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“Riemergere dal lockdown”: a Trento i murales di 16 giovani artisti raccontano la pandemia nel sottopasso di via Canestrini

Mascherina, cuffietta e sguardo deciso: rappresenta così il volto di un’infermiera uno dei murales che 16 giovani artisti hanno realizzato nell’ambito del Trento Film Festival. "C'è il murales di una bambina attaccata a una radice tramite il cordone ombelicale per rappresentare il fatto che anche noi facciamo parte della natura, non del cemento, e che la direzione che abbiamo preso non è delle migliori”

Di Marianna Malpaga - 05 settembre 2020 - 19:01

TRENTO. Mascherina, cuffietta e sguardo deciso. Rappresenta così il volto di un’infermiera (come ci siamo abituati a vederlo in questi mesi di emergenza sanitaria) uno dei bellissimi murales che 16 giovani artisti (tra cui Omar Garcia, Nachos, Super B2, Smoh, Mad W, Atpko, Nadia Groff, Juice, Meno, Wolce, Entropia e Comiz) hanno realizzato in via Canestrini nel sottopasso che collega l’ex Sit al centro di Trento. Le opere artistiche sono state realizzate weekend tra il 29 e il 30 agosto, nell’ambito del Trento Film Festival.

 

La forza dell’azione collettiva”, si legge proprio accanto al volto dell’infermiera. “Ho preso in prestito questa frase da un progetto a cui hanno preso parte alcuni studenti del liceo artistico Vittoria e Bonporti di Trento, che, aiutati da un filosofo, hanno ragionato sulla pandemia scrivendo poi alcune citazioni", inizia a raccontare a ilDolomiti.it Esteban Portilla, in arte “Nachos”, direttore artistico dell’evento. "Penso che questa frase racchiuda il lavoro che abbiamo fatto realizzando i murales, ma anche il grande lavoro di gruppo che è stato fatto negli ospedali per salvare vite umane”.

 

Riemergere: come possiamo uscire dal lockdown e cosa potremmo trovare all’uscita?” è il tema dell’evento, organizzato dal Tavolo Street Art di Trento, coordinato dall’ufficio delle Politiche giovanili del comune di Trento e da alcune organizzazioni che si occupano di riqualificazione urbana tramite l’arte, come Cooperativa Arianna.

 

“Di questi 16 artisti, due – spiega Maurizio Camin di Arianna – sono stati selezionati tramite un bando. Sono minorenni, e in questo modo hanno avuto l’opportunità di dialogare con altri artisti già affermati. Uno degli scopi del progetto era proprio quello di far crescere questi giovani dal punto di vista artistico”.

 

“Ci sono anche i murales di una bambina che guarda il mondo in fiamme e di un’altra che invece è attaccata a una radice tramite il cordone ombelicale", spiega Nachos. "Volevamo rappresentare il fatto che anche noi facciamo parte della natura, non del cemento, e che la direzione che abbiamo preso non è delle migliori”.

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