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Belluno
26 agosto | 11:21

Il tempo, l’aria, l’acqua e la terra, l'opera "Grass Grows" dell'artista concettuale Hans Haacke in mostra: "Continua a mantenere qualcosa di misterioso"

L'artista Hans Haacke è tra i più importanti esponenti della “institutional critique”, una forma di pratica e di ricerca artistica che mette al centro i meccanismi e le storture del sistema dell'arte istituzionale, analizzandola e criticandola. C'è ancora un mese di tempo per visitare gratuitamente l'opera al museo Burel di Belluno

BELLUNO. C’è ancora un mese di tempo per visitare gratuitamente al museo Burel di Belluno l’opera intitolata “Grass Grows” di Hans Haacke che si inserisce tra le mostre proposte dalla direttrice Daniela Zangrando accomunate dal tema della natura morta, fil rouge del museo per il 2024.

 

Una possibilità che si estende fino al 29 settembre, i sabati dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20 e le domeniche dalle 16 alle 20.

Andando ad approfondire l’autore dell’opera si può vedere che Hans Haacke è un artista concettuale tedesco che vive e lavora a New York. E' tra i più importanti esponenti della “institutional critique”, una forma di pratica e di ricerca artistica che mette al centro i meccanismi e le storture del sistema dell'arte istituzionale, analizzandola e criticandola.

Tra i suoi lavori più conosciuti c’è “Der Bevölkerung”, un lavoro site specific posizionato nel cortile dell’edificio sede del parlamento tedesco, il Reichstag di Berlino, che consiste in una vasca di 21 per 7 metri, delimitata da assi di legno, al cui centro sono poste le parole “Der Bevölkerung” traducibili come “Alla popolazione”, in lettere al neon bianco fatte con lo stesso carattere della scritta montata nel 1916 sul timpano del portico occidentale che recita “Dem Deutschen Volke” tradotto “Al popolo tedesco”.

 

In quest’opera l’autore fa un salto da popolo a popolazione ispirandosi ad una citazione di Bertold Brecht che dice: “Chiunque dica Bevölkerung, popolazione, invece di Volk, popolo, al giorno d'oggi ha già negato il sostegno a molte bugie”.

 

Intorno alla scritta si vedono poi una serie di piante diverse, cresciute in ordine sparso e non controllabile, frutto dei semi contenuti nella terra che fu chiesto a ogni deputato di portare dalla propria città di provenienza. Da qui il secondo messaggio di Haacke di ripudiare l’idea che un popolo sia una comunità con tradizioni, abitudini e cultura comune quindi standardizzata.

Altro esempio di arte concettuale è proprio “Grass Grows” che appartiene a quella serie di opere, eseguite tra il 1965 e il 1972, che lo stesso Haacke definisce “francescane”, ironizzando sul santo pacifista amante della natura e degli animali, dove mette al centro della produzione artistica dei sistemi biologici naturali, li rende visibili, ne sottolinea la struttura organizzativa, lo scambio di informazioni, di energia, di materia con l’ambiente circostante, osservando l’ampliarsi dell’idea stessa di opera d’arte, che si estende attraverso il tempo, l’aria, l’acqua e tutti gli elementi e i materiali che ne vengono a fare parte.

Tutto questo fa sì che l'operazione artistica si svolga in tempo reale generando un processo di crescita e di cambiamento: una capra che si nutre nel bosco, delle tartarughe liberate dal pet-shop al giardino del museo, dei gabbiani attirati da briciole di pane, degli arbusti di fagioli che crescono su fili di nylon stesi in diagonale dal centro della stanza alla finestra, delle formiche che colonizzano un nuovo ambiente, l’erba che cresce.

Proprio l’erba che cresce è nome e fulcro dell’opera esposta al Burel risultato di istruzioni precisissime, fornite dalla galleria, che fanno riflettere su come una situazione apparentemente naturale diventi quasi artificiale: il cono di terra infatti è risultato di un preciso raggio, un apotema ed una specifica superficie e la stessa terra deve rispettare delle caratteristiche puntuali tra le quali non contenere troppa sabbia, avere la giusta quantità di argilla e poi ancora l’erba per germinare ha bisogno di caldo, acqua e molta luce, caratteristiche che in un ambiente interno vanno calcolate scrupolosamente.

“Avere questo lavoro al Museo Burel mi sta mettendo in gioco: in luoghi interni ovviamente la crescita è difficoltosa perché il filo d’erba cerca il sole e si allunga sottile, rischiando di ingiallire subito. Per far cestire l’erba si deve cercare di tagliarla in continuazione in modo da stimolarne il rinforzo. Da qui la scelta di utilizzare il seme per prato ombreggiato, compattandolo con le mani, e avere l’accortezza di tenere il substrato di terriccio sempre umido. Trovo in 'Grass Grows' una visionarietà e una presa politica di cui sento, da curatrice e da essere umano, l’assoluto bisogno, oggi. E aggiungerei che, come le migliori opere d’arte, continua a tenere per sé qualcosa di misterioso, che non credo di poter risolvere o di dover risolvere in questi mesi nei quali siamo a stretto contatto", ha commentato Zangrando.

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