessa funzione che ha in una famiglia eterosessuale. E’ il desiderio di un Geppetto di farsi amare da un figlio che non è sangue del suo sangue, ma generato dal seme del proprio compagno. E’ il desiderio di un ragazzo di ritrovare una figura paterna, vissuta nell’assenza di una figura materna, che lo possa accompagnare nel mondo degli adulti senza il peso della mancanza.»

  Tindaro Granata spiega di aver scritto questo testo dopo aver incontrato, discusso e ragionato, nei bar vicino casa e alla stazione Centrale di Milano, insieme a persone alle quali ha rubato pensieri, dubbi, certezze, paure, stereotipi, dolcezze, comprensioni, rabbia, tolleranza, disinformazione, odio e amore. E tante frasi e tante parole. Persone incontrate sul tram oppure per strada, al parco giochi dove le mamme e i papà portano i loro piccoli a giocare.

 

 Persone incontrate sul “Freccia Rossa” Milano/Napoli, su quello Milano/Roma, e infine parlando per quasi quattro ore con una certa signora Concetta Procopio, sul bus di ritorno da Castrovillari il 2 giugno 2015.
     

  «GEPPETTO E GEPPETTO» è stato co-prodotto da Teatro Stabile di Genova, Festival delle Colline Torinesi e Proxima Res. Sono in scena, accanto a Tindaro Granata, Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea e Roberta Rosignoli. Cristiano Cramerotti ha curato le luci ed i suoni e Micaela Sapienza i è occupata dei movimenti di scena.   Lo spettacolo è valso a Tindaro Granata il Premio UBU 2016 quale miglior novità drammaturgica e ha conquistato anche i Premi “Hystrio Twister” e “Franco Enriquez”. Ad Angelo Di Genio è andato il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per l’interpretazione del personaggio del figlio Matteo.
       

  «Un percorso ancora giovane quello dell’autore e interprete siciliano – commenta Renato Palazzi – eppure di grande maturità artistica, capace di coniugare la lucida e spietata lettura del presente con la capacità di trasporla in una scrittura quanto mai efficace.» Per Eugenia Romanelli de Il Fatto Quatidiano lo spettacolo, proposto sul palcoscenico senza effetti speciali, è incredibilmente attuale: «non perché racconti di una minoranza, ma perché la minoranza di cui racconta può simbolizzare e rappresentare le nuove paternità, ossia quegli uomini che fanno i genitori in famiglie ricomposte, o che hanno figliato con donazione di seme: dicevamo, quasi la metà dei padri italiani.

 

Alla fine della pièce, ciò che emerge è che le emozioni in ballo per chi desidera diventare genitore sono esattamente le stesse in ogni padre. Lo spettatore può chiudere il cerchio a piacer suo, interpretando e trovando una personale opinione sul tema, ma di sicuro 'Geppetto e Geppeto' ci convince che generare è una pulsione irrazionale e violentissima e ingaggia tutte le energie e le risorse di una coppia, sia essa etero, omo, sterile o no.»

        

 

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