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Belluno
18 ottobre | 19:01

"Racconto la spedizione italiana al K2 riflettendo sull’impatto ambientale", Saverio Mariani presenta il suo ultimo libro: "Taglio più culturale e meno alpinistico"

L'incontro si è tenuto nell'ambito della rassegna "Parole di Neve". L'autore: "La storia poteva essere raccontata diversamente, utilizzando un linguaggio differente e riflettendo su quello che oggi consideriamo sostenibile nelle spedizioni"

BELLUNO. Si è tenuto mercoledì sera presso la Casa dei Maestri del Collegio Veneto dei Maestri di Sci a Belluno, l’ormai tradizionale appuntamento pubblico mensile, dal titolo “Parole di neve”, che vuole andare ad indagare i temi legati alla montagna e allo sci, diventando anche occasione di formazione per gli stessi maestri.

 

Il tema della serata è stato “Oltre il mito della Montagna degli Italiani”, approfondito con la presentazione del libro “La spedizione italiana al K2. Italia-Karakorum 1954”, pubblicato a luglio 2024 dalla casa editrice “Res Gestae” all’interno della collana “Uomini e montagne”, che ha visto come relatore proprio l’autore Saverio Mariani, laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Macerata con una tesi su Bergson e il principio indeterminato, copywriter e content manager oltre che collaboratore nell’organizzazione teatrale e di eventi.

 

Il libro ripercorre, a distanza di settant’anni, l’ideazione della spedizione italiana al K2 del 1954, oltre la sua organizzazione e realizzazione, culminata con la conquista della seconda montagna più alta del mondo che ha rappresentato un momento decisivo per l’alpinismo novecentesco. Essa si inserisce con successo nella corsa agli ottomila, che dal 1950 al 1964 ha portato l’uomo su tutte le quattordici vette più alte della terra, e fu un’impresa imponente che trasferì in Pakistan una “colonia alpinistica” che per mesi tentò di raggiungere la vetta del K2.

 

La nuova pubblicazione permette di fare i conti con l’evoluzione che nel frattempo ha subito l’alpinismo e più in generale l’approccio umano alla montagna e alle terre alte: esaminando una serie di eventi, fortunati e tragici, avvenuti sul K2 prima e dopo la conquista italiana, si cerca di capire perché molti uomini rimangano costantemente affascinati dalla montagna tanto da voler sfidare i propri limiti sui suoi pericolosi pendii.

 

“Per chi conosce la storia dell’alpinismo, la vicenda del K2 con Compagnoni e Lacedelli è un’impresa molto conosciuta e da qui sorge spontanea la domanda del perché ho voluto fare l’ennesimo libro che apparentemente parla di un argomento già abbondantemente approfondito. La risposta è che, secondo me, la storia poteva essere raccontata diversamente, utilizzando un linguaggio differente, non militare o mascolino com’era consuetudine in passato, riflettendo sull’impatto ambientale che tali imprese lasciano in quota, su quello che per noi oggi è considerato sostenibile nelle spedizioni attuali e mettendo in luce anche quelle figure secondarie che però sono state fondamentali per la spedizione. Di fatto ho voluto operare una visione esterna che desse una lettura storico-critica con valenza culturale, alla spedizione, più che un taglio alpinistico" ha commentato Mariani.

 

Scorrendo il racconto sono citati personaggi quali Ardito Desio, esploratore e geologo italiano che organizzò e diresse la spedizione italiana del K2 nel 1954 e del quale nel racconto emerge la caparbietà nel perseguire l'impresa, Gino Soldà, partigiano 47enne ed alpinista più bravo della spedizione, oltre che il più anziano Mario Puchoz, alpinista deceduto per edema polmonare nelle prime fasi della spedizione e già combattente dell’Esercito Regio insieme a Mario Rigoni Stern e che tornò dal Don a Courmayeur a piedi e Mario Fantin che, nonostante non presentasse un curriculum alpinistico sullo stesso livello dei suoi compagni, era conosciuto per le sue riprese fotografiche e cinematografiche in ambito alpinistico.

 

Una riflessione viene fatta anche sui seicento portatori locali impiegati per trasportare i materiali della spedizione, 16 tonnellate di materiali spediti dall’Italia al campo base, e su come la convivenza con la popolazione locale fu a tratti difficile facendo emergere di fatto un substrato colonialista di cui va presa coscienza anche per le spedizioni odierne. 

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