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Report blocca il servizio sui ''troppi dipendenti pubblici'' del Trentino? La replica della trasmissione di Rai3

Ci sono delle differenze tra le anticipazioni pubblicate in anteprima sulla bacheca Facebook di Report e quanto andato in onda nella puntata di lunedì 4 novembre nell'inchiesta intitolata "Divorzio all'italiana". La replica della trasmissione 

Pubblicato il - 11 novembre 2019 - 19:34

TRENTO. "Non c’è nessun blocco e Report certo non decide cosa mandare in onda rispetto ai commenti sui social". Questa la replica di Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione in onda su Rai3, che aggiunge: "Questo spiega la differenza tra le due versioni".

 

Ci sono delle differenze tra le anticipazioni pubblicate in anteprima sulla bacheca Facebook di Report e quanto andato in onda nella puntata di lunedì 4 novembre nell'inchiesta intitolata "Divorzio all'italiana". "Il servizio non si focalizzava sulle regioni autonome ma sul funzionamento del federalismo fiscale e sulle regole che potrebbero sovraintendere all’autonomia differenziata richiesta da Veneto, Lombardia e Emilia Romagna. Si tratta di una questione assai complessa e proprio per una logica di comprensibilità abbiamo ridotto nella versione andata in onda l’intervista al presidente Maurizio Fugatti, pur confermando quanto è ancora disponibile sui nostri social".

 

Le differenze sono quindi legate esclusivamente a ragioni di spazi e tempi. Questa la replica della trasmissione Report.

 

Gentile direttore, 

 

con rammarico scopriamo che il suo giornale si è impegnato nel poco proficuo esercizio del processo alle intenzioni. Con un articolo del 5 novembre Il Dolomiti ravvisa le differenze tra una clip tratta dall’inchiesta “Divorzio all’italiana” diffusa nelle pagine social di Report il primo novembre, contenente una intervista al presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, e la puntata andata in onda su Rai3 il 4 novembre. E le giustifica con un presunto “blocco” per evitare un “pericoloso scivolone”, determinato dai commenti negativi al nostro post. Ovviamente tutto ciò non corrisponde al vero, non c’è nessun blocco e Report certo non decide cosa mandare in onda rispetto ai commenti sui social.

 

Il servizio “Divorzio all’italiana”, infatti, non si focalizzava sulle regioni autonome ma sul funzionamento del federalismo fiscale e sulle regole che potrebbero sovraintendere all’autonomia differenziata richiesta da Veneto, LombardiaEmilia Romagna. Si tratta di una questione assai complessa e proprio per una logica di comprensibilità abbiamo ridotto nella versione andata in onda l’intervista al presidente Maurizio Fugatti, pur confermando quanto è ancora disponibile sui nostri social.

 

In ogni caso quello che il suo giornale chiama “scivolone”, ovvero la domanda del nostro cronista Manuele Bonaccorsi sul numero di dipendenti della Provincia autonoma di Trento, non solo corrisponde al vero, ma proviene da una fonte certa e autorevole come la Corte dei conti. Per completezza di informazione le giriamo i dati.

 

La provincia autonoma di Trento ha 4.543 dipendenti, 8,41 ogni mille abitanti. Quella di Bolzano 3.594, 6,81 ogni mille abitanti. La Sicilia ha 14.921 dipendenti, 2,97 ogni mille abitanti. Il Veneto 2.867 dipendenti, 0,58 ogni mille abitanti. Quindi, come diceva il nostro cronista, pur avendo la provincia autonoma di Trento poco più di un decimo degli abitanti del Veneto essa ha circa il doppio dei dipendenti pubblici. I dati sono da intendersi al netto dai dipendenti della scuola – che specificate nel vostro articolo sarebbero circa 12 mila - e di “altri contingenti di personale previsti da particolari norme provinciali”, scrive sempre la Corte dei Conti.

 

Ovviamente non si può dimenticare che la provincia di Trento svolge competenze più ampie rispetto alle Regioni ordinarie, ma il dato dei magistrati contabili è al netto di gran parte di queste funzioni e ci appare emblematico. Lo stesso discorso vale per i Comuni. Scrive sempre la Corte dei Conti: “I Comuni del Trentino-Alto Adige vantano una spesa (per il personale, ndr) pro capite nel 2017 pari a 240,30 euro, a fronte di una media nazionale di 152,93 euro”.

 

Il dato si concilia perfettamente con quello sulla spesa pubblica complessiva pro capite (fonte Conti pubblici territoriali), secondo cui la provincia di Trento ha una spesa di 15.974 euro, contro 11.608 del Veneto e una media nazionale di 12.536. Quanto queste differenze siano giustificate è questione complessa e dibattuta. Senza temere scivoloni ci torneremo presto sopra, dando alla vicenda il giusto spazio e la giusta importanza.

 

Con cordialità

Sigfrido Ranucci

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