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“La donna che riuscì a instaurare col proprio corpo un rapporto totalmente libero e innovativo", al via la mostra su Isadora Duncan, che sarà la prima ballerina al Mart

Approda a Rovereto l’artista californiana più influente tra coloro che crearono una danza libera dalle regole del balletto: ritratta in 170 opere e documenti da grandi artisti del secolo scorso, aprì la strada alla liberazione del corpo femminile e alla danza moderna 

Di Linda De Carli - 18 ottobre 2019 - 16:18

ROVERETO. “L’era di Sgarbi inizia oggi”. Così il neo presidente del Mart ha accolto il pubblico nel tardo pomeriggio di giovedì 17 ottobre, in occasione della mostra “Danzare la rivoluzione. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e Novecento” che sarà visitabile fino al 1 marzo 2020.

 

L’evento infatti, inserito all’interno dell’Autunno caldo del Mart, dà il via a un dialogo tra arte antica e moderna, percorso sofisticato che si propone di portare a Rovereto nei prossimi anni artisti quali Burri e Caravaggio. Intanto però, il certamen proposto debutta con Isadora Duncan, riannodando le fila della presenza della danzatrice americana in Italia ed Europa. “Questo è il mio primo passo - dice Sgarbi - sono orgoglioso di inaugurare la mia avventura al Mart con una mostra che celebra una dea della danza, musa ispiratrice di grandissimi innovatori di arti plastiche e pittoriche”. 

 

La mostra, secondo il direttore dell'ente roveretano Gianfranco Maraniello, appartiene al Mart. Questo perché si tratta di un museo liquido, curioso, che si prefigge l’obiettivo di contribuire all’innovazione e alla scoperta del moderno, riuscendo però sempre a contemperare le influenze del passato.

 

Co-curata da Maria Chiara Giubilei e Carlo Sisi, “Danzare la rivoluzione” si propone dunque di indagare Duncan come figura estremamente influente nell’ambito artistico. Nel quadro di Plinio Nomellini del 1914, ad esempio, è catturata nel momento di massimo dolore. “Quel giorno era scesa dal Parnaso per affacciarsi agli Inferi, aveva perso entrambi i figli - racconta Sisi - Nomellini l’aveva vista danzare in riva al mare a piedi scalzi, grondante di dolore, e l’aveva ritratta in tutta la sua gestualità”. 

 

Nata in California nel 1877, a inizi Novecento era già approdata in Europa, dove classicità e tradizione si stavano affacciando le prime avanguardie artistiche. Visitò Germania, Francia, Inghilterra, mentre in Italia danzò per la prima volta nel 1902 al “Teatro Armonia” di Trieste.

 

"E’ lei la donna che riuscì a instaurare col proprio corpo un rapporto totalmente libero e innovativo” afferma Maria Chiara Giubilei. Infatti, respinse l’idea del balletto romantico, si sciolse dalla tradizione inaugurando la danza moderna. Si fece artefice di una radicale rottura con ciò che le imponeva l’Accademia, aspirando a disegnare la danza del futuro e prendendo spunto dalla plasticità dell’arte greca. Voleva donarsi alla passione, al sentimento delle Menadi e delle Baccanti: Isadora come completa devozione del corpo a natura e musica. Alcune fotografie in mostra la ritraggono in compagnia di giovani donne, quasi a voler ricreare l’atmosfera del tiaso.  

 

“Isadora Duncan libera il piede dalla punta di gesso, lo fa comunicare con la terra, si priva dei costumi stretti e opprimenti che soffocano il corpo per svelarsi in un leggero chitone” continua Giubilei. Al contempo, la sua era una battaglia silenziosa contro la società: si scagliò in favore della liberazione dei movimenti e del corpo femminile. “In questa donna c’è qualcosa che esce dalla carne e diventa poesia, si muove nella forma, e questo attrae il pubblico”, conclude il presidente del Mart. L’obiettivo, secondo Sgarbi, è quindi quello di mostrare un’arte popolare fatta di “schegge di vita”, le quali riescono a delineare l’essenza della donna e avvicinano la Bellezza al grande pubblico.

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