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Imprenditore getta il corpo senza vita dell'operaio 28enne nel bosco. I sindacati: ''Un atto disumano''

Vitali Mardari, 28enne moldavo, faceva il boscaiolo. E' stato trovato senza vita il 19 novembre a Sagron Mis. Le indagini portate avanti dai Carabinieri hanno portato a galla quello che è veramente successo. I sindacati: ''Nelle situazioni di sfruttamento e irregolarità più frequentemente non si rispettano le regole di sicurezza sul lavoro perché l'unico obiettivo è ridurre il costo della manodopera"

Di G. Fin - 15 dicembre 2018 - 08:52

TRENTO. “Ha compiuto un atto disumano”, i segretari generali della Cgil, Cisl e Uil del Trentino Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti e i segretari di Flai, Fai e Uila Maurizio Zabbeni, Fulvio Bastiani e Fulvio Giaimo sono intervenuti sulla tragedia che è avvenuta il 19 novembre a Sagron Mis dove un giovane, Vitali Mardari, 28 enne moldavo, è stato trovato senza vita nel bosco.

 

Dietro questa morte, però, le indagini dei Carabinieri hanno portato alla luce una realtà ancora più tragica fatta di lavoro nero, illegalità e disumanità.

 

Il 28enne faceva il boscaiolo e in quel bosco stava lavorando assieme ai suoi colleghi quando, secondo i rilievi fatti dalle forze dell'ordine, è stato colpito in testa da un cavo d'acciaio che lo ha ucciso. Una tragedia che si è unita alla piaga del lavoro nero. Mardari, infatti, era stato assunto senza un regolare contratto e nell'illegalità e nell'insicurezza era costretto a lavorare.

 

Una situazione che in Trentino e sempre più frequente con sfumature più o meno gravi. Il titolare dell'azienda, avvisato dell'incidente mortale si è subito portato sul posto. Non volendo avere problemi ha deciso di prendere il corpo del giovane, lo ha caricato in macchina e spostato lontano da luogo del lavoro, vicino ad una scarpata. Gettato nuovamente a terra, sul corpo del 28enne sono stati messi dei pezzi di legno per far credere che fosse stato investito da un tronco.

 

Una messa in scena che è stata per fortuna scoperta dai Carabinieri che fin dal ritrovamento del corpo avevano capito che qualcosa non era chiaro.

Morire sul lavoro è inaccettabile. In questo caso, scopriamo che la vittima era un lavoratore in nero. E, se confermato il quadro che l'indagine ha delineato, il suo padrone, provando ad occultare il corpo, ha compiuto un atto disumano” hanno affermato in modo unitario i sindacati ribadendo che nelle situazioni di sfruttamento e irregolarità più frequentemente non si rispettano le regole di sicurezza sul lavoro perché l'unico obiettivo è ridurre il costo della manodopera. “Un caso come questo – prosegue la nota unitaria dei sindacati - è la tragica dimostrazione di quanto ancora c'è da fare sul fronte della prevenzione e del controllo. Siamo vicini alla famiglia della vittima, a cui va tutta la nostra solidarietà. Un grazie ai Carabinieri del Primiero che hanno lavorato e stanno lavorando per accertare le gravissime responsabilità di quanto accaduto”.

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