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Un doppio Celestini in offerta speciale

Domani a Meano e giovedì a Pergine due spettacoli dell'istrionesco attore e regista proposto nelle stagioni organizzate da Aria Teatro. A Meno va in scena Laika, con un improbabile Gesù protagonista. A Pergine invece  sarà la volta di Pueblo con la cassiera che si fa regina. Il messaggio: identificarsi con gli ultimi che vivono la stessa condizione umana

Pubblicato il - 30 gennaio 2018 - 08:19

MEANO- PERGINE. Doppio Celestini. Doppio monologo, con musica di sfondo, per un istrione del palco che non si tira indietro quando si tratta di affrontare i “temi scomodi” del vivere civile in una società sempre più incivile.

 

 Ascanio Celestini non è esattamente un “prendi due e paghi uno” nella proposta di Aria Teatro, il sodalizio che gestisce tanto il teatro di Pergine quanto quello di Meano. La doppia ma diversificata performance di Celestini è tuttavia in offerta speciale se è vero che sarà garantito ampio sconto a chi acquisterà entrambi i biglietti per gli spettacoli di domani sera a Meano e giovedì sera a Pergine.

 

 A Meano andrà in scena – domani appunto – “Laika”, testo di e con l’Ascanio e con Gianluca Casadei alla fisarmonica. Da segnalare la voce fuori campo dell’attrice Alba Rohrwacher. “Oggi ci chiediamo chi sia e cosa sia Gesù, abbiamo bisogno di comprendere che tipo di domande ci farebbe lui a noi. E visto che la Chiesa non ci dà una risposta, cerchiamo di trovarla per conto nostro” dice  Celestini della sua produzione. E Così Laika racconta di un Gesù improbabile che si confronta con i propri dubbi e le proprie paure.

 

 Vive chiuso in un appartamento di qualche periferia. Dalla sua finestra si vede il parcheggio di un supermercato e il barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Con Cristo c’è Pietro che passa gran parte del suo tempo fuori casa ad operare concretamente nel mondo: fa la spesa, compra pezzi di ricambio per riparare lo scaldabagno, si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnare qualcosa.

 

 Questa volta Cristo non si è incarnato per redimere l’umanità, ma solo per osservarla e gli ha messo accanto uno dei dodici apostoli come sostegno.

Nell’appartamento questo Cristo contemporaneo non vuole che entri nessun altro, ma è interessato a ciò che accade fuori. Insomma non il Cristo che è vero Dio e vero uomo, ma un essere umanissimo fatto di carne, sangue e parole. Non sappiamo se si tratta davvero del figlio di Dio o di uno schizofrenico che crede di esserlo, ma se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità, questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

 

 Il sacrificio dell’uomo è in qualche modo accostato al sacrificio della cagnetta che dà il titolo allo spettacolo. Laika, insieme a Mushka e Albina, due altri bastardini presi a caso nelle vie di Mosca, era stata scelta per la sua docilità e per le piccole dimensioni. A lei toccò la paglia corta: fu lanciata a bordo della capsula spaziale sovietica Sputnik 2 il 3 novembre 1957. Quel giorno, l’essere vivente più vicino a Dio fu un cane.

 

 A Pergine, invece, giovedì Celestini inciterà il suo “Pueblo” a seguirlo nel monologo sul presente. Che non è un bel presente.  «Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene, un africano, facchino in un grande magazzino.

 E poi il padre di Domenica, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina, bambino anche lui, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono, si incrociano, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia, di quelli con le slot machine, dove in qualche maniera tutti finiscono.

 

 Pueblo è la seconda parte di una trilogia che comincia con Laika. In entrambi i casi si tratta di vicende di personaggi che vivono ai margini della narrazione alla quale siamo abituati. Personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade.

 

 Ignorano il potere di Dio o degli eserciti. La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa, per questo, pur essendo ai margini della società vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana». Così parlò Celestini.

 

 Violetta non è soltanto uno dei personaggi della storia, ma incarna un mondo di disillusioni, di sogni traditi e di vite vissute tra la fatica del quotidiano e la bellezza delle persone che vi si incontrano. Ancora una volta Ascanio Celestini ci trascina tra le chiacchiere di questi disperati, che poi disperati non sono se non agli occhi altrui, e ci restituisce un mondo fatto di povertà ma anche di rara bellezza, di ignoranza ma anche di atavica saggezza, e come nel miracolo finale di Laika anche qui si assisterà a prodigi straordinari che nessuno noterà.

 

 

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