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Sgarbi racconta la Danza macabra di Pinzolo: “Avevo 12 anni quando i miei genitori mi portarono qui in vacanza, questo affresco l’ho portato via con me”

Il presidente del Mart, Vittorio Sgarbi ha tenuto una conferenza davanti alla Danza macabra di Pinzolo, fra aneddoti personali e pillole artistiche non sono mancate le critiche sulla gestione della pandemia da Covid-19 e il lockdown

Foto di Paolo Bisti
Di Tiziano Grottolo - 09 agosto 2020 - 18:10

PINZOLO. “Avevo 12 o 13 anni quando i miei genitori mi portarono a Madonna di Campiglio in vacanza e con loro andai a vedere le chiese di Santo Stefano e San Vigilio. Il corteo della morte, che vedo oggi rimasto integro, l’ho portato con me”. Così Vittorio Sgarbi ha raccontato un aneddoto che lo coinvolge direttamente e lo lega, ancor prima di intraprendere la carriera di critico d’arte, alla Danza macabra di Pinzolo.

 

Il presidente del Mart infatti si trovava a Pinzolo per una conferenza, che ha registrato il tutto esaurito, voluta e organizzata dall’Azienda per il Turismo di Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena. Un evento per integrare turismo e cultura. “L’obiettivo – ha affermato afferma il presidente Tullio Serafini – è quello di valorizzare e mettere in primo piano il patrimonio storico, culturale e artistico del nostro territorio, un valore molto importante anche per il prodotto turistico e la sua diversificazione”.

 

Sgarbi, che nelle scorse settimane ha visitato le tutte le chiese della Val Rendena affrescate dai Bascheni, da Javrè, nel Comune di Porte di Rendena, fino a Sant’Antonio di Mavignola, frazione del Comune di Pinzolo, passando per San Giovanni a Massimeno, si è soffermato in particolare sulla Danza macabra affrescata da Simone II Baschenis. Il critico d’arte ha sfruttato l’occasione per ribadire il suo pensiero critico sulla gestione della pandemia da Covid-19 e il lockdown.

 

 

Per più di due mesi – ha spiegato Sgarbi – abbiamo vissuto nella paura della morte, quella morte consacrata molto bene qui, nel fregio della chiesa di San Vigilio e forse in questo dipinto, contestualizzato nel periodo storico nel quale è stato realizzato, raccontata con meno paura”. Insomma, per usare le stesse parole del presidente del Mart: “La morte è parte della vita, anche Cristo è colpito a morte. La morte è democratica. La morte è normale. È per tutti”.

 

Durante la conferenza sono state indagate le possibili connessioni tra i Baschenis, componenti della famiglia di pittori itineranti della provincia di Bergamo e Giotto, tracciando connessioni con Romanino, Fogolino, Dosso Dossi, Vivarini e Mantegna, per citare solo alcuni esempi. “L’opera artistica – ha sottolineato Sgarbi riferendosi ‘al Ballo della morte’ – è esempio di un pittura didascalica che richiama il nostro destino, dà il senso della penitenza e della preghiera. Il testo che l’accompagna è di un grande poeta che ha parlato a gente che non sapeva leggere. Sono storie di un teatro in montagna con note, se riportate al presente, jazz e rap. Nei mesi scorsi siamo stati veramente davanti a una danza macabra, speriamo di essercela lasciata alle spalle e di riprendere la danza della vita”.

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