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| 10 ott 2022 | 12:55

I genitori emigrati in Germania, i figli “nell’orfanatrofio di confine” sul Bondone. ''Per tutti il trauma dell'abbandono e la necessità di farsi forti subito”

Tra le tante novità della nuova programmazione di HistoryLab, in onda sul canale 12 del digitale terrestre (14-16 e 21-24), c’è anche una serie dedicata all’Istituto Alcide De Gasperi del monte Bondone, struttura attiva per 40 anni nell’offrire un’educazione ai tanti figli di famiglie meridionali emigrate in Germania per lavoro. Il regista Emanuele Gerosa: “Abbiamo raccolto le testimonianze di chi ci visse, trovando nelle loro esperienze un tratto comune: il trauma dell’abbandono”

I genitori emigrati in Germania, i figli “nell’orfanatrofio di confine” sul Bondone
Credits to Fondazione Museo storico del Trentino
di Davide Leveghi

TRENTO. “L’Istituto Alcide De Gasperi, a pochi passi da Candriai, rimase attivo dal 1957 al 1996 compreso. In questi 40 anni, da lì sono passati migliaia e migliaia di bambini, figli e figlie di meridionali emigrati in Germania per lavoro. Un fenomeno vastissimo, dunque, che volevo raccontare attraverso le storie di chi, ora uomini e donne, ha vissuto quella traumatica esperienza”.

 

Racconta così, il regista Emanuele Gerosa, la gestazione della serie di History Lab “Confini di famiglia”. Inserita nella nuova programmazione televisiva della Fondazione Museo storico del Trentino (ospitata sul canale 12 di Telepace Trento, nelle finestre orarie 14-16 e 21-24), la vicenda dei cosiddetti “orfanatrofi di confine” è stata “ripescata” grazie a un lungo lavoro, facendo riemergere un universo di storie personali segnate dall’esperienza dell’abbandono e dello sradicamento.

 

Nel corso di più di 4 decenni del ‘900, infatti, migliaia di famiglie provenienti per lo più dal Sud Italia si sono viste costrette a delegare a un istituto religioso la cura e l’educazione dei propri figli. Diretti per lavoro in Germania, dove ancora non esistevano dei programmi di integrazione scolastica per gli stranieri, hanno così optato per la struttura costruita sul Monte Bondone, l’Istituto Alcide De Gasperi fondato nel 1957 dal frate cappuccino Eusebio Iori.

 

 

È qui che la vita di questi bambini e di queste bambine, ora uomini e donne, è cambiata per sempre, profondamente segnata dall’esperienza del collegio: il viaggio, il distacco dalla famiglia, l’arrivo in montagna, la disciplina, le punizioni, sono alcuni tratti comuni emersi dalle tante testimonianze raccolte dal regista Emanuele Gerosa. “E’ un’esperienza che segna in maniera indelebile, da cui nessuno è riuscito completamente a staccarsi”, racconta.

 

Ma da dove è nata questa serie? E com’è strutturata? “Tutto è partito – prosegue – come un progetto piccolo e locale. Grazie alle testimonianze raccolte, però, è diventato qualcosa di più. Leggendo per caso un articolo sugli istituti di confine, realtà a me sconosciuta, ho cominciato a far ricerca, scoprendo l’esistenza di un gruppo Facebook in cui ex ragazzi e ragazze che avevano frequentato l’Istituto De Gasperi raccoglievano le proprie memorie, i propri ricordi di quell’esperienza”.

 

 

“Stiamo parlando di uomini e donne di diverse generazioni. L’Istituto, infatti, fu attivo per 40 anni nel dare ospitalità e istruzione elementare ai figli e alle figlie degli emigrati in Germania, aiutando non poco queste famiglie. Una struttura simile, sempre gestita da religiosi, era presente a Domodossola per le famiglie che emigravano in Svizzera, dove agli emigranti per lavoro era proibito portare i propri figli. Incappato in questa storia, ho così deciso di raccogliere le loro testimonianze”.

 

Cosa è emerso, allora, da quelle voci di testimoni? E quanto ha influito questa esperienza sulle loro vite? “Si parla di diverse generazioni – continua Gerosa – che vivono questa esperienza in un mondo che cambia. Chi la visse negli anni ’60 ne ha un ricordo positivo: i mezzi a disposizione erano migliori di quelli presenti nei paesi natali, il sistema educativo simile a quello fuori dall’Istituto. Ma l’Italia intanto è cambiata, e ciò che emerge dalle testimonianze di chi proviene da generazioni successive è ben diverso. La vita irreggimentata, la disciplina, le punizioni, tutto diventa più anacronistico e la sofferenza aumenta”.

 

 

Catapultati in un mondo nuovo, fra centinaia di altri bambini di differenti età, i protagonisti della serie si sono dovuti far strada fra mille difficoltà. “C’è il racconto anche di conflitti e prevaricazioni – racconta il regista, affiancato nella scrittura del soggetto da Valentina Toldo – tanti bambini d’età differente, dai 6 fino agli 11, addirittura ai 15 per i casi più complicati, costretti a stare assieme tutto il giorno. Bisognava farsi forti. Ma poi c’è anche il trauma dell’abbandono, una fortissima dinamica di sradicamento con cui fare i conti. Tutto ciò emerge con grande forza dai loro racconti”.

 

Impossibilitate a tenere i propri figli con sé, un po’ per lo scarso tempo a disposizione e un po’ per la mancanza di programmi d’integrazione nelle scuole tedesche, le famiglie li affidavano all’Istituto per periodi più o meno lunghi dell’anno. C’era chi tornava con loro al paese natale per le festività natalizie, chi per l’estate. Ma non mancavano le eccezioni. La distanza dal nucleo familiare, il distacco, lo sradicamento, sono pertanto impressi nelle loro memorie, un macigno nelle loro vite.

 

 

“Anche se da adulti comprendono la scelta dei genitori, i testimoni dimostrano di avere un forte trauma nella propria infanzia. Sono dei fiumi in piena, che danno l’impressione di voler condividere la propria esperienza, di voler rievocare quel ricordo nonostante sia doloroso. Questo ha prodotto anche in noi che facevamo le interviste un grande impatto emotivo”, conclude Gerosa.

 

 

A partire da mercoledì 12 ottobre, per 10 mercoledì di seguito, le puntate di “Confini di famiglia” verranno trasmesse sul canale 12 alle ore 21 e in replica alle ore 22.30. Tante altre, poi, saranno le novità di questo palinsesto, in arrivo da questo autunno. Le trasformazioni del Trentino nel ‘900 saranno al centro di “Io mi ricordo. Storie di vita del ‘900” (in onda da lunedì 10 ottobre alle 21 e in replica alle 22.30), mentre “Frammenti virali” (da martedì 11, stessi orari) racconterà della vita in lockdown. Toccherà poi, rispettivamente dal giovedì 13, dal venerdì 14 e dal sabato 15, a “Uomini e boschi”, “Storia in 5 mosse” e “Crimini e delitti”.

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