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Pubblica amministrazione, tensione tra sindacati e Provincia: ''Fugatti non faccia Maria Antonietta in chiave moderna, la pazienza è finita''

Una presa di posizione forte a pochi giorni dalla partenza della discussione della manovra di bilancio. Fp Cgil e Cisl Fp: "Il Trentino in controtendenza rispetto all'Italia ma soprattutto in confronto all'Alto Adige. Servono risposte, altrimenti mobilitiamo tutti i comparti''

Pubblicato il - 06 novembre 2019 - 13:05

TRENTO. "Apprendiamo che il presidente Maurizio Fugatti considera la richiesta di rinnovo dei contratti pubblici eccessiva in quanto sono appena stati rinnovati". Così Luigi Diaspro, segretario della Fp Cgil, e Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, sulla difficoltà nel trovare un accordo per valorizzare i dipendenti della pubblica amministrazione. 

 

"Il Trentino in questo momento va decisamente in controtendenza rispetto al resto del Paese, ma se persiste l'assenza di risorse, le lavoratrici e i lavoratori dei comparti pubblici sono pronti a far sentire la propria voce: non escludiamo azioni di mobilitazioni a partire dalle assemblee. E' inaccettabile che non voglia instaurare un dialogo per trovare una soluzione dopo  un 'buco' previdenziale e retributivo di otto anni, non recuperato e non recuperabile, subito dai pubblici dipendenti che non produce risparmi della spesa pubblica che continua a salire".

 

Il rinnovo del triennio 2016/2018 rappresenta per i sindacati solo il primo e parzialissimo tassello per la ricostruzione di un sistema gravemente danneggiato dal lungo blocco contrattuale. Le parti sociali chiedono continuità per conseguire una prospettiva di innovazione, valorizzazione del ruolo degli addetti e qualità dei servizi".

 

"La pazienza è finita - dice Pallanch - l’aver assicurato in questi lunghi otto anni servizi di qualità sul territorio, a dispetto della carenza di personale per il blocco delle assunzioni, delle retribuzioni e delle progressioni, ma anche le assunzioni di responsabilità oltre il lecito con turni nei giorni di riposo, non autorizza a pensare che l’alto senso del dovere e del servizio manifestato dai dipendenti pubblici trentini possa continuare all’infinito. La Giunta mette a rischio la qualità certificata della pubblica amministrazione trentina in Italia e in Europa, un traguardo raggiunto grazie al lavoro di tutti i lavoratori impegnati e che ha effetti benefici sul Pil".

 

I sindacati sostengono che è necessario mettere mano al riordinamento professionale, ma anche al sistema di classificazione: "Le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori vanno riconosciuti e valorizzati dopo oltre vent’anni - evidenzia Diaspro - attraverso un’adeguato aggiornamento delle declaratorie: in questo modo si possono riconoscere professionalità ma anche differenze in un’ottica generale di sistematizzazione dell’intero comparto, questo evita risposte parziali e conserva l’unicità dei contratti collettivi di riferimento".

 

Un altro nodo è quello di valutare il futuro assetto istituzionale, con particolare riferimento alle Gestioni associate per le quali i lavoratori in questi anni sono stati chiamati a responsabilità e carichi di lavoro straordinari ma in assenza di una strategia certa. E la chiarezza sul percorso di stabilizzazione del precariato e del piano assunzionale annunciato, che deve dare risposte ai precari storici della pubblica amministrazione trentina per favorire il necessario turn over per le uscite per pensionamenti.

 

"L’assenza di risorse sul contratto - spiega Pallanch -  rappresenta una precisa scelta politica che i lavoratori valuteranno adeguatamente, visto che in buona sostanza la riduzione di risorse nel bilancio provinciale, nota da anni, peserebbe ancora una volta sul comparto pubblico. Voler 'ragionare' solo di vacanza contrattuale vuol dire poi irridere i dipendenti pubblici: questo istituto dovrebbe essere attivato automaticamente in caso di ritardi nel rinnovo del contratto a partire dal mese di aprile".

 

Le parti sociali mettono in luce come il Trentino vada in controtendenza rispetto al quadro nazionale, così come in Alto Adige. "Il presidente - attaccano Diaspro e Pallanch - non capisce o fa finta e rischia di apparire una Maria Antonietta in chiave moderna nel suo 'Se non hanno più pane, allora che mangino le brioches'. Ribadiamo ancora una volta che in Italia le risorse sono state incrementate di un ulteriore miliardo, 2,775 miliardi, mentre nel vicino Alto Adige è stato stanziato il 4,8% oltre all’aumento generalizzato del buono pasto a 7 euro".

 

Nel mirino anche la situazione nel comparto sanità. "Consideriamo positivo che Fugatti abbia a cuore gli infermieri, ai quali vanno date risposte adeguate in termini retributivi e professionali - continua Diaspro - ma ricordiamo che il contratto riguarda tutte le oltre 90 professioni del sistema, quali tecnici, amministrativi, operatori socio-sanitari: occorre dare altrettante risposte nel contratto di comparto nel riconoscere professionalità e specialità".

 

Ci sono poi gli 11 milioni ancora sul tavolo, che Fp Cgil e Cisl Fp chiedono di riattivare al più presto. "Rappresentano esclusivamente una coda contrattuale, non ha nulla a che vedere con le risorse necessarie per il rinnovo del triennio 2019/2021. In questa prospettiva invitiamo tutti a un senso di responsabilità per sbloccare la trattativa per la conclusione del triennio 16/18, che di fatto mette a rischio il finanziamento 2019/2021. E’ tempo di dare una risposta concreta ai 7 mila lavoratori della sanità trentina che attendono da anni quelle risorse già sul tavolo".

 

Una presa di posizione forte a pochi giorni dalla partenza della discussione della manovra di bilancio. "Ci aspettiamo - concludono Pallanch e Diaspro - che il presidente ci dia risposte diverse da quelle che abbiamo sentito e che riconosca che i pubblici dipendenti rappresentano una risorsa per l’intero sistema dei servizi per i cittadini e per le imprese, per il territorio e per l’ambiente, un investimento necessario e non una semplice voce di costo da poter azzerare o ritardare con alchimie di bilancio. In caso contrario, l’intero sistema dei servizi pubblici trentini farà sentire la propria voce".

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