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Una stagione di resistenza e di ripartenza, il Santa Chiara rialza il sipario tra nuove regole e grandi passioni

Una stagione caparbia nella ricerca di una qualità che quest’anno diventa “qualità in offerta speciale”: costerà di meno, tanto di meno, allo spettatore. Sarà una stagione di passato che si tuffa nel presente, (con la rivisitazione di Shakespeare, Goldoni o Williams). Sarà una stagione di giochi di parole sapienti e sferzanti. Sarà una stagione che non fa sconti quando porta in scena il degrado famigliare e lo sconosciuto a colori dei braccianti schiavizzati. Sarà, insomma, teatro sotto diverse spoglie

Di Carmine Ragozzino - 15 settembre 2020 - 17:48

TRENTO. “Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”. Lo diceva Eduardo De Filippo. Il grande Eduardo. Se è così – ed è così - aggrapparsi al teatro nel tempo ancora più che incerto della pandemia è un modo per non farsi annichilire da timori che i quotidiani bollettini del rischio rendono legittimi. Non che le preoccupazioni vadano sottovalutate o perfino snobbate. Ma gestire al meglio il disagio sacrosanto di troppe incognite è oggi un atto libertario. Al virus si può e si deve dire “Ti rispetto, mi proteggo e proteggo gli altri. Ma non mi ridurrai ad una protuberanza del telecomando, non mi condannerai all’ergastolo casalingo per un reato mai commesso”.

 

E allora che sia teatro, così come deve essere musica, danza, arte e quant’altro sazia la mente e la rende finalmente più duttile. Più aperta. Certo non sarà, non potrà essere per chissà quanto ancora, il teatro così come lo si era metabolizzato in epoca pre-virale. Sarà un teatro meno affollato, praticamente dimezzato. Sarà un teatro distanziato per garantire più serenità. Forse non sarà un teatro comodo perché respirare emozioni da sotto una mascherina non è né bello né agile, seppure necessario. Sarà comunque teatro e lo sarà in una dimensione che potrebbe perfino mutare chi la prosa la fa e chi la prosa vuol goderla: il regista, l’attore e il pubblico.

 

Sì, perché una stagione teatrale in tempo di Covid è una sfida che in modo del tutto inedito accomunerà chi calca il palco e chi si accomoderà in platea e sui palchi. Tutti, stavolta davvero tutti, protagonisti di un atto di resistenza fatto di cultura e incontro in un momento in cui la cultura stenta più di prima ad essere considerata priorità e in cui l’incontro – protetto, si badi bene – è un antidoto salvifico alla solitudine.

 

Ecco perché la presentazione delle due stagioni di teatro del Centro Santa Chiara – (la Grande Prosa e le Altre Tendenze, entrambe allestite da Francesco Nardelli) ha una valenza che va al di là, molto al di là, dei titoli, dei temi, degli autori e degli attori. La stagione teatrale è un utile, indispensabile, grido di normalità anche se dalle caratteristiche forzatamente anormali. La normalità di farsi attrarre dal classico come dal contemporaneo. La normalità di misurarsi con il drammatico e con il comico. La normalità di non cercare solo il “grande nome” o l’ambiziosa messa in scena per i farsi intrigare anche da tanti emergenti che al teatro regalano linguaggi nuovi, intrecci e contaminazioni. La normalità di un teatro – insomma – che anche quando non “parla come mangi” sazia.

 

Lo fa con abbondanti pietanze a base di dubbi e sapori a volte indelicati. C’è poco da girarci intorno: il teatro ha una valenza sociale che oggi è ancora più irrinunciabile di ieri, (erano appena pochi mesi fa, pare un secolo). La socialità, lo scambio intergenerazionale che nel teatro è sostanza di palpabile conforto, è la missione di una stagione che giocoforza non potrà confermare i numeri record di quella che l’ente ha dovuto interrompere bruscamente. Eppure quella che tra poco andrà ad incominciare senza sapere se e come potrà finire è la stagione più importante e significativa mai organizzata dall’ente.

 

Perché? Perché è una stagione di resistenza e insieme di ripartenza. Una stagione caparbia nella ricerca di una qualità che quest’anno diventa “qualità in offerta speciale”: costerà di meno, tanto di meno, allo spettatore. Sarà una stagione di passato che si tuffa nel presente, (con la rivisitazione di Shakespeare, Goldoni o Williams). Sarà una stagione dove un presente dove l’amaro prevale troppo spesso sul dolce non verrà edulcorato ma probabilmente lascerà anche qualche spiraglio di ottimismo. Sarà una stagione cruda nel momento in cui dal palco si rievocherà la tragica “normalità” del male massimo, il male del nazismo. Sarà una stagione da ridere tra veleni, ricami e rimandi al genio di Monicelli. Sarà una stagione di esperimenti e di attenzioni al locale che non si rinchiude nei confini.

 

Sarà una stagione di giochi di parole sapienti e sferzanti. Sarà una stagione che non fa sconti quando porta in scena il degrado famigliare e lo sconosciuto a colori dei braccianti schiavizzati. Sarà, insomma, teatro sotto diverse spoglie. Teatro vestito bene e teatro vestito male. Ma teatro che “ha da dire”, tanto da dire. Un teatro che dirà quello che ha da dire con nomi “storici” della scena: Paola Gassman e Ugo Pagliai, Ottavia Piccolo, Anna Maria Guarnieri, Giulia Lazzarini, Elio De Capitani e moli altri. Un teatro che dirà quello che ha da dire anche con attori di presenza sorprendente come Tindaro Granata o Maria Occhipinti. Sarà un teatro stralunato con un Papaleo brechtiano e sarà un teatro a cento all’ora con la lingua da corsa di Bergonzoni. Forse sarà teatro e basta ma è proprio questo il bello. Il bello di tornare ad esserci nonostante e alla faccia del virus che ci vorrebbe lontani dal confronto con sentimenti vissuti collettivamente. Pare poco?

 

 

Grande Prosa.

Spetterà a due mostri sacri del teatro italiano come Paola Gassman e Ugo Pagliai il compito di inaugurare la stagione di Grande Prosa, diretti sul palco dalla giovane e pluripremiata compagnia Babilonia Teatri. Il teatro contemporaneo che dialoga con due superbi interpreti della cosiddetta scena “classica”. A fare da terreno di confronto un caposaldo della produzione shakespeariana come “ROMEO E GIULIETTA”.

 

A seguire, spazio ad un’altra coppia di grandi interpreti italiani come Luca Lazzareschi e Laura Marinoni, impegnati con “CITA A CIEGAS. (Confidenze fatali)”, spettacolo diretto da Andrée Ruth Shammah – anima e fondatrice del Teatro Franco Parenti di Milano -, costruito su incontri misteriosi e apparentemente casuali, e ispirato alla figura dello scrittore argentino Jorge Luis Borges.

 

Il programma della Grande Prosa proseguirà poi con una prima nazionale: “DECAMERON”, progetto liberamente tratto dalle novelle di Giovanni Boccaccio, che ha visto rinnovarsi la collaborazione tra TrentoSpettacoli e il regista Stefano Cordella (Lo soffia il cielo. Un atto d’amore, Giudizi Universali). Un lavoro che ha sollecitato autori e drammaturghi italiani a confrontarsi con il testo di Boccaccio, attraverso una loro personale rielaborazione, individuando le quattro proposte più convincenti per essere tradotte sulla scena.

 

A conclusione dell’anno, spazio alla nuova produzione tra Teatro Stabile di Bolzano e Teatro Stabile di Torino intitolata “PEACHUM. Un’opera da tre soldi”, ispirata a personaggi e situazioni de L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht. Ad affiancare Fausto Paravidino, qui nella triplice veste di autore, regista e interprete, un volto particolarmente noto come Rocco Papaleo.

 

Il 2021 si aprirà con “ORGOGLIO E PREGIUDIZIO”, classico della letteratura inglese scritto nel 1813 da Jane Austen, per la prima volta portato su un palcoscenico italiano da Arturo Cirillo, nuovamente a Trento dopo il recente successo ottenuto con La scuola delle mogli. Dopo Boccaccio toccherà a Valter Malosti confrontarsi con un’altra colonna portante della letteratura italiana, Carlo Goldoni. “I DUE GEMELLI VENEZIANI” è il titolo dell’opera scelta dal regista Premio Ubu 2009: un’opera divertente e trascinante, che si pone come spartiacque tra la Commedia dell’Arte e la futura commedia di carattere.

 

Il nuovo anno proseguirà con “LO ZOO DI VETRO”, opera di chiara impronta autobiografica del drammaturgo statunitense Tennessee Williams, che vede coinvolti due giovani talenti del teatro italiano: l’attore Tindaro Granata, Premio Ubu 2016 per Geppetto e Geppetto, e Leonardo Lidi, regista emiliano, capace con questo lavoro di conquistare la sezione College che la Biennale Teatro di Venezia dedica ai giovani registi under 30. Di particolare intensità il testo portato in scena da Stefano Massini con la regia di Mauro Avogadro, prodotto da Teatro Stabile di Bolzano e Teatro Stabile del Veneto: “EICHMANN. Dove inizia la notte” è un atto unico interpretato da Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon che, partendo dagli atti del processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, si interroga sul senso del male.

 

Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini saranno invece le protagoniste di “ARSENICO E VECCHI MERLETTI”, autentico capolavoro della comicità teatrale scritto da Joseph Kesselring. Due magnifiche interpreti del teatro italiano, dirette da Geppy Gleijeses, per una commedia brillante e divertente dedicata a Mario Monicelli.

 

A chiudere la programmazione, altri due maestri del palcoscenico nazionale come Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani alle prese con “DIPLOMAZIA” del drammaturgo francese Cyril Gely. Il testo si concentra sulla capacità di dialogo tra il generale nazista von Choltitz, incaricato da Hitler di radere al suolo Parigi, e Raoul Nordling, diplomatico svedese a cui spetta il compito di difendere la città e le sue innumerevoli opere d’arte. Due uomini che hanno avuto il coraggio di anteporre l’umanità e il buonsenso alla politica, salvando Parigi e le sue meraviglie, e cambiando di fatto le sorti della storia.

 

 

Altre tendenze.

Altrettanto ricca di qualità nei testi e negli interpreti anche la programmazione di Altre Tendenze, dedicata alle proposte più alternative e sperimentali della scena nazionale. La Stagione prenderà il via con il recupero di uno spettacolo annullato lo scorso marzo: un avvio nel segno della comicità surreale e tagliente di Alessandro Bergonzoni ed il suo “TRASCENDI E SALI”, monologo con cui l’artista bolognese torna a Trento per riflettere su alcuni grandi temi sociali, invitando anche il pubblico a “trascendere e salire” con lui.

 

Secondo appuntamento con “DA PROMETEO. Indomabile è la notte”, un lavoro di Oscar De Summa (che ne è anche interprete insieme alla Premio Ubu 2019 Marina Occhionero), che rilegge in chiave moderna il mito di Prometeo.

 

SUPERMARKET. A modern musical tragedy” è invece uno spettacolo di Gipo Gurrado che, tra musiche e rumori ripresi dalla realtà, pone una lente di ingrandimento sulle tipologie di persone che “abitano” un supermercato. Uno spaccato della nostra società, tra risate tragicomiche e poesia. Il cartellone proseguirà con “FEDELI D’AMORE. Polittico in sette quadri per Dante Alighieri” di Marco Martinelli con il Premio Ubu Ermanna Montanari. A 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, Martinelli dipinge sul palco sette “quadri” dedicati agli ultimi momenti di vita del poeta, fuggito dalla sua città e ora in esilio in preda alla febbre malarica.

 

Torna in regione anche Daria Deflorian, nuovamente in coppia con Antonio Tagliarini. L’attrice e drammaturga nata a Tesero sarà protagonista sul palco del “Melotti” con la regia di “CHI HA UCCISO MIO PADRE”, adattamento teatrale dell’opera del giovane e talentuoso scrittore francese Edouard Louis, incentrata sul suo tentativo di ricucire il rapporto con il padre, un maschilista alle prese con un figlio omosessuale.

 

Sesto appuntamento con l’evocativo “MEPHISTOPELES. Eine Grand Tour”, ultimo lavoro di Anagoor, compagnia vincitrice nel 2017 del Leone d’argento alla Biennale di Venezia, che fa ritorno a Rovereto con uno spettacolo in cui racchiude il materiale video raccolto tra il 2012 e il 2020, musicato live dall’elettronica di Mauro Martinuz. Un viaggio nel viaggio, attraverso le immagini dei tanti lavori prodotti in questi anni dal collettivo veneto.

 

Dopo quello di Bergonzoni, un altro spettacolo torna in cartellone per questa nuova stagione di Altre Tendenze dopo essere stato annullato nei mesi scorsi. “JACQUES E IL SUO PADRONE”, questo il titolo del lavoro prodotto dalla compagnia trentina Emit Flesti, tratto dall’unica opera teatrale di Milan Kundera. La commedia, esplicito omaggio allo stesso Kundera e a Denis Diderot, mette in scena le vicende di diciotto personaggi (interpretati da sei attori), in una danza scenica tra gioia, vicende amorose e festosità, per ricordarci di non prenderci troppo sul serio.

 

Di ben poche presentazioni ha bisogno la protagonista dell’ottavo appuntamento: Emma Dante. La regina siciliana del teatro italiano (che recentemente è stata in concorso al Festival di Venezia con il film Le sorelle Macaluso), torna a Trento con la sua ultima opera, “MISERICORDIA”, un atto unico che mette al centro le miserie di una complessa situazione familiare, esplorando l’inferno di un degrado terribile, sempre più ignorato dalla società.

 

Di strettissima attualità anche il penultimo appuntamento in stagione, “RADIO GHETTO_Voci libere”, progetto teatrale che porta sul palco l’esperienza di Radio Ghetto, radio partecipata da e per le comunità di braccianti stranieri che vivono nelle campagne dell’agro foggiano. Lo spettacolo è stato scelto da una commissione di “Visionari” trentini (progetto 33 Trentini), collegati al più ampio progetto promosso dal Kilowatt Festival di San Sepolcro.

 

La stagione si chiuderà infine nel segno di Angela Demattè. La drammaturga trentina sarà protagonista con una nuova rilettura del “PIGMALIONE” di George Bernard Shaw. Un capovolgimento dei generi che vede una grande intellettuale e studiosa (Elisabetta Pozzi) impegnata ad educare un ragazzo povero, emarginato perché non sa parlare correttamente l’italiano.

 

BIGLIETTI E ABBONAMENTI.

Per quanto riguarda le modalità di partecipazione agli spettacoli, a causa della riduzione della capienza dei teatri (operata per ottemperare alle disposizioni previste anti Covid-19) che ha comportato una ridefinizione dei posti effettivamente disponibili, non possono più ritenersi valide le modalità effettuate fino allo scorso anno.

 

Le categorie di prezzo scenderanno così a due, con i palchi laterali (posti davanti) che avranno lo stesso costo dei posti in galleria (posti dietro dei palchi centrali e loggione). Rimane valida solamente la riduzione per gli under 26. Per la stagione Grande Prosa 2020/2021 sarà quindi possibile, per il momento, sottoscrivere un abbonamento comprensivo di quattro spettacoli (fino al 31 dicembre 2020) ad un prezzo che oscilla tra i 25 e i 60 euro.

 

Si informa che ai possessori del vecchio abbonamento sarà concesso diritto di prelazione sulla nuova sottoscrizione, che potrà essere esercitato a partire da sabato 19 settembre 2020. Per tutti gli altri, invece, sarà possibile sottoscrivere un abbonamento a partire da sabato 3 ottobre 2020. Gli abbonamenti saranno acquistabili presso le casse del Teatro Auditorium (lun-sab, 10-13, 15-19).

 

I biglietti saranno invece disponibili ad un costo tra gli 8 e i 20 euro, con la novità del “Palco congiunti a teatro”: per chi potrà dimostrare attraverso un’autocertificazione di essere congiunto, sarà infatti possibile acquistare l’intero palco ad un prezzo di 55 euro (4 o 5 posti), a partire da sabato 3 ottobre 2020.

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