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| 19 ott 2025 | 22:09

“La pace è la mia missione”. Il Maestro Shi Wule, primo monaco Chan di Asia, Africa ed Europa, si racconta a il Dolomiti: dal concerto in città all'incontro con il Papa

Il Maestro Shi Wule - universalmente riconosciuto come il primo monaco Chan di Asia, Africa ed Europa - farà tappa al teatro Sociale di Trento con la sua Orchestra Sinfonica Wule e si racconta a il Dolomiti in una lunga intervista: "La pace non è solo la mia vita, ma anche la mia missione, e la musica è un linguaggio universale capace di superare confini e barriere linguistiche, unendo le persone" 

TRENTO. “La musica è un linguaggio universale, capace di superare confini e barriere linguistiche, facendo sentire le persone unite nella pace e nella bontà”.  Inizia con una frase breve, ma incisiva, la lunga intervista concessa a il Dolomiti dal Maestro Chan Shi Wule: nato nel 1948 nella provincia cinese dello Shanxi, è universalmente riconosciuto come il primo monaco Chan di Asia, Africa ed Europa.

 

Figura di spicco a livello internazionale nel campo della cultura, delle arti e della meditazione, è il fondatore dell'Orchestra Sinfonica Wule: la più grande compagnia musicale di monaci Chan del mondo – che si è esibita ad ogni latitudine, venendo ospitata dall'Unesco e accolta da Papa Francesco – farà tappa venerdì 24 ottobre al Teatro Sociale di Trento per un evento unico che celebra la pace, l'empatia e l'armonia attraverso il linguaggio universale della musica (ingresso su prenotazione, con donazione volontaria per supportare un nuovo centro di meditazione in Italia).

 

L'evento – che si svolgerà in un’atmosfera di serenità e solennità, e in cui ogni nota e movimento saranno espressione naturale del mondo interiore dei maestri Zen – si aprirà con un omaggio all'incontro tra culture fondendo brani sinfonici della tradizione orientale e occidentale, proseguirà con una performance di danza e musica, per concludersi con una pratica di meditazione vocale. “Il concerto pone al centro lo spirito, con l’obiettivo di risvegliare la chiamata interiore alla pace” spiega il Maestro Chan Shi Wule che, in una lunga chiacchierata, si racconta a cuore aperto, entrando negli anfratti di una vita, la sua, dedicata all'arte ma anche alla promozione della pace nel mondo.

 

Maestro, la sua vita ha attraversato e attraversa culture e continenti: dalla Cina dello Shanxi all’Africa, fino all’Europa. Qual è stato il momento in cui ha compreso che la musica poteva diventare parte integrante della sua pratica Chan e un ponte tra mondi così diversi?

 

Sin dalla mia adolescenza, quando ho iniziato a studiare musica, ho compreso il vero significato della musica: non è solo melodia o tecnica, ma l’espressione del cuore umano, la manifestazione della virtù, della bontà, dell’amore e della pace. Ogni nota, ogni esecuzione porta con sé la forza dello spirito umano, capace di toccare le profondità dell’animo e risvegliare la gentilezza e il desiderio di pace.

 

Lei è riconosciuto come il primo monaco Chan di Asia, Africa ed Europa e come Maestro di arte Chan contemporanea. Cosa significa, oggi, portare nel presente questa tradizione millenaria?

 

Questo implica un senso di missione. Non importa fino a che punto la civiltà materiale possa svilupparsi, l’essere umano possiede sempre una dimensione spirituale, qualcosa che appartiene al cuore. La musica e la meditazione sono ponti verso l’anima: attraverso di essi, le persone possono comprendere più profondamente se stesse e il mondo, e diffondere pace e amore agli altri.

 

C'è stato un momento preciso in cui ha “scoperto” gli insegnamenti del Buddha?

 

Sì, nella pratica profonda della meditazione ho sperimentato direttamente la verità degli insegnamenti del Buddha. La meditazione non è solo consapevolezza di sé, ma un mezzo per purificare e elevare l’animo. L’integrazione della musica e della meditazione permette alle persone non solo di ricevere un’educazione artistica, ma anche di elevare lo spirito e purificare il cuore.

 

In che modo la sua Wule Symphony Orchestra incarna i principi del Chan?

 

Gli insegnamenti del Buddha si fondono sulla sorgente della coscienza illuminata, e l’allenamento musicale agisce sul cuore. Attraverso la pratica musicale, le persone imparano concentrazione, calma e consapevolezza: tutto ciò è, in sé, una forma di meditazione. Durante l’esecuzione e l’ascolto, ogni partecipante può sperimentare la pace interiore guidata dalla musica.

 

Un orchestra che è anche un record del mondo, pariamo del più grande complesso monastico esistente: che valore spirituale e umano attribuisce a questo primato?

 

Tutto si regge sul pensiero che l’arte ha una missione guida: essa può aiutare le religioni e le culture a trasmettere valori di bontà, amore e pace, senza enfatizzare le differenze dogmatiche. L’arte è un ponte che supera lingue e credi, creando risonanza spirituale tra persone di culture diverse e promuovendo una società più armoniosa e bella.

 

Il 24 ottobre farà tappa a Trento, cosa ci può anticipare?

 

Il concerto pone al centro lo spirito, con l’obiettivo di risvegliare la chiamata interiore alla pace. Musica e danza non sono solo performance, ma esperienze spirituali: ogni nota e ogni movimento trasmettono benevolenza e compassione, permettendo al pubblico di purificare e pacificare il proprio cuore.

 

Vi siete esibiti ad ogni latitudine, una curiosità: ha percepito differenze nel modo in cui le varie culture si aprono all’ascolto spirituale?

 

Ritengo che l’ascolto spirituale non conosca differenze. Indipendentemente dal background culturale o geografico, chi ascolta con il cuore percepisce la stessa risonanza emotiva. La musica è un linguaggio universale, capace di superare confini e barriere linguistiche, facendo sentire le persone unite nella pace e nella bontà.

 

Siete stati ospitati dall'Unesco e accolti dal Papa Francesco: ritiene che l’arte possa rappresentare una forma di diplomazia spirituale?

 

Credo davvero che l’arte possa essere una forma di diplomazia spirituale. Attraverso la musica e la cultura, non solo trasmettiamo bellezza artistica, ma diffondiamo valori di bontà, amore e pace. Ho percepito che questa diplomazia spirituale è riconosciuta e sostenuta da molti amici e spettatori.

 

Vorrebbe incontrare anche Papa Leone XIV?

 

Naturalmente, spero un giorno di poterlo incontrare: sempre con l'intento di promuovere ulteriormente un messaggio di pace attraverso il nostro linguaggio spirituale.

 

Nel corso della sua vita ha sempre promosso il dialogo tra civiltà orientali e occidentali. Ha un sogno che le piacerebbe vedere realizzato?

 

Il mio desiderio è spegnere la violenza già accesa attraverso l'arte, permettendo alle persone di vivere una vita realmente pacifica e serena. Ritengo che musica e meditazione non solo purifichino l’animo individuale, ma che abbiano anche un effetto positivo sulla società, facendo percepire alle persone la vera forza della pace, trasmettendola.

 

Prima di salutarla, un ultima battuta: che significato assume per lei, oggi, il concetto di pace?

 

La pace non è solo la mia vita, ma anche la mia missione. Gli strumenti? Musica, meditazione e scambi culturali, per far comprendere a sempre più persone il vero significato di questa grande parola, affinché amore e bontà possano radicarsi nel mondo. Un ultima cosa: desidero ringraziarvi sinceramente per quest' intervista: è un grande onore poter condividere questi pensieri e principi. Spero che, attraverso ogni concerto e ogni incontro, venga compresa sempre più la potenza della musica e della meditazione, e che il mondo diventi davvero più pacifico grazie all’arte e all’amore.

 

 

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