Donato ai musei civici l'Orfeo di Augusto Murer
I figli dell'artista erano presenti alla presentazione a Palazzo Fulcis ed hanno spiegato la filosofia del padre e il perché hanno deciso di cedere quest'opera alla comunità

BELLUNO. I familiari hanno deciso di donarla ai musei civici cittadini e alla comunità bellunese e oggi, a Palazzo Fulcis, si è tenuta la presentazione ufficiale. Presenti anche i figli dell'artista che hanno spiegato le ragioni di una tale concessione. Di cosa stiamo parlando? Della scultura in bronzo rappresentante Orfeo, di Augusto Murer. Presenti durante la cerimonia anche l'assessore alla cultura del Comune di Belluno Raffaele Addamiano e il conservatore dei musei civici di Belluno Carlo Cavalli che ha fatto un approfondimento dell’artista e della sua carriera.
L’iniziativa dà seguito ad una collaborazione già consolidata tra la famiglia Murer ed il museo civico che aveva permesso la creazione nel 2022 di una mostra dal titolo “Alle origini della scultura” allestita a palazzo Fulcis in occasione dei 100 anni della nascita dell’artista e che aveva riscosso un gran successo oltre che di pubblico anche di impatto sull’opinione pubblica. La volontà della donazione, a detta del figlio Franco, parte proprio dalla filosofia di Murer che prevede che le opere di un’artista devono avere tre destinazioni: le opere che vengono mantenute dallo stesso artista perché considerate qualcosa di particolare, quelle che vengono vendute al privato e quelle che vanno donate ai musei pubblici.
“Noi abbiamo seguito questa filosofia - ha spiegato uno dei figli - già con la creazione del Museo Augusto Murer a Falcade, che ha aperto ufficialmente nel 1986 su volontà di mio padre, e che ha visto la collaborazione negli anni con diverse personalità tra le quali Zanzotto, Buttitta, Giudici e con realtà quali il teatro Piccolo di Milano, ed ora con questa donazione al museo civico di Belluno per offrire un'ulteriore opera alla città che mio padre considerava il centro del mondo e nella quale passava molto tempo oltre ad avervi lasciato diverse testimonianze come il monumento dedicato ai partigiani in piazza dei Martiri oppure la pietà che si trova al cimitero Prade, il ritratto di Tiziano presente all’omonimo liceo o un’opera presente alla Camera di Commercio”.
Nello specifico la scultura di Orfeo si aggiunge ad un’altra opera presente in museo dal 1984, e donata dallo stesso Augusto che si intitola “La fuga”, e rappresenta uno dei filoni seguiti da Murer, soprattutto negli ultimi anni, che è quello relativo alle tematiche mitologiche: Orfeo personaggio della mitologia greca, ricco di simbologie ed importante anche per la cultura occidentale, citato infatti in molti scritti della poesia classica, è un personaggio che ha attraversato anche tutto il periodo del Medioevo per essere poi riletto in chiave cristiana, soprattutto con riferimento alla sua discesa agli inferi in cerca della sua amata Euridice, e poi ancora citato nel rinascimento dando nuovo slancio al suo aspetto legato alla poesia ma anche quello relativo alla musica.
Augusto Murer decide di interpretare questo soggetto all’inizio degli anni 80, nel contesto del bimillenario della nascita di Virgilio, anno in cui espone a Mantova in una mostra a lui dedicata insieme ad altri importanti artisti del '900, ed è lì che approfondisce la figura di Orfeo anche per recuperare un rapporto autentico con la natura ed un riequilibrio uomo-natura che accompagna Murer nella sua produzione giovane con statue in legno e si ritrova in questa rappresentazione in bronzo.
L’altro filone che l’artista segue riguarda invece l’uomo e il dramma legato alle esperienze della guerra, vissute da lui in prima persona, oltre che di quelle frutto dei lavori che ledevano la dignità dell'uomo, vedi quelli in miniera, o le esperienze legate alle migrazioni e qui si può collocare l’altra opera presente in museo, che per l’occasione è stata esposta all’ultimo piano di palazzo Fulcis, e sarà visibile per tutta l’estate insieme alla nuova acquisizione. Sarà un'occasione particolare di poter apprezzare entrambe le opere alla luce del fatto che, non avendo i musei civici per il momento una sezione dedicata al Novecento, solitamente queste, come le altre opere di questo periodo, non sono visibili perché non esposte.












