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Coronavirus, l’economia in crisi: nella ristorazione calo fino al 60%, negli hotel le disdette superano il 50%. Cinema vuoti: presenze ridotte dell'80%

Il coronavirus spaventa l’economia trentina, il grido d’allarme degli imprenditori: “Aiutateci a rimanere aperti, riprendiamoci le nostre abitudini, torniamo nei negozi, nei mercati e nei pubblici esercizi, se chiudiamo noi crolla tutto il sistema”

Di Tiziano Grottolo - 04 marzo 2020 - 12:59

TRENTO. “Siamo imprenditori e quindi siamo sempre ottimisti” così Aldi Cekrezi, direttore di Confesercenti del Trentino, prova a stemperare le preoccupazioni per l’emergenza coronavirus. I dati però per quanto riguarda l’economia italiana e trentina, non sono buoni: per la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise “l’emergenza sanitaria costa al paese 3,9 miliardi” a rischio ci sarebbero almeno 15mila imprese e oltre 60mila posti di lavoro.

 

In Trentino le cose non vanno meglio, la situazione è costantemente monitorata dalle associazioni di categoria, i settori più colpiti sono quelli del turismo e della ristorazione, ma non sono gli unici. Per avere dei numeri certi è ancora presto ma a breve si potrà essere più precisi: “Al momento il settore della ristorazione lamenta un calo del fatturato compreso fra il 30 e il 60%”. Sono tantissime le persone che hanno disdetto prenotazioni per eventi, cene e quant’altro, considerando poi che questo periodo ricade all’interno di una delle sessioni di laurea il danno si amplifica ulteriormente e rischia di mettere in ginocchio il settore.

 

“Ci sono poi le ricadute che colpiscono a cascata i settori collegati – continua Cekrezi – stiamo registrando una contrazione anche per le attività che sono legate al settore turistico e della ristorazione”. Ad esempio il lavoro è in calo anche per chi si occupa di elaborare le buste paga o per chi si occupa della gestione dei siti web e dei social network. Se poi saltano i grandi eventi saltano anche le pubblicità e così via in una spirale che porta inevitabilmente verso la recessione.

 

“Tra cantieri sospesi e scadenze difficili da rispettare – spiega la Confederazione dell'artigianato e della piccola e media impresa regionale – anche il settore edile è entrato nel tunnel del coronavirus”. Cola a picco anche la filiera del cinema e dell’audiovisivo che denuncia un calo dell’80% delle presenze nelle sale cinematografiche. “In questi giorni – informa Cna Cinema e Audiovisivo – prevale un forte allarmismo che si sta traducendo in un drastico calo delle presenze nelle sale cinematografiche, che sono insieme ai Festival la parte della filiera più esposta al cambiamento di abitudini dei consumatori”.

 

Le cose non vanno meglio nel settore alberghiero dove le disdette superano il 50%: “Rappresentiamo alberghi, rifugi e bed and breakfast – afferma Gianni Battaiola, dell’Associazione albergatori ed imprese turistiche della Provincia di Trento – domani avremmo dati più puntuali ma la situazione è preoccupante. Da parte nostra – prosegue – stiamo proseguendo con una compagna comunicazione per spiegare qual è la reale situazione dell’offerta turistica”. Gli albergatori sono consci delle difficoltà di convincere i turisti a venire in Trentino nonostante i continui annunci allarmistici sui rischi del contagio da coronavirus (che comunque seppur remoto esiste). “Chi deciderà di venire a passare le vacanze sul territorio troverà un’offerta turistica all’altezza, di fronte al 50% di disdette vorrà dire che gli albergatori saranno il 50% più accoglienti”, dice Battiola.

 

Nel mirino di Asat ci sono anche le misure adottate dai governi degli altri paesi che impongono la chiusura delle frontiere, oppure obbligano chi rientra a casa a sottostare ad un periodo di quarantena di 15 giorni, fino ad arrivare a quelle assicurazioni che si rifiutano di coprire l’assistenza sanitaria per chi viaggia in Italia. Secondo Battaiola però è importante fare una precisazione: “È importante tenere ben distinti quelli che sono i problemi che le aziende devono affrontare dal punto di vista economico per via del calo delle prenotazioni da quella che è l’offerta turistica, che in alcun modo subirà delle ripercussioni negative. Su questo punto voglio essere chiaro – chiosa il presidente di Asat – ai turisti che verranno troveranno un’attenzione superiore”.

 

A quanto sembrerebbe le uniche buone notizie arrivano dal solo comparto degli alimentari, in questi giorni affollati di persone che, fuori da ogni logica di buon senso, hanno iniziato a fare scorte soprattutto di pasta e prodotti a lunga scadenza. Questi comportamenti però scoperchiano un vero e proprio vaso di pandora, le pur legittime preoccupazioni per la salute delle persone devono fare i conti con la situazione economica del paese: se prima dell’emergenza coronavirus si stavano mostrando i primi timidi segni di ripresa sono bastate un paio di settimane per cancellare i progressi fatti fino ad ora. Queste preoccupazioni si riflettono anche negli imprenditori che temono di veder compromesso l’inizio di stagione, per Pasqua e inizio estate le prenotazioni sono state quasi azzerate, così da sondaggio condotto dal Cna su scala nazionale emerge che quasi tre imprese su quattro (il 72,4% fra quelle intervistate) accusano ricadute negative dall’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, con l’85% prevede un peggioramento dei risultati economici per il 2020.

 

Il 72,4% delle imprese interpellate sta registrando effetti diretti sulla propria attività in primo luogo come conseguenza della flessione della domanda, ma anche per difficoltà nei rapporti con i fornitori e problemi logistici. Le maggiori criticità riguardano il Trasporto persone con il 98,9% che registra una drammatica contrazione della domanda. A seguire il Turismo con l’89,9%, poi Moda (79,9%), Agroalimentare (77,7%). Percentuali superiori al 60% anche nei Trasporti merci, Servizi alle imprese e Manifattura meccanica. Nelle costruzioni solo un’impresa su due lamenta ricadute negative.

 

“Le micro e piccole imprese – rileva Claudio Corrarati, presidente di CNA Trentino Alto Adige – appaiono particolarmente esposte anche perché la loro capacità di resistere alla brusca contrazione della domanda potrebbe esaurirsi nel giro di poco tempo se, in attesa di una normalizzazione della situazione, non venissero attivate misure energiche di sostegno alle attività economiche che chiediamo di istituire anche alle Province di Bolzano e Trento”.

 

La sintesi della crisi che si prospetta potrebbe essere tutta qui: un paese paralizzato dalla paura del contagio che rischia di essere travolto da una nuova crisi economica.  Se però dal coronavirus ci sono buone probabilità di guarigione, una nuova fase di recessione darebbe il colpo di grazia al “malato Italia”. Se la fase di emergenza dovesse prolungarsi, riporta lo stesso sondaggio del Cna, il 67,9% delle imprese ritiene probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali. A questo punto però gli ammortizzatori sociali potrebbero non bastare.

 

Da parte loro gli imprenditori trentini vogliono comunicare ottimismo: “Siamo aperti, invitiamo i cittadini a non rinchiudersi in casa e ad uscire”​. In questo senso Confesercenti ha lanciato la campagna “Io Vivo La Città Io Vivo Il Commercio”, con un appello rivolto direttamente ai consumatori: “Riprendiamoci le nostre abitudini, torniamo nei negozi, nei mercati e nei pubblici esercizi”. Questo perché più del coronavirus a far paura dovrebbe essere lo spettro di una nuova crisi economica, questa sì in grado di modificare per molto tempo gli stili di vita delle persone.

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