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Bolzano
20 novembre | 11:28

Un museo in un metro quadro: il progetto che mostra l’utilità dell’arte

Ideato durante la pandemia, il progetto Tessere tessere punta a valorizzare il ruolo dell’arte nell’affrontare le sfide del quotidiano. Già attivo in varie biblioteche e musei, tra cui Palazzo Te di Mantova, Tessere tessere insegna ad approcciare i problemi con l’attitudine di chi osserva un quadro in un museo. Sostenute dall’associazione culturale La Seconda Luna di Laives, le curatrici Costa e Fattinger hanno lanciato una campagna di crowdfunding

di Francesco Cestari

LAIVES. A tre anni di distanza dal diffondersi del virus Covid-19, è oggi possibile osservare alcuni dei frutti pandemici che, nonostante le molte difficoltà, sono giunti a maturazione. Tra i tanti lasciti del tempo passato in lockdown, infatti, non si contano solo le grandi ferite - in molti casi non ancora del tutto rimarginate - ma anche alcune idee, che sono state coltivate sottotraccia fino a prendere forma proprio in questi giorni. È il caso del progetto Tessere tessere, ideato dalle specialiste in mediazione museale Agnese Costa e Francesca Fattinger che fa leva proprio sulle difficoltà affrontate da tutti durante la pandemia per trasformarle in un ‘gioco’ a valore aggiunto.

 

L’idea, nata dall’osservazione da parte di Agnese e Francesca delle reazioni dei visitatori dei musei alle opere esposte, è quella di usare l’arte come strumento di consapevolezza capace di generare riflessioni e prospettive diverse su un tema. Le stesse creatrici la definiscono “una cassetta degli attrezzi per generare incontri, percorsi e nuove trame”. Più concretamente, si tratta di un manuale innovativo che riassume l’esperienza delle due mediatrici e si rende disponibile a un ampio spettro di utilizzatori finali che potranno beneficiarne organizzando laboratori, gruppi di lavoro o anche singolarmente.

 

La peculiarità, tuttavia, risiede nel formato. Il progetto consiste infatti in una collezione di carte, o meglio tessere, con associate parole chiave, frasi guida, attività da svolgere e, soprattutto, opere d’arte. Un manuale ‘smontato’ che non vuole essere l’ennesimo strumento didascalico, e che innova rifuggendo la logica predominante secondo la quale per innovare è necessario digitalizzare. Nei fatti, le curatrici, puntano tutto sulle relazioni, completamente assenti in pandemia e che anche in tempi normali sono spesso sacrificate.

 

Oltre a mostrare le opere degli artisti selezionati, disposte su una superficie piana le tessere compongono un’area di un metro quadro. Chiaramente, il riferimento è alle distanze minime che si dovevano rispettare durante la pandemia.

Se la concentrazione delle opere rende Tessere tessere un museo portatile da un metro quadro, allo stesso modo diventa un’esposizione delle reazioni degli utenti. “Attraverso le attività di Tessere tessere - spiega Fattinger - mettiamo le persone di fronte a degli stimoli esterni così da esercitare uno sguardo curioso e capace di meravigliarsi come solitamente succede di fronte alle opere d’arte. È un modo per prendere quello sguardo, portarlo fuori dal contesto museale e utilizzarlo per guardare alle cose: un luogo nuovo da visitare, un problema aziendale o anche una questione personale”.

 

Partito come laboratorio per il MuA - Museo Civico di Sinnai, Tessere tessere viene utilizzato come strumento didattico e di elaborazione in varie biblioteche e musei, tra cui Palazzo Te di Mantova. Le opere utilizzate per stimolare le riflessioni dei visitatori di Tessere tessere sono di artisti contemporanei e utilizzano varie tecniche come pittura, scultura e fotografia. A collaborare con Costa e Fattinger, non solo alcuni artisti attivi in regione, come Laurina Paperina e Willy Verginer, ma anche l’associazione culturale La Seconda Luna.

 

L’associazione di Laives, infatti, sostiene il progetto collaborando nella realizzazione della campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. Una vera e propria rete territoriale fatta di artisti, professionisti e associazioni mobilitata affinché il progetto prenda piede e continui a tessere nuove trame con i fili sparsi di quel tappeto che l’artista sarda Maria Lai, tanto cara all’origine di questo progetto - il MuA del Sinnai - definiva opera d’arte.

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