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Coronavirus, per i lavoratori mancano regole chiare su quarantene e isolamenti. I sindacati: ''Da noi proposte ma dalla Pat nessuna riscontro''

I sindacati chiedono regole chiare su come comportarsi per quanto riguarda il mondo del lavoro per gestire quarantene e isolamenti fiduciari. ''Ad oggi manca un vademecum chiaro e univoco, approvato da Azienda Sanitaria e Uopsal, che dica cosa fare. Il tavolo Covid avrebbe dovuto aggiornare i protocolli dei vari settori tra confronti e ascolto ma ad oggi non è stato fatto nulla di tutto questo''

Di L.P. - 24 novembre 2020 - 15:48

TRENTO. Covid, isolamenti e quarantene: è sempre più caos. Le strategie della Provincia tra tamponi molecolari, tamponi antigenici, centri covid che non rispondono, ora la ''regola dei 21 giorni'' e chi più ne ha più ne metta stanno mettendo sempre più in difficoltà i cittadini. Molto, soprattutto in ambito lavorativo, ma abbiamo visto che è così anche in ambito scolastico, è rimesso alla responsabilità dei singoli, a quella dei datori di lavoro, dei dipendenti in caso di contagi familiari, dei genitori se i bambini entrano in contatto con un positivo.

 

La regola tutta trentina dei due bambini positivi per mettere in isolamento una classe (e non uno come altrove) sembra non stia tenendo conto dei bambini positivi ai tamponi antigenici (che, come noto, la Pat non inserisce nemmeno nei conteggi ufficiali) e considerando che ormai sono il vero strumento per trovare i contagiati è chiaro che ci sono classi che restano aperte anche se i positivi sono diversi ma sono stati trovati con i test rapidi. Situazioni simili si stanno verificando anche in ambito lavorativo.

 

Dal momento che il contact tracing è saltato da settimane e nessuno risale la catena del contagio se non gli stessi cittadini, anche i sindacati chiedono regole chiare su come comportarsi per quanto riguarda il mondo del lavoro per gestire quarantene e isolamenti fiduciari. ''Ad oggi manca infatti un vademecum chiaro e univoco, approvato da Azienda Sanitaria e Uopsal, che dica cosa fare - spiegano i rappresentanti di Cgil, Cisl Uil del Trentino nel ricostituito tavolo provinciale Covid 19 -. Il tavolo è stato riavviato, in una versione più snella per aggiornare i protocolli dei vari settori, per realizzare un vademecum chiaro sui comportamenti da adottare e per creare un luogo di confronto stabile in cui portare le criticità e trovare soluzioni condivise. Ad oggi non è stato fatto nulla di tutto questo''.

 

Il tavolo, secondo il solito schema a spot della provincia leghista, è stato annunciato in pompa magna con tanto di comunicato dell'assessora Segnana e dal 6 novembre sarebbe dovuto partire. "Con l’attuale crisi sanitaria, sociale ed economica dovuta al Covid - commentava l'assessora - si ritiene indispensabile sostenere e coadiuvare lavoratori e imprese garantendo informazioni chiare e dettagliate sulla prevenzione dal rischio di contagio negli ambienti di lavoro e procedure definite per quanto riguarda la gestione dei casi positivi, nonché per l’aggiornamento continuo dal punto di vista tecnico, preventivo, sanitario ed epidemiologico".

 

Gli incontri che si sono succeduti in queste settimane sono stati finalizzati, quindi, alla stesura nero su bianco di questo vademecum da portare poi sui luoghi di lavoro, in primis. Ma i sindacati spiegano che tutto però è fermo a livello di bozza. Nessuna decisione è stata presa. “E’ vero che dalla Provincia e dal Dipartimento è partita una campagna informativa su quarantene e isolamenti – proseguono Manuela Faggioni, Milena Sega e Alan Tancredi - ma riguarda l’ambito familiare. E’ totalmente scoperta la questione lavoro''. Una situazione che genera una certa confusione, ma soprattutto interpretazioni non univoche di cui pagano le conseguenze gli stessi lavoratori che magari non si vedono riconosciuta la malattia Covid o che devono fare ricorso a ferie e permessi.

 

“Abbiamo avanzato delle proposte per rendere più chiara e uniforme la gestione di queste situazioni, ma ad oggi non abbiamo avuto alcun riscontro. E la sensazione è che il tavolo Covid sia stato ricostituito per pura formalità, ma non incida nel merito”, fanno notare Faggioni, Sega e Tancredi che sollecitano un’accelerazione in tempi rapidi per gestire la situazione sanitaria con maggiore efficacia. “E’ con regole chiare e trasparenti che si possono ridurre i contagi, dentro e fuori i luoghi di lavoro”, concludono.

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