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Coronavirus, i ristoratori trentini: ''Servono interventi straordinari per ripartire: abbiamo bisogno di aiuti a fondo perduto''

Un po' come gli albergatori, i ristoratori chiedono un intervento corposo e importante per fronteggiare la crisi economica innescata dalla pandemia Covid-19. Fontanari: "Non c’è più tempo da perdere. E' necessario un intervento concreto anche per poter creare le basi di una solida ripartenza"

Pubblicato il - 05 aprile 2020 - 21:10

TRENTO. "Abbiamo bisogno di aiuti a fondo perduto". Così Marco Fontanari, presidente dell'associazione ristoratori del Trentino, che aggiunge: "Per tutelare la salute, giustamente, ci è stato imposto di chiudere e questo anche a tutela nostra e dei collaboratori, anche perché il nostro lavoro è fatto di contatti e relazioni. Adesso, però, è venuto il momento di pensare alla salute delle nostre aziende".

 

Un po' come gli albergatori (Qui articolo), i ristoratori chiedono un intervento corposo e importante per fronteggiare la crisi economica innescata dalla pandemia Covid-19. "Non c’è più tempo da perdere - dice Fontanari -. E' necessario un intervento concreto anche per poter creare le basi di una solida ripartenza".

 

Nel frattempo sono stati messi in campo la moratoria dei mutui, la possibilità di aprire nuove linee di credito e alcuni interventi.

 

"Un primo aiuto - prosegue il presidente dei ristoratori -  una boccata d'ossigeno, però chiediamo che ci venga riconosciuto quanto non abbiamo potuto incassare e non incasseremo a causa della chiusura. Siamo pronti a presentare i bilanci degli anni scorsi, con gli incassi degli stessi periodi. Abbiamo bisogno quindi di aiuti a fondo perduto: la moratoria dei mutui, l’apertura di nuove linee di credito, alcuni pagamenti posticipati rischiano di essere un boomerang per molte aziende. Abbiamo invece bisogno di liquidità, di interventi tangibili e concreti, come avviene in Germania".

 

I pubblici esercizi in Trentino rappresentano 3.852 aziende con oltre 14 mila addetti. La ristorazione 1.480 con oltre 7.600 addetti. "Siamo un settore vitale che ha bisogno di sostegno - spiega il presidente - anche una volta terminata l’emergenza occorre affrontare alcuni temi cruciali, come il ritorno alla contingentazione delle licenze e ai voucher, strumento la cui flessibilità sarà indispensabile. Abbiamo bisogno di concreti abbattimenti del costo del lavoro".

 

Il settore della ristorazione naviga a vista in attesa che l'emergenza sia alle spalle. "I costi fissi rimangono e più passa il tempo e più le nostre aziende rischiano. Abbiamo anche le perdite per il deperimento dei prodotti o delle materie prime che erano presenti all'interno delle nostre attività, mentre i fornitori chiedono di essere pagati. Le limitazioni - conclude Fontanari - significano ulteriori costi e stretta nei ricavi.  Quando riapriremo vogliamo farci garanti che i nostri locali siano sicuri, quindi dovremmo provvedere alla sanificazione e altre misure, impensabile riuscire ad accollarci tutti i costi".

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