"Suonare sulle Dolomiti è tornare ai ritmi naturali della vita", la violoncellista Ana Carla Maza: "La cultura apre orizzonti e ci connette con le emozioni"
Intervista alla violoncellista cubana protagonista a I Suoni Delle Dolomiti: "La connessione con la natura è inestimabile, perché da essa nascono i suoni più belli"

SAGRON MIS. “La connessione con la natura è inestimabile, perché da essa nascono i suoni più belli. Quando ci troviamo in un luogo imponente come le Dolomiti, torniamo alla nostra essenza, al silenzio assoluto e ai ritmi naturali della vita”.
Queste le prime parole della violoncellista cubana Ana Carla Maza che, intervistata da il Dolomiti, presenta il live che la vedrà protagonista domani, domenica 21 settembre, in località Gianesei a Sagron Mis, nell’ambito della 30esima edizione de I Suoni Delle Dolomiti (Qui tutte le info).
Originaria de L’Avana, la violoncellista – ma anche cantante e compositrice – dopo la formazione artistica a Parigi ha intrapreso un percorso che l’ha portata a fondere tradizione caraibica, il latin- jazz e il pop e a delineare una proposta musicale lontana da ogni cliché, in grado di spaziare da Brahms o Shostakovich ai suoi brani originali.
Lanciando un breve sguardo al suo percorso, dopo l’acclamato album di debutto “La Flor” nel 2020, Ana Carla Maza ha pubblicato il suo secondo lavoro “Bahía”, che ha riscosso un successo straordinario: dopo la sua uscita, la violoncellista ha intrapreso una tournée con oltre 150 concerti, consolidando la sua reputazione di artista innovativa che fonde perfettamente composizione, canto, improvvisazione e virtuosismo al violoncello.
Nel 2023, infine, ha presentato il suo terzo album “Caribe”: dedicato alle culture caraibiche, si tratta di un lavoro “sfaccettato, generoso, ricco di atmosfere, profumi, umori a volte gioiosi e altre nostalgici”, che sta raccogliendo uno straordinario apprezzamento su scala globale. “Con il mio pubblico cerco un rapporto di sincerità e di dono – spiega l’artista – e ogni concerto è un viaggio condiviso, uno spazio dove emozione ed energia appartengono a tutti”.
Ana Carla Maza, lei parte da una una formazione classica al Conservatorio di Parigi. Cosa l’ha spinta a sconfinare nel jazz e nei ritmi latini?
A Cuba, a casa mia, c’era sempre musica. Nelle strade si respirava rumba, musica afrocubana, salsa e son, e da bambina il venerdì andavo sempre a ballare. In casa si ascoltava molto jazz, mentre per le strade dominava la musica latina, e per me era essenziale onorare le mie radici e la musica che amo. Il Conservatorio mi ha dato rigore, disciplina, eccellenza e spinta alla ricerca del virtuosismo con il mio strumento. Il jazz e i ritmi latini fanno parte della mia essenza più profonda, delle mie radici.
Il suo ultimo album “Caribe” fonde musica caraibica, tango argentino e samba brasiliana. Che sensazioni ed emozioni riesce a trasmettere al pubblico grazie a questo intreccio?
La musica ci accompagna sempre, è come la nostra migliore amica: è con noi nei momenti difficili e anche in quelli più gioiosi. Con il pubblico voglio condividere momenti di connessione profonda, di allegria, di amore e anche di tranquillità. Con il violoncello, uno strumento che vibra direttamente con l’anima, cerco di creare quell’unione unica con la musica che ci avvolge tutti.
Parliamo del suo percorso artistico: come si è evoluto nel tempo?
La ricerca di identità di un artista è uno dei cammini più belli. Si tratta di trovare il proprio suono con lo strumento e anche la propria voce come compositore. Io compongo molto viaggiando, in contatto con culture diverse, ma soprattutto in spazi di natura e pace. Ogni mattina scrivo tre pagine nel mio diario; è un esercizio vitale per la creatività. L’arte e la musica ci aiutano anche a cercare risposte nella vita. Credo che la felicità si trovi nelle cose semplici: l’amore, l’allegria, la connessione con l’essenziale.
Quanto è importante per lei condividere la sua musica, e le sue tradizioni, su scala globale?
La diversità musicale è fondamentale. La cultura ci apre orizzonti, ci permette di viaggiare nel tempo e di connetterci con le nostre emozioni. Per me è molto importante condividere la musica e le tradizioni dei Caraibi, di Cuba, della cultura latina, perché è una cultura che onora la gioia di vivere, l’amore, il condividere e i valori umani che contano davvero. Non si tratta di apparenze, ma di ciò che portiamo dentro. La cultura ci insegna a valorizzare i momenti in famiglia, a cercare il successo nelle nostre vittorie personali e non in ciò che detta la società.
Veniamo al live di cui sarà protagonista: quali le sue sensazioni nel portare la sua musica nella splendida cornice delle Dolomiti?
La connessione con la natura è inestimabile, perché da essa nascono i suoni più belli. Quando ci troviamo in un luogo imponente come le Dolomiti, torniamo alla nostra essenza, al silenzio assoluto e ai ritmi naturali della vita. Sarà un momento molto ispiratore: le canzoni risuoneranno nei nostri cuori in modo diverso, avvolte da una magia unica che nasce dall’unione tra la musica e la natura.
La canzone “Diana”, presente nel suo ultimo album, è nata proprio in Italia.
Diana è un canto alla perseveranza, alla resilienza e alla libertà. Ho sempre lottato per la mia libertà: creativa, artistica e personale. L’Italia mi ha accolta a braccia aperte e mi fa sentire a casa. È un Paese di eccellenze culturali e dove incontro donne creative ed emancipate che seguono la propria voce. Per me è un onore portare in Italia l’eccellenza dell’arte cubana: i punti in comune sono l’amore per la musica e la passione per l’arte. Diana racconta questa lotta per la libertà creativa e l’empowerment, che per me significa anche creare progetti culturali che costruiscano ponti tra l’Europa e l’America Latina.
La sua musica è un ricco intreccio di ritmi e sonorità. Qual è stata la risposta internazionale e che tipo di rapporto hai costruito con pubblico?
Il pubblico internazionale ha accolto la mia musica con grande affetto ed entusiasmo. Credo che percepiscano questa fusione di radici e universi sonori come qualcosa di autentico e vicino. Con il mio pubblico cerco un rapporto di sincerità e di dono: ogni concerto è un viaggio condiviso, uno spazio dove emozione ed energia appartengono a tutti allo stesso modo.
Dalle Dolomiti al futuro, quali sono i suoi prossimi progetti?
Ora terminerò il tour di Caribe a dicembre. A febbraio 2026 uscirà il mio nuovo disco e a marzo inizierò un nuovo tour che mi porterà di nuovo in Italia, dove suonerò il 28 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, oltre ad altre date a marzo e aprile. Sarà un anno molto speciale, fatto di nuovi inizi e di incontri con il pubblico.












