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Abbandonarsi alla tentazione di esprimersi, anche in dialetto: ecco l'ultima raccolta di poesie del "medico-poeta" Renato Rigotti. "La bellezza libera dal dolore"

"Semplice tentazione" è l'ultima raccolta di poesie di Renato Rigotti, giunto a questa nuova fatica letteraria che raccoglie anche le sue composizioni dialettali. Medico a Bolzano nella vita, l'autore attinge dalla sua esperienza quotidiana per "sorvolare la realtà" e giungere all'essenza delle cose, ricorrendo anche al vernacolo trentino. "E' il mio modo di riconciliarmi con una terra che ho dovuto lasciare tanti anni fa per lavoro"

Di Davide Leveghi - 09 novembre 2020 - 13:48

TRENTO. “Semplice tentazione” è la nuova fatica letteraria di Renato Rigotti, medico della Valle dei Laghi trasferito da anni a Bolzano, dove ha professato e professa nelle corsie ospedaliere, da quelle di oncologia e quelle di reumatologia e di immunologia, settore quest’ultimo giunto tristemente agli onori della cronaca per la pandemia che tiene il mondo sulle spine da quasi un anno. Tutt’altro che neofita della poesia, Rigotti ha certamente plasmato la sua sensibilità poetica nell’esperienza lavorativa, in quell’umanità spesso spaventata e dolorante che si aggira per gli ospedali.

 

Non abbandonerei mai il mio lavoro, fa parte della mia carne e della mia esistenza – racconta – mi ha dato e mi sta dando tanto, perché la malattie, le patologie, sono un aspetto umano”. Non a caso, nella prefazione, lo scrittore e critico Eugen Galasso lo definisce un “medico-poeta”. “E’ una definizione enfatica – precisa Rigotti – ma è indubbio che nella mia poesia io esprima anche la mia esperienza lavorativa. Leggendomi vedo ad esempio che utilizzo dei modi di dire tipici della medicina. Nel modo in cui colgo certi aspetti della vita e dell’uomo c’è sicuramente l’influsso del mio lavoro”.

 

“Semplice tentazione” non è d’altronde il primo lavoro del “medico-poeta” Rigotti, anche se per la prima volta la sua raccolta di poesie si apre alle composizioni dialettali, vera e propria “riconciliazione” con le sue origini trentine. Dopo “Soprappensieri” (1992) e “Eh, Walter” (1999), Rigotti corona così il suo “ritorno alle origini” accompagnando alle poesie in italiano quelle nel dialetto della sua terra.

 

Il consiglio di fare una raccolta contenente anche le poesie dialettali è arrivato da Eugen Galasso, critico e letterato che fa la spola tra Bolzano e Firenze – racconta – mi sono trovato bene in questa esposizione. Semplice tentazione fa riferimento al dilemma che si vive tra il volersi esprimere e no, tra il voler scrivere e no. È un lasciarsi andare a raccogliere i propri pensieri e a mettersi in contatto con chiunque li voglia conoscere. Avevo dentro questi pensieri, è un fatto esistenziale. Andava solo fatto lo sforzo in più di trasmetterli”.

 

Ma cos’è la poesia per Rigotti?E’ sorvolare la realtà, staccarsi dal contatto troppo fisico, quotidiano e ripetitivo e fare come i vecchi contadini, che si fermano per alzare la testa, guardare il cielo e capire se riprendere il lavoro. Ognuno ha le sue capacità innate di esprimersi. La poesia è nata come mezzo per guardare dall’alto il generale, per cogliere l’universale nel particolare. Ma è anche un modo per sentirsi in pace con sé stessi, specie in questo periodo caratterizzato dalla sofferenza. È un grande aiuto, quindi”.

 

Il ricorso al dialetto, con composizioni che raccontano la quotidianità del gioco della mora così come i dolori reumatici, diviene anche scherzo, gioco che Rigotti fa con le parole e i suoni del vernacolo trentino. La poesia si fa anche divertissement. “Il divertimento è tipico in quelle dialettali, perché anche partendo dal dramma si cerca un elemento che faccia sorridere. C’è lo scherzo e c’è la riflessione”.

 

“E’ la prima volta che pubblico poesie in dialetto – conclude Rigotti – e questo perché solo negli ultimi anni mi sono riappacificato con la mia terra. Grazie alla famiglia, agli amici, sono rientrato nel luogo da cui per motivi di lavoro ero stato costretto ad andarmene. Il trentino mi dà qualcosa di familiare”.

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