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Fico stroncato da The Guardian e New York Times che critica lo stand Melinda: "Un angolo leggermente propagandistico con tanto di errore"

La Fabbrica italiana contadina di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, è fortemente criticata dai due autorevoli giornali, che avrebbero scovato un refuso nella citazione di Melinda all'ingresso: sembrerebbe che le cifre riportate sulle varietà di mela in Europa e in Italia, secondo le ricerche del giornalista, non siano corrette

Di Cinzia Patruno - 28 dicembre 2017 - 06:01

BOLOGNA. E' una bocciatura senza appello quella che arriva dal The Guardian e dal New York Times per Fico e il risultato sarebbe frutto anche di un errore in salsa trentina sottolineato proprio dall'autorevole testata americana. All'inaugurazione di Fico Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo, che si trova Bologna, noi c'eravamo e l'impressione era stata positiva. Una cerimonia in pompa magna alla presenza di patron Oscar Farinetti e del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per l'apertura di questa vera e propria Mecca del cibo (o food, come si dice per essere alla moda).

 

Fico (che sta per Fabbrica italiana contadina) si propone di offrire "un'esperienza unica ed irripetibile", invitando i visitatori a "scoprire la meraviglia della biodiversità italiana". Centomila metri quadrati, una struttura a forma di L che si estende per oltre un chilometro ricavata dal vecchio mercato all'ingrosso risalente agli anni Ottanta, due ettari di campi e stalle all'aria aperta, quaranta ristoranti. Un "very big Eataly", da un'idea di quell'Oscar Farinetti, grande imprenditore del food, se così vogliamo chiamarlo.

 

Da italiani c'eravamo detti che la struttura sembrerebbe fatta a misura di turista, rappresentando una sorta di grande centro commerciale del cibo eppure anche all'estero non tutte le recensioni sono state entusiastiche. In particolare per due delle più importanti testate del mondo, due autorevoli rappresentanti della stampa britannica e statunitense, Fico Eataly World rappresenterebbe una sorta di tradimento della cultura gastronomica italiana.

 

In prima linea nella crociata contro Fico il 'The Guardian', uno dei principali quotidiani britannici, che titola Eataly World opens but leaves a bad taste in Bologna (alla lettera, dall'inglese: Apre Eataly World ma lascia l'amaro in bocca a Bologna) . La giornalista Sophia Seymour racconta il suo viaggio dentro Fico: un calderone di negozi, ristoranti, bar e laboratori, dal quale è praticamente impossibile non essere risucchiati. Sorge spontaneo il paragone con Ikea, il colosso svedese dei mobili fai-da-te. Prima di lasciare Fico ho avuto voglia di bere un caffè – scrive la Seymour – Come mi succede ogni volta che finisco il mio giro all'Ikea, infatti, i miei sensi erano sovraccarichi. La ragazza alla cassa mi ha fatto notare che nonostante Eataly voglia celebrare la storia della cultura agroalimentare italiana, "lo fa in un modo che chiaramente non rappresenta l'Italia". E continua, citando un intervistato che lavora nel settore della salumeria da quarant'anni: Riassume così l'opinione degli abitanti di Bologna: "Fico non ha niente a che fare con la città di Bologna. E' come l'Ikea, un grande magazzino in periferia dove si va per passare una giornata.

 

Secondo il 'The Guardian', la nuova invenzione di Farinetti è da stroncare completamente: un non-luogo travestito da altare celebrativo della cultura del cibo italiana e della sostenibilità alimentare (...) la Fondazione Fico per l'educazione alimentare e la sostenibilità spera di posizionarsi all'avanguardia per la ricerca sulla sostenibilità alimentare. Allo stesso tempo, però la quantità di bar e ristoranti altamente pubblicizzati e il modo in cui i visitatori sono guidati all'interno dell'area (...) rivela la cultura del consumo di massa alla base del progetto.

 

La giornalista britannica conclude infine: Molti spazi per la ristorazione sono ben congegnati e si nota un evidente impulso istruttivo ed etico. E questa è la nota positiva. Ma osservare la produzione di mozzarella sotto i neon o consumare un pasto da guida Michelin mentre altri clienti gironzolano su tricicli sponsorizzati dalla Bianchi (la storica fabbrica di biciclette, ndr) mi fa pensare che Oscar Farinetti abbia realizzato una visione distopica del futuro piuttosto che un omaggio al ricco patrimonio alimentare e culturale italiano.

 

Condividono questa visione le colonne del 'New York Times', il primo quotidiano newyorchese, che ha spedito uno dei suoi inviati all'inaugurazione del tempio di Eataly in occasione dell'inaugurazione. Il giornalista Evan Rail, che descrive se stesso come un 'food lover', racconta con sarcasmo la frustrazione dovuta ai continui ritardi dell'inaugurazione di Eataly World. Infine, il grande annuncio: Fico apre il 15 novembre 2017. E' tempo per lui di prenotare un volo per l'Italia.

 

E alla domanda 'cosa rappresenta tutto ciò', Rail si risponde: Sembrava di essere in una mensa metastatizzata in un centro commerciale, puntualizzando qua e là che le grandi catene di abbigliamento siano state sostituite da punti vendita di delizie gastronomiche. Inoltre, era difficile non notare un angolo leggermente propagandistico. Proprio all'ingresso una targa sosteneva che l'Europa ospita 1.200 varietà di mela, delle quali 1.000 si trovano proprio in Italia, e 200, quindi, in Europa salvo poi raccontare che un esperto britannico di mele dichiara che solo in Regno Unito ne esistano oltre 4.000 varietà, di cui 2.000 certificate, sottolineando l'imprecisione. E la targa è quella di Melinda, orgoglio trentino, marchio che Oscar Farinetti ha scelto come ambasciatore della biodiversità italiana in ambito agroalimentare, dando loro uno stand di tutto rispetto proprio all'ingresso dei centomila metri quadrati espositivi.

 

La targa dello stand Melinda da noi fotografata il giorno dell'inaugurazione che riporterebbe come in Italia ci sarebbero 1.000 varietà di mele e 200 nel resto d'Europa

 

A quel punto, avevo trascorso tre giorni a Fico, e ancora non mi era chiaro cosa cercasse di essere. Un centro commerciale con corsi di cucina? Un centro educativo con materiale sospetto? Un omaggio alla cultura gastronomica italiana che trae occasionalmente ispirazione dall'operato di Leni Riefenstahl (la regista tedesca simbolo della propaganda nazista nel settore cinematografico, ndr)?

 

I riferimenti alla visione di Fico Eataly World in chiave propagandistica si placano alla fine dell'articolo, nella quale il giornalista del 'New York Times' dichiara che, nonostante le trovate vagamente silly (sciocche, ndr) come i video interattivi o gli incontri un po' 'hippy' sulle pratiche biodinamiche, c'è qualcosa che ha reso l'esperienza di valore: aver provato cose mai viste viste prima e aver imparato a fare i tortelloni talmente bene da aver guadagnato le lodi di una vera nonna emiliana.

 

C'è un solo modo per verificare quale di queste voci abbia ragione e quale torto ed è visitare Fico facendosi un'idea se questo sia un tempio del consumismo o una perfetta celebrazione della cultura della tavola italiana.

 

 

 

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