Pennacchi e Vaia: in teatro pessimo clima
Domani (repliche fino a domenica) inizia la stagione del Centro Santa Chiara che proporrà tanti appuntamenti tra prosa e danza con artisti e autori di qualità ma anche di forte impegno civile. Si incomincia con "Da qui alla luna" con l'attore che sarà sostenuto anche dalle note dal vivo dell'Orchestra del Conservatorio Bomporti. E venerdì al Sociale anche l'incontro con il pubblico

TRENTO. Saldi di inizio stagione al Teatro Sociale. No, nessuna svendita: la cultura va pagata quel che vale anche se nel tabellario della proposta di prosa il Centro Santa Chiara ha badato a facilitare tutto il facilitabile. Con l’obiettivo di portare quanto più pubblico possibile tra palchi e platea per confermare e magari superare il successo della passata stagione.
I saldi di cui sopra non si riferiscono dunque ai prezzi e alle scontistiche quanto ai valori: artistici, culturali, sociali. Che, appunto, sono saldi. I valori portati sul palcoscenico da attori che sanno bilanciare la loro indubbia qualità artistico professionale con l’impegno ad usare il teatro anche come strumento per un messaggio civile.
La prosa – che sia classica rivisitata o modernamente impostata alla ricerca – permette di saldare godibilità e volontà di andare oltre la scena, oltre il racconto per calarsi dentro le croci (troppe) e le delizie (poche) del vivere. I protagonisti della stagione che domani va ad incominciare hanno carte d’identità artistiche importanti, così come gli autori vecchi e nuovi ai quali si affideranno. Ma tipi come Pennacchi, Papaleo, Marcorà, la Solarino e la Savino e gli altri non sono solo “grandi nomi”. Sono grandi personalità anche fuori dal palco e dalle quinte, quando cioè c’è da spendersi per cause di progresso in un’Italia che come il mondo tende al regresso.
Il prim’attore che domani apre la stagione 2023/24 del Centro Santa Chiara, Andrea Pennacchi, è l’esempio più nitido dei “saldi valori” che emergono e coinvolgono sia che si gigioneggi in una comicità scorbutica ma irresistibile (il Poiana, il leghista) sia che si viri sul drammatico perché ci sono temi su quali davvero non si può scherzare.
Tocca dunque ad Andrea Pennacchi avviare le 15 proposte stagionali. E con Pennacchi – tanto per non scordare il discorso di cui sopra sull’impegno – tornerà a soffiare il vento di Vaia. Soffierà sui toni, sulle pause e sulle note dello spettacolo con tutta la sua forza di monito (o di appello disperato, fate voi) a difesa di un ambiente che tra un poco non sarà più nemmeno difendibile. Lo spettacolo di apertura, in scena da domani a domenica, si chiama “Da qui alla luna”.
Pennacchi duetterà con il musicattore Giorgio Gobbo e con l’Orchestra del Conservatorio Bonporti di Trento e Riva del Garda. I giovani musicisti del Bonporti stanno evidentemente vivendo un momento magico. Qualche mese fa erano la super-band di un mito rock quale è Stewart Copeland, batterista dei Police che Pino Putignani ha portato a Pergine per un concerto da indimenticabile.
Chi pensa a Pennacchi solo come all’ironico celodurista che fa Propaganda ad un’idea perfino romantica della Lega che nulla ha a che vedere con la furbizia triste del salvinismo si scordi il mitico personaggio e si prepari alla scoperta. Quando Pennacchi abbandona la caricatura (magistrale) è ancora più bravo.
Eccolo dunque a cimentarsi su Vaia. Sulla ferita ma anche sul tragico insegnamento di Vaia. È il mese di ottobre del 2018 quando la tempesta “Vaia” devasta le Alpi orientali spazzando via 16 milioni di alberi, che, messi in fila uno dopo l’altro, coprirebbero grosso modo la distanza che ci separa dalla luna. Lo scrittore Matteo Righetto ricostruisce con precisione i fatti in una sorta di delicatissimo requiem per una montagna violentata e abbandonata. Un racconto corale che ci fa rivivere senza retorica l’orrore di quei giorni attraverso lo sguardo degli abitanti delle vallate bellunesi: il muratore Silvestro, Paolo, un giovane studente e la vecchissima Agata.
Il regista Giorgio Sangati affida al talento, all’ironia e all’umanità di Andrea Pennacchi il racconto di questo immane disastro naturale, creando una narrazione a più voci che ci ricorda quanto sia fragile il pianeta in cui viviamo. La parte musicale è affidata alle musiche originali di Giorgio Gobbo e Carlo Carcano, che ne hanno curato anche la drammaturgia. «[…] Se l’attualità del testo è evidente lo spettacolo ci porta a riflettere più in generale sul nostro rapporto con la natura, - osserva Giorgio Sangati - un legame spezzato ormai da tempo, che ci conviene recuperare se non vogliamo distruggere il nostro stesso futuro».
Da qui alla luna è stato pensato e scritto immediatamente dopo il disastro ambientale che alla fine di ottobre del 2018 ha colpito le Alpi nord orientali. Tale evento catastrofico, che è riuscito a vincere la millenaria resilienza delle nostre conifere, ha suscitato nella sensibilità dell’autore il desiderio di raccontare, attraverso un intreccio drammaturgico sviluppato in tre monologhi, un tema urgente e improcrastinabile, quello dei cambiamenti climatici.
«Le immagini sepolcrali di quell’infinità di alberi schiantati al suolo, stesi come cadaveri, si sono fissate nei miei occhi e lì rimarranno per anni. - ha affermato Matteo Righetto. - Il risultato è un testo potente che, tra teatro civile e teatro di narrazione, tra drammaticità e ironia, scava negli animi umani di chi tale tragedia l’ha vissuta a proprie spese, con la consapevolezza che dopo quel fatto niente sarà più come prima. Né lassù, né altrove».
Foyer del Teatro. Tornano gli appuntamenti dedicati agli approfondimenti con i protagonisti della Stagione 23-24, realizzati in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Trento, la Fondazione Museo Storico del Trentino e il Liceo Musicale e Coreutico "F.A. Bonporti”.
Per il primo incontro in calendario, previsto al Teatro Sociale venerdì 27 ottobre alle ore 17.30, Sara Zanatta (Fondazione Museo storico del Trentino) e Lisa Angelini (MuSe-Museo delle Scienze) dialogheranno con Andrea Pennacchi e Matteo Righetto.












