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"Femminismi manifesti": 28 grafiche rielaborano i poster del femminismo anni '70. Non una di meno: "La lotta non è finita"

Inaugurata al Café de la Paix la mostra dedicata al femminismo anni '70. Nel mondo, ogni giorno, vengono uccise circa 240 donne per il solo fatto di essere donne. All'anno sono circa 90.000. In moltissimi paesi l'aborto è illegale. Anche in Italia l'obiezione di coscienza raggiunge livelli altissimi. Daniela Tonolli: "C'è ancora un enorme problema di linguaggio quando si parla di violenza di genere"

Pubblicato il - 25 settembre 2019 - 19:49

TRENTO. È stata inaugurata ieri pomeriggio, martedì 24 settembre, al Café de la Paix, la mostra "Femminismi manifesti".

L'esposizione, ideata e organizzata da Non una di meno-Vicenza, è stata presentata al pubblico, per la prima volta, alla fine del 2018 all'interno di un festival femminista che il collettivo vicentino organizza tutti gli anni. Ora i loro manifesti sono sbarcati a Trento.

 

 Non una di meno ha recuperato, spulciando negli archivi italiani, tutti i manifesti del femminismo degli anni '70. Ha poi proposto a 28 grafiche di rielabolarli mantenendo, però, il testo originale. Tutti i manifesti esposti sono acquistabili (e, credetemi, ne vale davvero la pena).

 

"Ma perché l'esigenza di riproporre dei manifesti del femminismo anni '70?", si chiede Daniela Tonolli del comitato trentino Non una di meno. "Innanzitutto perché il femminismo degli anni 70, detto di seconda ondata, è stato un movimento estremamente importante. Ha introdotto, ad esempio, il concetto di patriarcato come sistema di oppressione, un sistema dove la classe degli uomini opprime la classe delle donne. E questo è un dato di fatto. Le tematiche per cui si lottava allora sono ancora tremendamente attuali".

 

"Un paio di dati impressionanti: nel mondo, ogni giorno, vengono uccise circa 240 donne per il solo fatto di essere donne. Fate i conti. In un anno sono 90.000 circa".

"Il femminismo degli anni '70, poi, a differenza dei movimenti che l'hanno preceduto, ha lottato per l'emancipazione della donna e non più per la parità dei sessi. Ha lottato per l'aborto e, quindi, per l'autodeterminazione".

 

Di aborto se ne discute sempre, e sempre di più. Proprio una settimana fa, a Verona, il comitato No194 è sceso in piazza per chiedere l'abrogazione della legge che l'ha reso legale in Italia (QUI ARTICOLO).

 

"Ad oggi ancora non si può dire che sia un diritto per tutte - continua Daniela Tonolli. Anzi, ci sono ancora molti paesi dove è vietato. Pensiamo, ad esempio, a El Salvador dove le donne rischiano trent'anni di carcere se interrompono la gravidanza. In italia abbiamo un'obiezione di coscienza scandalosa. Le percentuali di obiettori sono altissime: in alcune regioni le donne sono costrette a spostarsi altrove perché non trovano medici che pratichino aborti. L'obiezione di coscienza è una violenza che il professionista esercita sul corpo della donna. Non si può chiamare in nessun altro modo".

 

La lotta del movimento femminista non è finita. Non una di meno si batte contro la violenza degli uomini sulle donne e per l'autodeterminazione di quest'ultime.

La scelta di tenere le stesse parole usate nei manifesti originali è importante. "C'è ancora un enorme problema di linguaggio quando si parla di violenza di genere", continua Tonolli. "Abbiamo ancora un grosso problema con il sessismo del linguaggio. Basti pensare ai termini che vengono usati dalla stampa quando vengono raccontati femminicidi, violenze o stupri. Si pensi anche a casi di cronaca recente, come quello di Elisa Pomarelli e del suo carnefice chiamato, da più testate, 'il gigante buono'. Inconcepibile".

 

Il sogno del comitato vicentino di Non una di meno è quello di ampliare l'esposizione con manifesti degli anni '80 e '90 e, soprattutto, di portare la mostra in giro per tutta Italia.

 

La mostra rimarrà al Café de la Paix fino al 3 ottobre. Il 5, poi, si sposterà a Rovereto allo SmartLab (dove rimarrà fino al 12). Non una di meno-Trento ha deciso di organizzare la mostra proprio in questi giorni per celebrare (anche) il 28 settembre, giornata internazionale per l'aborto libero, sicuro e garantito.

 

Gli eventi non finiscono qui. Il 28 settembre, al The Social Stone, verrà proiettato il documentario "Vessel" (QUI TRAILER) che Women on Waves (associazione olandese che si batte per i diritti delle donne) ha girato per raccontare della nave con cui, grazie alla collaborazione di una ginecologa, solcano i mari per fare informazioni sull'aborto e per praticarlo, dove possibile. La domenica, 29 settembre, allo SmartLab, le Pupazzare terranno poi un workshop dove tutti potranno costruire la propria vulva parlante. "Una cosa che tutte voi dovreste avere in casa", scherza Daniela Tonolli.

 

 

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