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Da Trento ad Amsterdam: la startup Wonderflow tra le migliori d'Europa. ''In Trentino eccellenze come l'Università. La Provincia, invece, arranca"

La startup ha il suo quartier generale ad Amsterdam (dove lavorano circa 12 persone), ma mantiene il reparto di ricerca e sviluppo a Trento con circa 20 persone. I dipendenti vengono da 10 paesi diversi e più del 50% sono donne. Un'azienda internazionale. Riccarco Osti, Ceo di Wonderflow: "Quello che non funziona a Trento, per l'esperienza che abbiamo avuto noi, è la Provincia che spesso e volentieri mette i bastoni tra le ruote alle piccole aziende"

Di Arianna Viesi - 16 novembre 2019 - 20:20

TRENTO. Sono Riccardo Osti, Giovanni Gaglione e Michele Ruini i tre giovani fondatori della startup Wonderflow che, qualche giorno fa a Bruxelles, è entrata di diritto nell'olimpo delle scaleup europee. Ha vinto infatti il secondo premio nella categoria Industria Digitale alla finale della Eit Digital Challenge di Bruxelles. Il premio consiste nell’accesso a un programma di accelerazione d’impresa internazionale fornito da Eit Digital per la durata di un anno del valore complessivo di 50 mila euro.

 

La startup (anche se, per il fatturato odierno, sarebbe meglio chiamarla scaleup) analizza i dati dei consumatori online ed estrapola informazioni utili dai feedback e dalle recensioni dei clienti delle aziende per elaborare analisi utili all’innovazione dei prodotti e alle strategie di marketing. Si analizza qualsiasi tipo di feedback, insomma: dalle recensioni online alle chiamate ai call center. Grazie ad un complesso sistema di analisi dei dati, Wonderflow fornisce quindi ai propri clienti consigli per migliorare capacità attrattiva e strategie.  Tra i loro clienti anche colossi quali Samsung, Dhl, Philips, Lavazza.

 

L'azienda, con il quartier generale ad Amsterdam, mantiene il suo reparto di ricerca e sviluppo a Trento, dove lavora una ventina di persone. D'altra parte è proprio da qui che parte la loro storia. "I miei due soci ed io - spiega Osti, Ceo di Wonderflow - ci siamo incontrati proprio a Trento e lì è iniziata la nostra avventura".

 

Riccardo Osti, romano, è arrivato a Trento nel 2014 per un progetto speciale, Techpeaks. Una quarantina di persone da tutto il mondo, con competenze e profili altamente specializzati, che si sono incontrate e hanno lavorato insieme con un unico obiettivo: creare (o provarci, quanto meno) un'impresa.

 

 

E' proprio qui a Trento, quindi, che Riccardo Osti incontra un altro romano, Giovanni Gaglione, e il fiorentino Michele Ruini. "Così abbiamo iniziato, insieme, a lavorare sull'antenato di Wonderflow. Poco dopo abbiamo presentato un'application a Rockstart, che ci ha accolto nel suo acceleratore Web & Mobile. All’epoca era uno dei migliori tre d’Europa, quindi non abbiamo avuto dubbi e abbiamo colto la palla al balzo. Proprio grazie al network di Rockstart abbiamo conosciuto i nostri primi clienti e i primi investitori".

 

"Ci siamo quindi subito trasferiti ad Amsterdam - continua Osti - dove Rockstart ha sede". 

 

Ad Amsterdam si lavora bene, ci sono molte giovani aziende, vivaci e competitive. C'è una cosa, però, che manca. "A Trento abbiamo incontrato persone con profili tecnici brillanti e con competenze altissime. Ma, soprattutto, in Italia si trovano persone affezionate all'azienda e al suo progetto. Ad Amsterdam, invece, la maggior parte delle persone sono expat che cercano di sfruttare al massimo il proprio tempo qui: la competitività è molto alta".

 

L'azienda, in pochi anni, è cresciuta molto e oggi conta più di una trentina di dipendenti tra Olanda e Italia. "A Trento lavorano circa una ventina di persone, ad Amsterdam dodici. Dal primo momento ci siamo dati come obiettivo questo: essere internazionali. Nel nostro team ci sono persone provenienti da dieci paesi diversi e oltre il 50% dei nostri dipendenti sono donne. Devo dire che, in questo, siamo stati aiutati dal clima che si respira a Trento. L'università di Trento è un'università internazionale, aperta al mondo e che contribuisce, con i suoi laureati, anche alla crescita della nostra azienda". 

 

Molti i clienti prestigiosi con i quali Wonderflow collabora. "Per elaborare le analisi di cui ci occupiamo - spiega Osti - servono circa quindici tecnologie diverse che, solitamente, non sono a disposizione di un'azienda (a cui spesso mancano anche le competenze per usarle, queste tecnologie). Rivolgendosi al nostro servizio, quindi, le aziende possono beneficiare di due vantaggi. Innanzitutto, risparmiano il 90% del tempo che, altrimenti, spenderebbero in market research. In seconda battuta, poi, seguendo le raccomandazioni che forniamo loro, le aziende possono ottenere risultati impressionanti. Alcuni nostri clienti hanno riscontrato un +100% nella customer satisfaction, altre hanno ridotto del 20% le chiamate al call center. Questo si traduce in un risparmio di tempo e, quindi, in un fatturato maggiore".

 

Il premio ritirato a Bruxelles è un'ulteriore conferma. "Non siamo mai stati appassionati di premi. Questo premio, però, è molto importante perché Eit (European Institute of Innovation and Technology), proprio la settimana scorsa, è stata nominata migliore istituzione tech pubblica al mondo. Siamo stati invitati a partecipare ad un processo di selezione molto duro. Alla fine, siamo risultati tra i due vincitori della categoria digital-industry".

 

Il pensiero, poi, torna a Trento: da dove tutto è partito, e dove tutto continua. "A Trento ci sono cose che funzionano benissimo. L'università, ad esempio, forma persone di talento e molto preparate. Molte delle persone che assumiamo vengono proprio da lì. Eit, poi, ha una delle sue sedi storiche proprio a Trento".

 

 

Tante cose, però, andrebbero migliorate. "Quello che non funziona, invece, per l'esperienza che abbiamo avuto noi, è la Provincia che spesso e volentieri mette i bastoni tra le ruote alle piccole aziende. Basti pensare che noi abbiamo vinto un bando sostenuto anche dalla Pat nel 2017 e i soldi ci sono arrivati solo la settimana scorsa. Noi siamo fortunati perché nel frattempo abbiamo trovato altri investitori ma alcune aziende hanno avuto grossi problemi mentre aspettavano i finanziamenti".

 

E, allora, è d'obbligo la domanda delle domande: tornereste, stabilmente, in Italia? "In vacanza (ride, ndr). In Italia ci sono tantissime persone preparate. Mediamente più preparate di quelle che incontriamo in giro per l'Europa. Ma i capi, spesso, sono incompetenti e poco aperti alle novità. Si può avere una sede in Italia, certo (anche noi abbiamo gran parte della nostra azienda a Trento), ma si può avere solo se, prima di aprirla, si è già partiti", conclude Osti. 

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