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Coronavirus, persi oltre 10mila posti di lavoro in 4 mesi. I sindacati: ''La Pat appronti un vero piano per il rilancio degli investimenti pubblici e privati''

Anche Cgil, Cisl e Uil, come Confesercenti chiedono alla Provincia di intervenire sulla cassa integrazione che a luglio e agosto rischia di venire a mancare: ''E' indispensabile muoversi tempestivamente per arginare gli effetti negativi. Questo, purtroppo, resterà un annus horribilis per l’occupazione trentina''

Pubblicato il - 11 giugno 2020 - 20:51

TRENTO. Persi 10.700 posti nei primi quattro mesi dell'anno in Trentino. Lo rivela l'Osservatorio dell'Agenzia del Lavoro che con queste cifre traccia un quadro allarmante del mercato del lavoro locale. E così dopo l'allarme lanciato da Confesercenti che ha spiegato come le assunzioni in aprile hanno registrato un meno 77% mai visto prima che, purtroppo, è aggravato dal meno 38% del mese precedente ora anche Cgil, Cisl e Uil chiedono risposte alla politica prima che la crisi diventi insostenibile. 

 

Tra gennaio ed aprile le cessazioni dei rapporti di lavoro sono state 15.224 in più rispetto alle assunzioni. “C’è molto di cui preoccuparsi – ammettono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. L’effetto dell’emergenza coronavirus è stata devastante e ci sono, purtroppo più di un segnale che ci fanno immaginare che la ripartenza difficilmente riuscirà a recuperare sui livelli dello scorso anno”. In totale si sono registrate 12.500 assunzioni in meno. Il settore dove la riduzione di nuovi rapporti di lavoro è stata più marcata è il terziario con un -35%. Preoccupa non poco anche il secondario, dove le attivazioni si sono ridotte di circa il 30%.

Il recupero appare tutto in salita. Maggio per metà è andato perso e anche a giugno molte realtà hanno deciso di non ripartire o farlo sono parzialmente. La conferma arriva anche dalle richieste di cassa integrazione, che continuano ad arrivare. Solo per il secondario (manifatturiero e costruzioni) sono state avanzate richieste per 4,5 milioni di ore. “E’ chiaro che questa situazione si ripercuote pesantemente anche sul reddito disponibile dei lavoratori e delle loro famiglie”, sottolineano i tre segretari generali che per questa ragione chiedono un intervento coraggioso da parte della Provincia.

 

“Se le risorse stanziate fino a questo momento per gli ammortizzatori sociali si dovessero dimostrare insufficienti la Giunta dovrà prevedere nella prossima manovra di assestamento misure aggiuntive”. Per farlo – è questo il pensiero dei sindacati - non si può però attendere che l’acqua arrivi alla gola e una richiesta simile è arrivata anche da Confesercenti che ha chiesto alla Pat di ''coprire'' almeno il ''buco'' di luglio e agosto di cassa integrazione visto che non dovrebbe essere assicurata dal nazionale in quei due mesi.

 

“E’ necessario predisporre fin da subito delle misure per integrare la cassa integrazione con causale Covid che ormai volge al termine per molte imprese e che non è stata sufficiente. Allo stesso tempo l’Esecutivo deve fare pressione sul Governo nazionale perché estenda l’ammortizzatore sociale oltre le nove settimane ad oggi previste e in continuità. Chiudere il 2020 sugli stessi livelli occupazionali sarà oggettivamente molto difficile, ma è indispensabile muoversi tempestivamente per arginare gli effetti negativi. Questo, purtroppo, resterà un annus horribilis per l’occupazione trentina. Per questo, oltre a rafforzare il sistema degli ammortizzatori sociali, serve che la Provincia, senza indugi, appronti un vero piano per il rilancio degli investimenti pubblici e privati”, concludono i sindacati.

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