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Addio monetine da 1 e 2 centesimi: lo stato smette di coniarle e le grandi catene non danno più il resto

Lo prevede una legge nazionale del 2017. Ora anche le grandi catene di distribuzione, per legge, possono arrotondare i prezzi al multiplo di 5 centesimi più vicino. Il Centro per la Tutela dei Consumatori (Crtcu): “Nessuna irregolarità, ma la norma si applica solo per i pagamenti in contanti”

Di Tiziano Grottolo - 02 luglio 2019 - 16:39

TRENTO. Probabilmente è già successo a molti trentini di recarsi in un negozio, o alle poste, e a fronte di un importo che finisce con €,99 non vedersi consegnare i centesimi di resto. Niente di illegale o nessuna svista come alcuni potrebbero essere portati a pensare, al contrario sono gli effetti di un emendamento contenuto in una legge del 2017 ed entrata in vigore da poco.

 

Prima che incominci la ‘caccia al colpevole’ vi diciamo che la prima proposta in tal senso venne formulata da Sergio Boccadutri (all’ora Sel oggi Pd) nel lontano 2014. La sua proposta alla Camera ottenne 390 sì su 391, con un solo astenuto. La norma sarà poi ripresentata e approvata sotto forma di emendamento della Legge Finanziaria 96/2017.

 

L’obiettivo è quello di far risparmiare allo Stato parecchi milioni di euro pare infatti che i costi di produzione, gestione e distribuzione dei ‘ramini’ superino il valore stesso delle monete. Dall’inizio dello scorso anno quindi la Zecca dello stato ha smesso di coniare questo tipo di monete. Secondo i dati resi noti dalla Zecca dello Stato, per coniare circa 350 milioni di monetine da 1 e 2 centesimi si spendono ogni anno 10 milioni di euro.

 

La legge però non prevede solo la fine della produzione delle monetine ma afferma anche che d’ora in avanti, l'importo totale da pagare nelle transazioni fra privati ma anche negli uffici della pubblica amministrazione, debba essere arrotondato per eccesso o per difetto ai 5 centesimi più vicini alla cifra dell'importo. Più precisamente 0,1 e 0,2 saranno arrotondati a zero, 0,3 e 0,4 a 5 centesimi, mentre 0,6 e 0,7 sempre a 5 centesimi, e ancora, 0,8 e 0,9 a 10 centesimi.

 

Il Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti, ente che si occupa di assistere i clienti trentini, però avverte: “L'arrotondamento deve avvenire sull'importo monetario complessivo da pagare, i singoli prezzi dei prodotti, la cui somma dà appunto l'importo totale da pagare, non devono essere arrotondati”.

 

Inoltre, l'applicazione dell'arrotondamento può avvenire solamente a condizione che l'intero pagamento avvenga in contanti. Per importi pagati tramite carta di credito, bancomat e mobile payment infatti non sono previsti arrotondamenti.

 

Se è vero che questa misura non alleggerirà eccessivamente le tasche dei consumatori è altrettanto vero, che su grandi numeri, potrebbe portare alcuni vantaggi economici ai commercianti, in particolare alle grandi catene di negozi che fanno affidamento sulla quantità dei prodotti venduti.

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