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"Ecco come ho ritrovato un Caravaggio. Quando lo osservo mi sento perduto, inerme, ma anche euforico"

Intervista con il responsabile del ritrovamento del presunto Ecce Homo di Caravaggio. L'opera si trovava in una casa d'aste di Madrid e stava per essere battuto con una base d'asta di 1.500 euro. Di Pinto: "Mi ha colpito subito, dandomi quelle sensazioni che solo il Caravaggio può dare, e ho capito di aver trovato qualcosa di unico"

Di Mattia Sartori - 16 aprile 2021 - 20:17

MADRID. Immaginate di studiare il catalogo di una casa d’aste quando all’improvviso un dipinto cattura la vostra attenzione. È la drammatica immagine di un Cristo flagellato, un quadro che urla la sofferenza del suo soggetto, sottolineando la sua umanità, ma aprendo allo stesso tempo un collegamento col divino. A molte persone queste sensazioni potrebbero non rivelare nulla di particolare, ma questo non è il caso per Antonello Di Pinto.

 

Di Pinto è un professore di storia dell’arte, scrittore, artista, intermediario e grande studioso di opere d’arte. A lui il quadro urlava una cosa sola: “Mi dipinse il Merisi”. Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, è riconosciuto come uno dei più grandi artisti della storia e rinvenire un suo dipinto ancora sconosciuto è un evento raro e di estrema rilevanza per il mondo dell’arte.

 

“Ho notato l’opera lo scorso 15 marzo – racconta il professore -. Si trovava all’interno del catalogo di una casa d’aste di Madrid. Mi ha colpito subito, dandomi quelle sensazioni che solo il Caravaggio può dare, e ho capito di aver trovato qualcosa di unico, tanto che il giorno stesso l’ho detto a mia moglie, anche se lei in principio non mi ha creduto”.

 

Per tenere sotto controllo la situazione Di Pinto offre 1.500 euro, la base d’asta, in modo da essere informato in caso di altre offerte e nel frattempo manda delle immagini dell’opera ad un gallerista di Milano, a uno studioso (di cui non vuole rivelare il nome per questioni di privacy) e all’amico Vittorio Sgarbi.

 

 

“Lo studioso mi disse che andrebbe esaminato una volta pulito – spiega Di Pinto -, ma che dalle immagini a lui sembrava il lavoro di un giovane Mattia Preti o di uno dei caravaggisti romani del 1630. Comunque si rese disponibile per eventuali ulteriori analisi. Completamente diversa fu la reazione di Vittorio, che mi chiamò alle 3 notte (questi sono i suoi orari) e mi disse “Hai trovato un Caravaggio”. Per me quella semplice frase è il culmine della vicenda, non avrei potuto essere più felice”.

 

Ma di quale opera di Caravaggio si tratta? Secondo Di Pinto e Sgarbi sarebbe l’Ecce Homo, un’opera che finora si credeva fosse conservata al Palazzo Bianco di Genova. Per Antonello la copia canonica non avrebbe nulla a che vedere con il Merisi. Si sa che il dipinto venne commissionato a tre artisti differenti da Monsignor Massimi nel 1628: uno al Passignano, uno al Caravaggio e uno al Cigoli. Quest’ultimo piacque di più all’ecclesiastico, che lo scelse per tenerlo con sé. La copia del Passignano andò perduta e quella del Caravaggio invece finì in Spagna. Tutto questo è documentato da scritti dell’epoca.

 

Secondo Di Pinto l’opera sarebbe poi passata di mano in mano fino a giungere alla casa d’aste di Madrid, quasi quattrocento anni dopo, dove è stata erroneamente attribuita a Josè de Ribeira e messa all’asta a partire dalla modica cifra di 1.500 euro. Dopo le affermazioni di Sgarbi e Di Pinto la voce ha iniziato a circolare e l’interesse del mondo dell’arte è aumentato esponenzialmente, tanto che il 7 aprile il dipinto è stato ritirato dalla vendita e relegato nel caveau della casa d’aste dove attende i necessari accertamenti da parte delle autorità. Se si trattasse veramente dell’Ecce Homo si parlerebbe di centinaia di milioni di euro, delle cifre da capogiro.  

 

A me non interessa il valore economico – afferma Di Pinto – sono interessato solo alla scoperta. Preferisco sapere di aver riscritto una pagina perduta della storia dell’arte, di aver spinto il mondo ad approcciare nuovamente il lavoro del Merisi. Per quanto riguarda la sua autenticità poi, io non ho dubbi. Le sensazioni che mi dà questo dipinto le può dare solo un Caravaggio. Quando ne osservi uno ti senti perduto, povero, inerme, ma allo steso tempo euforico. Questo genio dell’arte aveva trovato il modo di mettersi in contatto con forze imprevedibili dell’universo e di esprimere questo collegamento sulla tela. È come mi disse una volta Mogol: La creatività è Dio e noi siamo solo parabole riceventi. La parabola di Caravaggio riceveva in modo chiaro, cristallino. Riceveva l’energia pura di Dio e dell’Universo e la traduceva in colori e pennellate, imprimendo sulla tela un indelebile canale di comunicazione col divino di cui l’osservatore può servirsi. Questo è il motivo per cu viene considerato un genio”.

 

 

Ripeto – prosegue -, io parlo di sensazioni, le analisi della tecnica le lascio a qualcun altro, perché alla fine sono le emozioni che contano. Basti pensare che il Salvator Mundi attribuito non ufficialmente a Leonardo è stato battuto all’asta per 450 milioni di dollari. Quel dipinto di Leonardo ha ben poco, ma ha comunque raggiunto valori astronomici. Questo per dire che non contano tanto il dettaglio, la pennellata, il colore, quanto le emozioni che l’osservatore prova. In ogni caso io il mio lavoro l’ho fatto, ho scoperto il quadro e l’ho segnalato agli esperti, a me basta questo”.

 

Sgarbi si è già mosso per cercare di portare il quadro in Italia, ma le possibilità, anche secondo lo stesso Di Pinto, sono remote. Con ogni probabilità sarà il Governo spagnolo a prenderne possesso e in quel caso ci sarà poco da fare: il dipinto non sarà in vendita, non importa quanto alta sia la cifra.

 

Nei prossimi mesi è prevista una conferenza presso il Mart di Rovereto in cui Sgarbi annuncerà pubblicamente la sua posizione riguardo al presunto Ecce Homo, dichiarando che secondo lui si tratta dell’originale. Nella stessa occasione verrà messo all’asta un quadro di Di Pinto, I due papi, il cui ricavato verrà interamente devoluto in beneficenza.

 

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