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| 24 ago 2021 | 16:26

Ritrovato un raro scudo da trincea della Grande Guerra. Lo storico: "Proteggeva i cecchini dal fuoco nemico"

"È un ritrovamento molto raro perché dopo la Grande Guerra erano molto ricercati per via della quantità di ferro che contenevano. Rivendere uno di questi manufatti significava portare a casa un buon guadagno", spiega l'esperto

Ritrovato un raro scudo da trincea della Grande Guerra
Foto La Grande Guerra in cinque passi
di Mattia Sartori

PUNTA PENIA. Raro ritrovamento in Marmolada, nei pressi di Punta Penia, dove un escursionista ha ritrovato uno scudo da trincea risalente alla prima guerra mondiale. Le foto e il video, pubblicate sulla pagina “La Grande Guerra in cinque passi”, mostrano lo straordinario manufatto ancora integro e funzionante.

 

Questi scudi venivano utilizzati durante la prima guerra mondiale per proteggere i soldati mentre sparavano dalle trincee. “Era un sistema di armatura delle trincee – spiega a ilDolomiti lo storico Davide Allegri, curatore della pagina Facebook – che copriva il soldato e gli forniva anche una feritoia da cui sparare. Solitamente veniva usato per proteggere i tiratori scelti dal fuoco nemico e veniva quindi posizionato in luoghi elevati, da cui si poteva godere di un buon campo visivo sul campo di battaglia”.

 

 

 

 

“Quello trovato sulla Marmolada sembrerebbe austriaco o tedesco. Era molto efficace nello schermare i soldati da proiettili di piccolo calibro – prosegue Allegri –, quelli per pistole o fucili per intenderci. A un certo punto però, proprio per contrastare questo genere di scudo, i vari schieramenti hanno iniziato ad utilizzare degli appositi cannoncini spacca scudi”.

 

Sebbene non sia raro ritrovare reperti della Grande Guerra (ancora oggi è facile trovare elmetti sulle montagne), questo è un caso eccezionale. Infatti, come spiega Allegri, questi manufatti erano molto ricercati dai recuperanti nel periodo immediatamente successivo al conflitto. Il perché è presto detto: gli scudi erano fatti interamente di ferro, materiale che i recuperanti poi rivendevano a peso. Data la grande quantità di metallo, un oggetto come questo garantiva un buon guadagno a chiunque lo trovasse.

 

Non so cosa deciderà di fare chi ha ritrovato il reperto, penso che da normativa non sia obbligato a consegnarlo a qualcuno. La speranza però è che venga consegnato ad un museo, soprattutto vista la rarità dell’artefatto”, conclude Allegri.

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