"Suoni e strumenti musicali della Preistoria" e "La Grotta del suono", un viaggio sonoro lungo 35 mila anni
Sono stati studiati circa 200 strumenti musicali preistorici trovati durante alcuni scavi archeologici, una viaggio lungo 35 mila anni nell'evento curato dall'archeologo e musicista Simone Pedron

SELVA DI CADORE. Si è svolta il 31 luglio al Museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore la conferenza dal titolo “Suoni e strumenti musicali della Preistoria: un viaggio sonoro lungo 35000 anni” a cura di Simone Pedron, archeologo e musicista, che oltre a spiegare e illustrare le riproduzioni di alcuni strumenti musicali preistorici ha fatto anche una dimostrazione sonora del loro utilizzo.
L'archeologo e il musicista Simone Pedron, di Tramedistoria, da decenni studia e riproduce strumenti musicali preistorici da quando, studiando pianoforte a 17 anni, si accorse che lo studio che normalmente si fa della musica riguarda solo la storia più recente e non i millenni precedenti. La successiva lettura del libro di Walter Maioli nel quale un paragrafo è dedicato agli strumenti preistorici, in aggiunta ai suoi studi musicali, lo spinsero a cercare informazioni ed approfondire i suoni dell’era preistorica che non possono essere definiti musica per mancanza di spartiti o tracce da eseguire.
Questo lavoro di ricerca l’ha portato negli anni a studiare e realizzare circa 200 strumenti musicali preistorici, trovati duranti gli scavi che gli archeologi fanno nel mondo, alla ricerca delle tracce delle popolazioni antenate, mettendo in pratica dapprima l’archeologia sperimentale che studia, formula ipotesi e poi ricostruisce gli oggetti con le stesse tecniche e poi mettendo in pratica l’archeologia imitativa che consiste nella divulgazione delle ricostruzioni ed ipotesi fatte.
“Per quanto riguarda i suoni, si può applicare la cosiddetta archeologia musicale che studia le tracce delle attività sonore delle civiltà scomparse attraverso il rinvenimento di reperti archeologici o di documenti iconografici appartenenti principalmente al Paleolitico e Mesolitico, Neolitico ed Età del rame", spiega Pedron. "Per quanto riguarda le prime due ere, nelle quali l’uomo era cacciatore, sono stati presi in esame una serie di strumenti ottenuti da pietre, ossi e conchiglie che sono stati resi fischietti, flauti, sonagliere, raschiatori, rombi sonori ed archi musicali; nel neolitico, diventando l’uomo agricoltore, vi è stato l’utilizzo di nuovi materiali come la terracotta che ha dato origine ai flauti globulari o ai tamburi per poi introdurre i metalli nell’era successiva".
Un’altra cosa che è stata studiata riguarda il fatto che vi è un collegamento stretto tra i soggetti rappresentati nelle grotte rupestri e se nelle stesse vi è un riverbero o meno del suono: scene di caccia sono ritratte in grotte dal suono sordo mentre scene più animate vengono rappresentate in grotte con eco.
L’evento è stato anche inaugurale per “La Grotta del suono” un ambiente allestito nel museo che simula una grotta con delle pitture rupestri alle pareti, illuminate dalla mutevole luce di torce, dove ascoltare i suoni prodotti dagli antichi strumenti musicali, registrati al Castello di Andraz da The Basement Studio di Vicenza, in una suggestione di immagini e suoni che garantiscono un’esperienza immersiva; un video finale spiega il percorso scientifico che ha portato il curatore Pedron a ricostruire e far rivivere gli strumenti musicali preistorici suonati per le registrazioni insieme alle musiciste Eleonora Demattia e Virginia Salvatore.
“La grotta del suono” è visitabile negli orari di apertura del museo a partire dal 31 luglio 2024 e sarà aperta fino a ottobre. Nella grotta possono accedere fino a 20 persone contemporaneamente e nel periodo di apertura del museo verranno organizzati più turni di visita. Maggiori informazioni allo 0437.521068 oppure scrivendo alla mail museoselvadicadore@gmail.com












