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Ristoratori, la perdita di fatturato è del 56%. Le richieste alla Pat: c'è anche il Bonus Gastronomico per riavvicinare i clienti ai locali

Ieri l'associazione di categoria ha incontrato i vertici provinciali presentando loro il quadro della situazione post Covid che si presenta come allarmante. In Italia a rischio chiusura 50.000 imprese e in Trentino la situazione è speculare. Ecco quali sono le proposte per rilanciare il settore

Pubblicato il - 29 luglio 2020 - 11:12

TRENTO. Ad oggi la perdita di fatturato media pare assestarsi attorno al 56%, un calo insostenibile per qualsiasi attività. ''Secondo le stime della Federazione Italiana Pubblici Esercizi - ha spiegato Marco Fontanari presidente dell'associazione Ristoratori del Trentino, l’emergenza Covid 19, ha prodotto per l’intero comparto perdite di fatturato pari a circa 34 miliardi di euro, sull’anno in corso, portando alla probabile chiusura di 50.000 imprese e il rischio di perdita di 350.000 posti di lavoro''. Sono questi alcuni dei dati presentati ieri mattina, da una delegazione dell’Associazione Ristoratori del Trentino al presidente della Giunta provinciale Maurizio Fugatti e agli assessori Roberto Failoni e Achille Spinelli.

 

La delegazione, guidata dal presidente Marco Fontanari e composta dal vicepresidente Francesco Antoniolli, dal presidente onorario Danilo Moresco, da Nicola Molignoni, rappresentante della Val di Non, e dal segretario dell’Associazione Mattia Zeni, ha sottoposto al presidente ed agli assessori una serie di richieste per aiutare le imprese a ripartire. Ad oggi, infatti, la situazione è ancora molto difficile: la perdita di fatturato media per le aziende del settore pare assestarsi attorno al 56%, che rappresenta un calo insostenibile per qualsiasi attività.
 

''L’impatto della pandemia e delle necessarie misure restrittive – ha spiegato Marco Fontanari – è stato devastante per l’intera categoria e continua ad esserlo anche a seguito della riapertura. E lo scenario nazionale rispecchia in pieno quello provinciale: gli incassi si sono ridotti mediamente del 56% e questo per paura sociale, riduzione delle capienze per il distanziamento sociale, mancanza di turnisti, ricorso allo smart working. I costi d’impresa, al contrario, sono rimasti ai valori pre-Covid ed è del tutto evidente che, a parità di costi, non è economicamente sostenibile un’attività con il 56% in meno di fatturato e che sarà necessario, a meno di non volerle condannare alla chiusura l’introduzione di una forma di sostegno sin dai prossimi mesi. Ciò vale ancor di più per quelle attività, come il catering, che di fatto ad oggi sono chiuse o non ancora operative''.

L’Associazione ha quindi presentato una serie di proposte concrete per sostenere il settore che il presidente Fugatti e gli assessori hanno raccolto.

Le richieste dell’Associazione

 

Le aspettative di un’iniezione di liquidità attraverso contributi a fondo perduto sono state in buona parte disattese. Chiediamo che per il settore della ristorazione, a cui è stato imposto il blocco delle attività, ci sia un ulteriore contributo a fondo perduto ben diverso e parametrato su tutti i mesi di effettiva chiusura.

 

Per far fronte al drammatico calo dei consumi, si impone la necessità di proroga degli ammortizzatori sociali, già usufruiti da parte delle imprese del settore.

 

Supportare tempestivamente le imprese che attualmente, stante il divieto di licenziamento, mantengono i livelli occupazionali. Si chiede inoltre che venga previsto un ulteriore intervento a favore di quelle aziende che non hanno prorogato la cassa integrazione ed hanno richiamato in servizio i propri dipendenti, anche a fronte della difficile situazione.

 

Prevedere l'attivazione di un BONUS GASTRONOMICO - RISTO BONUS per favorire il ritorno della clientela all'interno delle attività. Si tratta in buona sostanza di riconoscere, ad ogni nucleo famigliare, un bonus da utilizzare presso le attività di ristorazione. Questo porterebbe liquidità nell'economia reale, aiutando aziende in difficoltà e di conseguenza garantendo posti di lavoro.

 

Prevedere un fondo dedicato alle attività di ristorazione per l’acquisto di prodotti agroalimentari locali nell’ottica di aiuto e salvaguardia dell’intera filiera. Il contributo servirà a valorizzare i prodotti agroalimentari trentini, nonché garantire un'immediata iniezione di liquidità nel sistema.

 

È fondamentale estendere anche alle attività della ristorazione l’esenzione dell’imposta immobiliare semplice (Imis).

 

Introdurre consistenti riduzioni della TARI finanche al 50% delle tariffe complessive applicate dagli Enti preposti, in considerazione del fatto che le tariffe al metro quadro riferite alle attività di ristorazione sono molto elevate e rischiano, nonostante lo slittamento dei termini di pagamento ed alcuni correttivi individuati dalle amministrazioni comunali, di aggravare pesantemente la situazione economica delle nostre imprese.

 

In merito alla misura a sostegno delle imprese #RipresaTrentino è importante portare il rientro delle linee di finanziamento “Plafond Ripresa Trentino” da 4 a 10 anni.

 

In un momento di difficoltà come questo, che vede molti ristoranti già penalizzati dalla prolungata chiusura e dalle prescrizioni adottate nella fase emergenziale il mancato utilizzo del buono pasto nella pausa pranzo rappresenta un ulteriore aggravio e mancato incasso. Si chiede quindi di riorganizzare dove possibile lo smart working per dare una spinta alla ripresa.

 

Chiediamo di far rientrare nel Bando del Turismo per l’ammodernamento delle strutture e servizi anche i ristoranti che potranno così effettuare lavori di ampliamento o ristrutturazioni.

 

Occorre rivedere sgravi fiscali per l’attività di formazione degli operatori e dei loro dipendenti. Per superare l’attuale crisi economica non si può fare a meno di percorsi ad hoc capaci di garantire formazione continua e la continua crescita del settore.

 

Durante il lockdown molte attività si sono convertite per offrire il servizio di consegne a domicilio. Ma per svolgere nel modo corretto questa attività è importante aumentare le competenze tecnologiche dei ristoratori avvalendosi anche di programmi e strumenti digitali innovativi. Promuovere pertanto dei bandi per incrementare le conoscenze digitali e aiutare i ristoratori a cogliere le enormi opportunità di business offerte dal web.

 

Le attività di catering sono tra quelle che hanno più di altre subito e stanno subendo i drammatici riflessi economici di questa situazione causata dall’epidemia. Per l’anno 2020 è prevista una perdita di fatturato dell’80%, dato che potrebbe ulteriormente peggiorare dal momento che le incertezze e le minacce per il futuro rendono impossibile programmare un’attività che non potrà avviarsi prima della primavera del 2021. Il settore in Italia è composto da oltre 2.200 imprenditori ed occupano circa 100.000 addetti di cui 13.500 con contratto a tempo indeterminato ed alimenta un giro di affari annuo pari a circa 2 miliardi e 200 milioni di euro di fatturato ed è parte fondamentale del sistema turistico italiano. È fondamentale sostenere con aiuti concreti e a fondo perduto le 22 imprese trentine di catering per evitare di mettere in serio pericolo la tenuta dei livelli occupazionali, con le immaginabili conseguenze in termini di costo sociale, di perdita delle professionalità faticosamente costruite e di ulteriore raffreddamento dei consumi.

Accanto alle misure di carattere provinciale, l’Associazione si attende altre tipologie di intervento nazionali, soprattutto di carattere fiscale. Per questo motivo è costantemente in contatto con FIPE, la federazione nazionale, che ha attivato un dialogo con il governo Conte per portare avanti le istanze della categoria.

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