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Sicurezza sul lavoro, le aziende che investono sulla salute (dei propri dipendenti) guadagnano fino a quattro volte di più

"Key to health", progetto ideato e promosso da Fbk, ha voluto, e vuole, promuovere la salute sul posto di lavoro. Il dottor De Santa: "Un'azienda in Valsugana ha attivato un corso sugli stili di vita e per smettere di fumare. Un'altra azienda ha finanziato un'indagine per la rilevazione precoce del disagio psichico dei propri dipendenti. Sono però iniziative non adeguatamente pubblicizzate e sostenute"

Di Arianna Viesi - 14 novembre 2019 - 21:27

TRENTO. Il progetto "Key to health" è un progetto sperimentale portato avanti da un gruppo di lavoro della Fondazione Bruno Kessler di cui fa parte anche il dottor Azelio De Santa, medico competente di Fbk.

 

Obiettivo del gruppo: elaborare un modello per promuovere la salute sul posto di lavoro. Un progetto orientato, soprattutto, all'individuazione e alla modifica - in senso positivo - dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e del diabete.

 

"L'intervento - spiega il dottor De Santa - è stato improntato alla prevenzione di queste due malattie. Il modello, poi, doveva essere replicabile in altre circostanze lavorative. Questo è stato anche l'obiettivo posto dagli sponsor quali Pat, Apss, Inail e la stessa Fbk".

 

Il modello "Key to health" è stato proposto ai dipendenti di Fbk nell'aprile 2017 e si è protratto fino al novembre dello stesso anno. "Siamo partiti con una fase di sensibilizzazione e informazione, portata avanti da un gruppo di ricerca di Fbk. A tutti i lavoratori di Fbk è arrivata poi una e-mail in cui venivano invitati a compilare, in forma anonima, un questionario sulle proprie condizioni di salute e sul proprio stile di vita. Venivano chiesti, ad esempio, peso, altezza, circonferenza addominale, o ancora il numero di porzioni di frutta e verdura consumate giornalmente, se fumatore/fumatrice, informazioni sull'attività fisica ecc. Questo questionario ci ha permesso di dare a ciascuno, in modo anonimo, un immediato riscontro sullo stile di vita e sui fattori di rischio cui ciascuno era esposto".

 

Alla fine del questionario, i dipendenti potevano lasciare un proprio recapito. "Chi l'ha lasciato - continua il dottor De Santa - è stato contattato dal sottoscritto con una proposta di adesione. I dipendenti sono così stati classificati in tre gruppi distinti: 'ad alta protezione', 'a protezione media' e 'a bassa protezione'". Il grado di protezione è inversamente proporzionale ai fattori di rischio. Il gruppo di dipendenti "ad alta protezione" non aveva bisogno di alcun sussidio:  a loro è stato consigliato solo di consultare un portale interamente ideato e strutturato da Fbk che dà consigli, generici, sui corretti stili di vita: dall'attività fisica alla dieta. Il gruppo "a protezione media" ha seguito le stesse indicazioni del gruppo precedente ma con qualche cautela in più. Al gruppo "a bassa protezione" - composto da circa una ventina di persone - è stato proposto, invece, un percorso ad hoc: "Prevention".

 

Spiega il dottor De Santa: "Innanzitutto ogni dipendente di quest'ultimo gruppo si è sottoposto ad una visita con me nella quale veniva verificata la correttezza dei parametri. Si procedeva poi con i consueti esami: colesterolo, glicemia, pressione, elettrocardiogramma fatto contestualmente alla visita. Alla fine della visita, quindi, si fissavano gli obiettivi da raggiungere. Al momento della visita, a tutti, veniva consegnato anche un braccialetto contapassi direttamente collegato ad un'applicazione prodotta da Fbk che registrava, su consenso del lavoratore, la sua attività fisica".

 

Ogni lavoratore, insomma, poteva avere sotto mano il proprio andamento. "Seguiva poi un colloquio con un counselor motivazionale che, con tecniche vicine alla psicologia, cercava di capire quali fossero le criticità per la modifica dei comportamenti: criticità personali o ambientali".

 

Lo studio è durato sei mesi (da aprile a novembre 2017) e ha dato ottimi risultati: non solo sotto il profilo medico. "Più della metà dei lavoratori che ha completato lo studio, ha mostrato un netto miglioramento dei rilievi in termini di peso e circonferenza addominale".

 

Ma perché un'azienda dovrebbe investire in iniziative di questo tipo? "Iniziative di questo tipo - spiega De Santa - hanno ricadute positive in termini di fidelizzazione del lavoratore e riduzione dell'assenteismo e dei contenziosi. Portano, insomma, ad un generale miglioramento del clima aziendale. Lo dicono vari studi ma lo dice anche l'Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro che ha stimato che, per ogni euro investito in iniziative di questo tipo, l'azienda ha un ritorno che oscilla tra i tre e i cinque euro. Va comunque notato che il contesto in cui si propongono è importante. Se il contesto è incrinato da altre tensioni - di natura sindacale o produttiva o di incertezza e sfiducia - è ovvio che potrebbe non avere grandi effetti. L'importante, in ogni caso, è che ci sia un coinvolgimento esplicito e diretto da parte della gerarchia. Non si può ridurre solo ad un aspetto medico".

 

Molte regioni del Nord si sono dotate di reti di Work Health Promotion, reti di aziende che investono in iniziative di promozione della salute: Piemonte, Lombardia, Friuli Venenzia Giulia. "In questi territori - continua De Santa - le regioni hanno sostenuto e creato i presupposti perché queste aziende creino reti in cui vengono proposte, da parte delle autorità sanitarie, iniziative utili in tal senso. Si lascia però anche alle aziende libertà d'iniziativa. In Trentino questa rete non c'è".

 

"Il Veneto non ha questo tipo di rete ma in Veneto alcune Asl hanno messo a disposizione delle risorse economiche importanti per le aziende che vogliono adottare iniziative di promozione della salute. Questo, ovviamente, pone un problema che potrebbe avere anche una rilevanza politica. Insomma, si tratta di incoraggiare le aziende ad adottare queste politiche".

 

Iniziative come quella di "Key to health" riguardano, infatti, non soltanto i lavoratori. Ma anche le aziende, e la collettività tutta. Investire in progetti simili significa (anche) ridurre i costi sanitari. "Per fortuna anche qui in Trentino molte aziende sono impegnate nella promozione della salute dei propri dipendenti. Sono aziende che hanno deciso di adottare queste iniziative in modo volontario e spontaneo. Un'azienda in Valsugana ha attivato, ad esempio, un corso sugli stili di vita e per smettere di fumare. Il corso si è concluso a settembre con il 50% di successo".

 

Le aziende, insomma, si stanno già muovendo. E lo stanno facendo da sole. "Un'altra azienda ha finanziato un'indagine per la rilevazione precoce del disagio psichico dei propri dipendenti. Sono però iniziative non adeguatamente pubblicizzate e sostenute".

 

Se organizzate bene, iniziative simili diventano momenti di divulgazione, momenti di sensibilizzazione e prevenzione pubblica.

 

Proprio per questo, del progetto, se ne parlerà la settimana prossima all'Auditorium del Centro per i servizi sanitari dell'Azienda sanitaria. L'incontro, rivolto alla collettività, è pensato (soprattutto) per le parti sociali: aziende, Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, sindacati, Apss, Pat. Interverrà anche un consulente del lavoro che spiegherà i vantaggi, a livello fiscale, di cui le aziende possono beneficiare (seppur in modo complesso) attivando iniziative di promozione della salute.

 

A presentare l'iniziativa "Key to health" anche la dottoressa Eccher che ha condotto un'estensione del progetto su un piccolo gruppo di dipendenti della Provincia e dell'Azienda nel 2018. Un progetto che, anche qui, ha portato ad ottimi risultati.

 

La promozione della salute (e non solo quella lavoro-correlata) è un bene, di tutti. Investire in salute equivale (in fondo) ad investire in quello che siamo, e saremo, come società.

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