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Il macello di Pergine fa litigare i sindaci dell'Alta Valsugana. Oss Emer vorrebbe trasformarlo in un magazzino comunale

La miccia si accende per il post su Facebook di un allevatore del perginese. Da lì le risposte piccate dei sindaci di Frassilongo e Pergine con quest'ultimo che rimuove tutto. A far da paciere il primo cittadino di Palù, che però si toglie qualche sassolino

Di Luca Andreazza - 11 novembre 2019 - 19:43

PERGINE. Non sembra conoscere pace il Macello pubblico "Alta Valsugana" di Zivignago. Un edificio che vede solo un'offerta, arrivata dopo che tre aste sono andate completamente deserte. E ai tempi dei social la polemica scorre, anche, su Facebook. A sollevare il caso un allevatore nel perginese che in caso di (definitiva) chiusura della struttura, si dovrebbe recare a Feltre per la macellazione degli animali in quanto è prevista nel 2020 l'entrata in vigore di una legge europea che mette dei paletti per quanto riguarda il conferimento del bestiame.

 

Più o meno un tutti contro tutti via social. Segno che la vicenda non trova proprio tutti concordi e c'è una probabile mozione di sfiducia in arrivo per il primo cittadino di Palù, Stefano Moltrer, e presidente della società "Alta Valsugana", ora in liquidazione, nella normale rotazione dei sindaci al "comando" della struttura. A domanda di un allevatore, arrivano, infatti, le risposte (piccate) di due sindaci

 

La miccia si accende per il post su Facebook dell'allevatore: "Si parla di filiera corta, prodotto locale, mercati contadini, dal produttore al consumatore - dice il titolare di un'azienda - ma sembra che per il Comune di Pergine tutte queste cose non contino".

 

E da qui la "denuncia" per il cambio di destinazione dell'edificio. "Va infatti reso pubblico che l’importante attività del macello pubblico di Pergine avrebbe ora tutte le carte in regola per proseguire la sua attività (è il liquidatore a dirlo) - commenta - ma il sindaco di Pergine e il sindaco di Frassilongo (soltanto loro) lo vorrebbero chiudere per destinarlo ad “altri usi”. Ci si dovrebbe chiedere ora che fine faranno le decine di piccole medie aziende agricole dell’Alta Valsugana/Valle dei Mocheni/Altopiano di Pinè e limitrofi, che attualmente usufruiscono del servizio (a pagamento) e che da dicembre non potranno più proseguire con l’attività".

 

Una decisione maturata negli ultimi mesi e che si starebbe per consumare in questo periodo, senza apparentemente un reale confronto con la categoria. "Il sindaco di Pergine e i suoi assessori - aggiunge l'allevatore - quello all’agricoltura in primis, Carlo Pintarelli, non hanno mai chiesto un incontro con gli agricoltori prima di prendere questa importante decisione e questo è grave. Senza l’attività di agricoltori/allevatori il nostro bel territorio Trentino, curato e mantenuto, tanto amato da milioni di turisti che fine farà? Questo almeno i nostri cari 'amministratori' se lo saranno chiesto?".

 

Piccata la risposta di Bruno Groff, sindaco di Frassilongo, il quale chiamato in causa, tradisce un certo nervosismo sulla vicenda. "Ormai la misura è colma sulla questione. E' giunto il momento - ribatte il primo cittadino - di dire chiaramente qualcosa: da sindaco dal 2005 conosco bene la questione di questa struttura, da sindaco 2 anni fa con tutti gli amministratori dell'Alta Valsugana abbiamo votato all'unanimità (compreso il sindaco di Palù) la messa in liquidazione della società e la fine della finalità di uso pubblico della struttura. Sulla questione è apparente e chiaro che c'è sotto una bella speculazione che noi sindaci non vogliamo. Consiglio per il prossimo bando di unire tutti i vostri interessi e risorse e acquistare a un prezzo congruo e non speculativo la struttura. Se qualcuno vuole fare speculazione la faccia con le proprie cose e non con quelle pubbliche".

 

Poi è il turno del sindaco di Palù, Stefano Moltrer, a spezzare una lancia a favore delle istanze dell'allevatore: "Ce la sto mettendo tutta - scrive - per sensibilizzare gli amministratori sul tema ma alcuni (pochi) spingono su altre strade non capendo e pensando le ripercussioni che può avere la cessazione dell'attività. Poi parlano di valorizzare prodotti, territorio rurale e economia di montagna. Davanti a dati oggettivi trasmessi restano sull'idea che sia più importante un parcheggio o un magazzino del comune. A breve tutta la società e il comparto saranno a conoscenza delle dinamiche instauratesi. Teniamo duro fino in fondo".

 

Quindi il primo cittadino, citato dal collega di Frassilongo, cerca di mediare. "Non è certo Facebook il luogo per redimere queste dinamiche - evidenzia Moltrer - ma colgo l'occasione per ricordare (e lo farò anche in sede pubblica nelle dovute circostanze) che la società è stata sciolta e messa in liquidazione nel 2017 per questione normative e ci siamo impegnati tutti (verbali confermano) che anche nel primo bando (pubblico dominio) abbiamo tentato all'unanimità di mettere il vincolo per almeno 5 anni della destinazione a macello. Quindi sono frottole quella del 'non è più un servizio'. Non è più stato possibile mettere vincoli per questioni tecniche di vizio di forma. Ora se qualche comune ha cambiato intenzione e vuole farci qualcos'altro, la speculazione e l'interesse (para-personale) lo ha qualcun'altro e non certo il sottoscritto o l'offerente regolarmente pervenuto".

 

Ma si toglie anche un sassolino. "Ringrazio della sfiducia e prossima revoca dall'incarico - aggiunge il sindaco - sottoscritta da amministratori che dovranno rendere noto al comparto zootecnico del Trentino orientale questa scelta. Buon lavoro". Nel frattempo era intervenuto anche il primo cittadino di Pergine, Roberto Oss Emer, stessi toni e tenore simile a quello utilizzato da Frassilongo, salvo poi, indirizzato forse a più miti consigli, rimuovere i post. 

 

Ecco poi la chiusura finale (fino a questo momento) dell'allevatore. "Cari sindaci, quando due anni fa avete deciso di dismettere il servizio pubblico di macello la situazione era completamente diversa. Al di là della mia personale esigenza infatti le macellazioni domestiche erano permesse. A partire dall'anno prossimo, per voce dei servizi veterinari, non si potranno più fare. Il macello tra l'altro dopo due aste deserte è stato messo in vendita al massimo ribasso proprio dalla spettabile assemblea di sindaci dei quali anche voi fate parte. Si partiva da una cifra periziata e nel bando si diceva che si sarebbe accettata qualsiasi cifra al ribasso. Nel silenzio più totale di tutti all'ultimo momento avete cambiato idea. Legittimo ma pericoloso perché per dichiarazione dell'attuale gestore, non c'è disponibilità da parte sua di riuscire a offrire di più. Dunque si sta per configurare questa situazione: in questa asta il macello non viene assegnato, nella prossima o nelle prossime l'unico offerente - per sua dichiarazione - è il comune di Pergine che ha dichiarato tutt'altra intenzione di utilizzarlo come macello e dunque il risultato è che l'intera Valsugana alta e bassa, pinetano, val dei Mocheni, Civezzano, Vigolana e Alpe Cimbra - 10 mila capi di bestiame allevati - rimarranno senza struttura di macellazione pubblica con la più vicina localizzata a Roncone nelle Giudicarie. Immaginatevi la sofferenza degli animali per tutto questo trasporto e la rabbia dei contadini per il danno che vi state assumendo la responsabilità di provocare. Ps: come potete notare non ho nemmeno nominato la mia situazione che è la più particolare è che trova macelli autorizzati almeno a 100 chilometri di distanza. Rischio di dover chiudere la mia attività e voi mi state parlando di speculazione solo per mascherare un iter che chiaramente testimonia nella migliore delle ipotesi di non aver badato a quello che stava succedendo ma nella peggiore, ad una grave colpa e imperizia".

 

Ma facciamo un passo indietro, riavvolgiamo il nastro. La prima asta, che manteneva la destinazione d'uso all'attività di macello, prevedeva una base d'asta fissato a 445 mila euro, ricavato da una valutazione tramite perizia che fissava il valore a 450 mila euro, e per acquistarlo sarebbe stato necessario offrire cifre superiori. Deserto.

 

Il secondo tentativo, prevedeva sempre importo di 445 mila euro ma era stata tolta la condizione di rispettare la destinazione in quanto è stato considerato che la zona dal punto di vista urbanistico è "per attrezzature di supporto alla produzione agricola". Deserto

 

Così alla terza asta pubblica l'importo è stato ridotto a 356 mila euro, l'80% di quanto inizialmente previsto, per restare senza vincolo di destinazione d'uso. Un'aggiudicazione al massimo rialzo. Deserto. Tre bandi a vuoto per l'edificio di vicolo dei Campi e allora si è potuto procedere per trattativa diretta e così è arrivata l'unica offerta sul tavolo

 

Quella dell'azienda Bampi che ha offerto 250 mila euro, ai quali poi si dovranno aggiungere i costi per i necessari lavori di ristrutturazione, quantificabili in circa 150 mila euro. Il conto finale è, quindi, di 400 mila per un'attività commerciale di macello che "garantisce" un fatturato annuale intorno ai 150 mila euro

 

Un investimento, quindi, per il territorio, cioè avere un presidio e un punto di riferimento per la macellazione, così come per l'immagine della ditta, più che per un reale ritorno economico, almeno nel breve periodo. A questo si aggiunge che dal prossimo anno entra in vigore una legge europea: gli animali domestici devono essere portati in un punto di macellazione all'interno di un raggio di 100 chilometri.

 

Verificata l'offerta, a quel punto, però, l'amministrazione di Pergine, appoggiata in particolare da quella Frassilongo, ha considerato la cifra vantaggiosa e quindi vorrebbe chiudere l'edificio per destinarlo ad "altri usi", cioè nelle ipotesi una rimessa per i mezzi comunali.

 

Da lì un braccio di ferro, l'azienda non ci starebbe a rilanciare l'offerta per prendere il macello: non sarebbe economicamente vantaggioso investire nell'edificio a cifre superiori, anche a fronte del giro d'affari, sarebbe più conveniente portare i vitelli a Sella Giudicarie, dove è attivo l'altro edificio certificato per questo scopo.

 

Se l'ipotesi portata avanti dalle amministrazioni di Pergine e Frassilongo dovesse andare a buon fine e quindi l'edificio venisse trasformato in magazzino per i mezzi comunali, sarebbe il terzo macello in circa 50 anni chiudere: l'edificio di vicolo dei Campi era entrato in funzione circa 15 anni fa per proseguire la storica attività avviata nel secolo scorso , dopo la Grande Guerra, nei locali che poi sono diventati la "sala Maier" della biblioteca. Un'attività poi trasferita in quella che è diventata la "sala Banda" fino alla realizzazione del macello pubblico a Zivignago, che ora rischia la chiusura.

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