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Extinction Party, le maschere di Carnevale invadono il Muse

L'evento si svolge dalle 20 alle 24. L'ingresso è gratuito se il partecipante si reca al Museo delle Scienze in maschera, altrimenti costa 3 euro. Un rituale di socialità a contatto con arte, scienza e gusto, un Carnevale immaginato per stare insieme, gustare, ascoltare, danzare e sorridere all’interno di un contesto immaginifico ed extra ordinario

Di Carmine Ragozzino - 25 febbraio 2017 - 10:31

TRENTO. C’è festa e festa. C’è museo e museo. C’è Carnevale e Carnevale. C’è – per fortuna – anche un sussulto d’azzardo nell’offerta locale. E così si cerca di  far virare l’allegria – pur sempre utile – verso stimoli meno tradizionali del binomio maschera-coriandolo.

 

Capitano, invece, anche altri stimoli: seriamente faceti. E un po’ più intriganti. E dunque ecco che va in scena – sì perché in fondo di spettacolo pur sempre trattasi - un Carnevale atipico. Un Carnevale a sfondo scientifico. Laddove – scherzosamente ma mica poi tanto per scherzo - la scienza sperimenta però una forma di divulgazione popolare. O, semplicemente, meno esclusiva. Divulgazione: dotta sì - perché altrimenti sarebbe banalizzazione - ma democratica. Insomma, una divulgazione alla curiosa portata di chi non bazzica i trattati e chi li tratta. Una divulgazione che sfrutta ogni occasione del calendario.

 

Al Muse questa sera è programmato dunque Carnevale che in barba al titolo cerca di stare lontano dalla via dell’estinzione. L’estinzione, cioè, delle buone idee. Via dall’estinzione  di una sana e corroborante originalità. Scorrendo il fitto programma che inizia alle 20 e s’attrezza a tirar notte – in realtà la mezzanotte - si conferma che al museo accalappia indigeni e turisti non sai va Piano in fatto di irritualità. Si saranno pure estinti certi animali che hanno fatto la preistoria e fanno la storia recente del Muse, ma è tuttavia viva e vegeta la formula della creatività ad uso scientifico. Una creatività aggregante, che sta a cuore al conductor del Muse, Michele Lanzinger, e alla sua squadra affiatata.

 

 Il Carnevale al Muse si chiama 'Extinction party'. S’aggancia – furbata sì, ma positiva – ad una mostra in corso: 'storie di catastrofi ed altre opportunità'. La storia, appunto, delle estinzioni.  Quelle estinzioni che volendo divagare – con drammaticità – si potrebbero allargare alla fine del buon senso e della convivenza. Sono le estinzioni dei valori che tra egoismi e rigurgiti razzisti stanno ammazzando il mondo dei singoli e delle comunità.

 

Ebbene, chi parteciperà – prevedibilmente in tanti – è chiamato dal Muse anche ad estinguere ogni aspetto 'noto' e rituale della festa. Occorre, infatti, far emergere l’arcobaleno degli 'strati d’animo' . Gli 'strati d’animo' del  coinvolgimento. E come si fa? Come si farà? Giocando. Anzi, invitando a giocare con la 'scienza del divertimento', all’insegna dell’inedito. Tra quiz, musica dei dee jay perfino in battaglia ritmica tra loro, luci, balli e quel che sarà se il pubblico accetterà di fare il protagonista. Se saprà farsi prendere, appunto, dagli 'strati d’animo' di una stranezza e di una scoperta da vivere collettivamente.

 

Gli 'strati d’animo' – che sono tanti come tanti sono i sentimenti – sembrano dover aprire diversi orizzonti insieme sociali e scientifici: dalla responsabilità all’opportunità, dal cambiamento alla paura, dal futuro al passato, dall’equilibrio alla consapevolezza fino al ritmo. Ma occhio. Non è che il Carnevale al Muse sarà un immersione tra filosofia o sociologia, seppur in maschera.

 

I 'grandi temi' ci sono. Ma si articolano – qui sta l’intuizione - nella leggerezza. Esempio? Il quiz, chissà se diventerà quizzone, per scoprire le stramberie dei nomi scientifici degli animali. Oppure l’approfondimento sull’abbigliamento storico da montagna che in teoria potrebbe suggerire a qualche buontempone un travestimento da Otzi. O, ancora, la proposta al pubblico di cimentarsi in un Bartezzaghi delle impressioni invitandolo a scrivere parole che rappresentano il contrario di estinzione dopo opportuna visita alla mostra in questione. E sarà curioso anche fissare le facce di chi – altro strato d’animo – verrà invitato a dir la sua sui trilobiti e sui fossili, affidando per una volta al cellulare un ruolo social-scientifico.

 

Ruolo inconsueto: più ostico ma più formativo di un banale 'like'.  Se poi non bastasse, ecco una specie di 'singing in the rain' da serra tropicale. Visita sotto la pioggia per i più temerari: così viene spiegato nel programma della festa dopo aver indicato tappe suggestive anche sui basilischi o sulla banca del germoplasma.

 

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi: ma dove è mai la festa? La festa – se si coglierà la sfida – è un’invenzione affidata ai partecipanti. Al Muse entreranno gratis se si travestiranno da cima a fondo, senza il trucco di un semplice trucco. Altrimenti pagheranno tre euro, che è quisquiglia considerando che è previsto pure un happy hour con annessi aperitivo e stuzzicheria.

 

Ma nell’'Extinction Party' a stuzzicare non sono le tartine. E’, semmai, una concezione moderna: un museo da vivere piuttosto che da visitare. Un museo da vivere  in compagnia. Un museo che resta museo con tutti i crismi,  ma che si è tolto fin dall’inizio il velo della sacralità respingente. Al Muse gli eventi sono di casa, compresi quelli apparentemente estemporanei che spaziano nei più diversi territori culturali: dalla musica alla prosa, dalla letteratura alla perfomance. Insomma, il Muse continua ad essere un punto di riferimento in cui l’interattività perde spesso l’inter e diventa attività, partecipazione, cittadinanza delle idee e delle esperienze come quelle, in questo caso, della scenografa Campisi, del light designer Detassis e dei Teatri Soffiati di Kogoj & C.

 

Il Muse è attività –  a volte perfino frenetica- di chi propone. Ed è, soprattutto, l’attività di chi è invitato a frequentarlo non solo nei momenti di esposizione e di didattica.  Carnevale è Carnevale, dunque libertà di festa. Ma al Muse la festa sembra poter contare oltre che sugli ingredienti classici - (della musica, del ballo, della prosa e delle pose, delle architetture luminose) -  anche su un 'luogo' indubitabilmente 'extra-ordinario'. E allora la festa rischia di essere davvero un’altra festa. E quando un museo – il Muse - si organizza e si propone quasi ogni giorno come museo 'extra ordinario' anche il Trentino – deo grazia – diventa un po’ meno prevedibile e un po’ meno provinciale.

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